Esteri

Afghanistan, autobomba all’aeroporto: morti e feriti

 KABUL. Ad una settimana dal rogo del Corano nella base Usa di Bagram continuano le violenze in Afghanistan.

Una autobomba è saltata in aria all’ingresso dell’aeroporto di Jalalabad, capoluogo della provincia orientale afghana di Nangahar, provocando almeno nove morti, tra cuiseicivili, due guardie aeroportuali e un soldato.Altre 12 persone sono rimaste ferite, tra i quali tre militari della Forza internazionale di assistenza alla sicurezza (Isaf). L’attentato è stato immediatamente rivendicato dai talebani, che lo hanno messo in relazione con la dissacrazione del Corano nella base di Bagram. Nell’aeroporto di Jalalabad c’è una importante base militare utilizzata dalle forze internazionali nella provincia di Nangahar.

In una base Isaf al confine afghano-pachistano è stato invece sventato in tempo un complotto per avvelenare militari americani,mescolando una sostanza mortalecibo e bevande nella mensa della base.A riferirlo l’agenzia di stampa Pajhwok. Un portavoce dell’ufficio stampa dell’Isaf nell’est del paese ha negato che l’azione, avvenuta vicino al posto di frontiera di Torkham, possa essere stata opera di militanti, ma il portavoce dei talebani Zabihullah Mujahid l’ha invece rivendicata, sostenendo che essa è stata realizzata da un cuoco afghano. Il motivo è sempre legato alla dissacrazione delle copie del Corano nella base di Bagram. Mujahid ha parlato di “almeno cinque morti” fra i militari, ma il sergente Nicholas Conner ha categoricamente smentito l’esistenza di vittime provocate dal veleno.

Nell’ultimo fine settimana almenosei morti e 47 feritidurante le protestein Afghanistan. La situazione più grave si è registrata a Kunduz, nel nord, dove tre manifestanti sono stati uccisi dalle forze di sicurezza mentre davano fuoco a negozi e a edifici. La folla ha stretto d’assedio la sede locale dell’Onu, scontrandosi con i poliziotti schierati a protezione. Ci sono stati anche diversi feriti, ha reso noto la polizia locale. Successivamente un’ala dell’ufficio delle Nazioni Unite è stata data alle fiamme. A Kabul due consiglieri americani sono stati uccisi infatti all’interno della sede del ministero dell’Interno.

Altri tre manifestanti sono morti nella provincia di Logar, a sud di Kabul, dopo che centinaia di persone hanno attaccato la polizia al grido di ‘Morte all’America!’. Centinaia di manifestanti infuriati hanno preso parte poi ad un’altra dimostrazione nella capitale della provincia, Mehterlam, ed hanno tentato di assaltare l’ufficio del governatore, è stato reso noto da fonti locali. La polizia è intervenuta ed ha esploso colpi di arma da fuoco, disperdendo la folla.

Venerdì le proteste avvenute in tutto il Paese avevano provocato 12 morti. Secondo quanto riferito da fonti sul posto, imilitari italiani non sarebbero coinvolti negli incidenti che si sono avuti ad Herat, capoluogo della regione ovest, dove è schierato il contingente italiano,una delle prime che, in base al processo di transizione, è stata riconsegnata agli afghani e la sicurezza spetta alle autorità locali che, allo stato, non hanno chiesto l’intervento dei soldati Nato.

La protestaha varcato anchei confini afghani. Migliaia di manifestanti hanno sfilatoa Peshawar, in Pakistan, scandendo slogan contro gli Stati Uniti. Un fantoccio raffigurante il presidente americano, Barack Obama, è stato dato alle fiamme.In Malaysia, la protesta si è svolta di fronte all’ambasciata Usa nella capitale, Kuala Lumpur. Alcune centinaia di manifestanti sventolavano cartelli con le scritte “Rispettate il Corano” e “Morte agli Usa”. Un corteo con slogan antiamericani si è svolto anchein Bangladesh, dove i manifestanti hanno sfilato nella capitale Dacca.

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