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Concordia, Schettino negativo a test antidroga. Il mistero della “bionda col pc”

 Il relitto della ConcordiaISOLA DEL GIGLIO.E’ risultato negativo ai test antidroga il comandante Francesco Schettino, principale accusato del naufragio della Costa Concordia, attualmente ai domiciliari nella sua abitazione di Meta di Sorrento.

I test, condotti su un prelievo di capelli e sulle urine, escludono che il comandante fosse al timone della nave sotto l’effetto di droghe. Il suo legale Bruno Leporatti dichiara che “non c’era alcun dubbio sull’esito negativo di questi test”.

DE FALCO. Intanto, gli inquirenti hanno interrogato il capitano di Fregata Gregorio De Falco della capitaneria di porto di Livorno, noto per la telefonata in cui ordina a Schettino di risalire a bordo della Concordia, mentre è in corso l’evacuazione. Secondo quanto appreso, i pm di Grosseto hanno chiesto a De Falco chiarimenti e informazioni sui momenti immediatamente successivi al naufragio, ma soprattutto si sarebbero addentrati sulla questione del sistema di rilevamento satellitare Ais. Nel brogliaccio della Capitaneria di porto di Livorno, infatti, il capoturno scrive alle ore 22 “tutto regolare”. L’impatto della nave contro gli scogli era avvenuto 18 minuti prima, alle 21.42. Gli inquirenti stanno verificando il motivo per cui non ci sarebbero state segnalazioni sulla rotta anomala della Costa Concordia, anche se l’altro giorno il capitano di vascello Nerio Busdraghi, del Comando generale delle capitanerie di porto ha detto che l’operatore della Guardia costiera di Livorno quella sera notò qualcosa di anomalo nella rotta della nave e lo segnalò prontamente.

RICERCHE. Sul fronte delle ricerche, dopo il ritrovamento di altri tre corpi (15, al momento, il bilancio delle vittime), i palombari della Marina militare stanno per aprire con una serie di microcariche un grande varco tra il ponte 4 e il ponte 5 del relitto, per ispezionare la zona ristorante e quella di accesso al ponte scialuppe dove potrebbero trovarsi altri dispersi. Resta alta l’attenzione anche per evitare il disastro ambientale con la fuoriuscita di carburante e sostanze tossiche dal relitto. “C’è già una contaminazione, stiamo cercando di impedire che ci sia fuoriuscita di carburante”, ha riferito il ministro dell’Ambiente Corrado Clini.

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IL MISTERIOSO PC CONSEGNATO ALLA “BIONDA”.

E mentre nelle acque dell’Isola del Giglio si è alla disperata ricerca di eventuali superstiti, la magistratura prosegue le indagini per accertare le responsabilità del naufragio. I pm di Grosseto hanno identificato, ma non ancora individuato, la misteriosa donna bionda che pochi istanti prima del fermo di Schettino, prese in consegna la sacca che l’uomo si era portato a terra dalla nave, e contenente un pc portatile. La consegna del computer è avvenuta nell’albergo dell’Isola del Giglio in cui Schettino si era rifugiato. La donna sarebbe un avvocato, anche se non è chiaro se appartenente alla Costa Crociere oppure se un libero professionista i cui rapporti con le parti in causa sono ancora da appurare. La società ha smentito categoricamente le voci, circolate su alcuni media, secondo le quali la compagnia avrebbe ricevuto il computer. I pm vogliono esaminare il pc anche perché, considerando la fretta con cui è stato passato di mano ipotizzano che possa contenere dati importanti.

L’INTERROGATORIO AGLI UFFICIALI DI BORDO. Dall’interrogatorio agli ufficiali che, insieme a Schettino, quella sera erano ai comandi della nave emerge che la Concordia andò dritta contro lo scoglio a 15 nodi di velocità. Alberto Fiorito, motorista di guardia, contraddice la versione di Schettino su un presunto “indietro tutta” che avrebbe evitato il disastro maggiore. “Andavamo a una velocità di 16 nodi. Verso le 21 sono stato chiamato dalla plancia da Ciro Ambrosio il quale mi informava che avrebbero ridotto la velocità per fare l’inchino all’isola del Giglio. Verso le 12,30 fatta la riduzione a 15 nodi, ho avvertito una sbandata a dritta, poi tutta a sinistra, poi ancora tutta a dritta. In un istante ho sentito la botta sotto al centrale. Tutto tremava. Ho capito che avevamo preso qualcosa. Ho chiamato giù in macchina per evacuare. Tutti gli allarmi suonavano”, racconta Fiorito ai pm, che su Schettino si limita a dichiarare: “Non so cosa abbia fatto il comandante. Ho sentito dire che si è buttato in acqua, presumo prima che tutti i passeggeri venissero evacuati”.

“L’INCHINO ALL’ISOLA ERA PREVISTO”. Un altro ufficiale, Silvia Coronika, racconta che non solo il comandante, ma grande parte degli ufficiali si misero in salvo molto prima dei passeggeri, ritrovandosi tutti sullo scoglio di fianco alla Concordia. “A cinque miglia dall’isola del Giglio – dice Coronika – è salito in plancia Schettino e ha quasi subito disposto l’inserimento della navigazione manuale, perché bisognava eseguire un’accostata a dritta per cambiare rotta. L’accostata era stata prevista dallo stesso comandante sin da prima della partenza da Civitavecchia, ed era stata annotata sulla carta nautica e registrata sul sistema di navigazione integrato, questo per consentire la cosiddetta navigazione turistica vicino alla costa del Giglio. Il comandante ha detto al cartografo: ‘Vieni qua che dobbiamo tracciare una rotta per passare vicino all’isola a fare un inchino… Ricordo l’hotel director che chiedeva che isola fosse, il maitre chiacchierava. Insomma disturbavano le manovre con un conseguente calo di attenzione. Nessuno di noi ha manifestato al comandante perplessità sul pericolo di avvicinarsi troppo con una nave del genere”. Poi l’impatto con lo scoglio e il naufragio. “Dopo circa venti minuti – racconta Coronika – è stata data l’allerta generale e dopo altri venti l’ordine di abbandono della nave. A quel punto tutti abbiamo lasciato il ponte di comando, compreso il comandante”, che “ho perso di vista in quei momenti” e che “ho rivisto solo più tardi negli uffici della Capitaneria di porto”. “A un certo punto – continua l’ufficiale nella deposizione – anche io con circa venti o trenta persone mi sono lanciata in mare. A nuoto ho raggiunto lo scoglio più vicino, e lì, tra le altre persone, c’erano il primo ufficiale e il comandante in seconda. Quando, poi, sono salita in alto, sempre sullo scoglio, ho visto il secondo ufficiale di coperta e un allievo, che erano asciutti e mi riferivano di aver guadagnato terra con una scialuppa”.

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