Esteri

Siria, non si ferma la violenza: 25 morti. Usa chiudono ambasciata

 DAMASCO. Non si fermano le violenze in Siria. E’ stata condotta una dura azione di repressione da parte dello stato sulla città di Homs causando circa 25 morti.

Delle vittime ben 17 sono civili ed a comunicare l’accaduto è stato il Sohr, osservatorio siriano per i diritti dell’uomo con sede nel Regno Unito che costituisce un’associazione non governativa. Mentre Bashar Assad continua ad accusare le bande terroristiche di essere la principale causa delle violenze, vengono distrutte nuove città: sul suolo di Zabadani, situata nella zona nord-ovest di Damasco, è esplosa una bomba che ha causato 17 feriti e un morto presso Madaya, ad Aleppo un uomo 45enne è stato invece ucciso dalle forze di sicurezza su un bus della zona periferica della città ed infine a Sarghaya un bambino e due civili hanno perso la vita sparati all’interno della loro vettura.

Le reazioni europee non si sono fatte attendere ed in particolare la cancelliera tedesca Angela Merkel ha mostrato la sua indignazione di fronte ai movimenti di Russia e Cina, che hanno opposto il veto durante in consiglio. La Russia, dal canto suo, ha ritenuto “isteriche” le parole della Merkel mentre a Pechino non accettano le accuse di protezionismo fatte da Hillary Clinton. Dura la reazione di Gerard Longuet, ministro della difesa francese: “Certa gente meriterebbe di essere presa a calci nel sedere”.

Tutta l’Unione europea, intanto, chiede apertamente ad Assad di fermare l’azione repressiva, di ritirare l’esercito e di presentare le dimissioni dalla carica tenuta dando così il via ad un governo di transizione. Gli Usa non ci stanno a lasciare i propri cittadini in pericolo, dato che l’ambasciata potrebbe essere oggetto di attacco. Infatti, è stato deciso di chiudere la sede diplomatica a Damasco ed evacuare tutto il personale per motivi di sicurezza. Il governo americano, inoltre, ha avvisato tramite Twitter tutti i propri cittadini presenti in Siria invitandoli “a tornare a casa immediatamente”.

Sul fronte politico, il presidente Barack Obama sostiene che bisogna continuare su questa linea cercando di convincere Assad a ritirare l’esercito ma soprattutto di non far entrare in gioco altre nazioni. Sulla scia degli americani sembrano volersi muovere anche gli altri Stati europei. L’Italia, in particolare, sembra voler fare questo passo, come sottolinea Giulio Terzi, ministro degli Esteri, a margine dell’incontro con Tawakul Karman, yemenita Premio Nobel per la pace nel 2011. La Gran Bretagna ha già fatto il primo passo ritirando il proprio ambasciatore dalla zona.

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