Campania

Estorsioni, maxi retata contro il clan dei Casalesi

 Nicola SchiavoneCASERTA.I carabinieri del nucleo investigativo di Caserta, nel corso di un’attività d’indagine coordinata dalla Dda di Napoli, hanno esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di 29 affiliati al clan dei casalesi,…

… ritenuti responsabili, a vario titolo, di associazione per delinquere di tipo mafioso, di una lunghissima serie di estorsioni in danno di imprenditori e operatori commerciali nonché di aver agevolato le attività del clan fornendo appoggio logistico a latitanti e in occasione di riunioni operative.

I provvedimenti restrittivi sono il risultato di un’indagine condotta sulla famiglia Schiavone nel periodo immediatamente successivo all’arresto di Giuseppe Setola e di altri elementi di spicco del clan, con la finalità di indebolirne la capacità operativa nel settore estorsivo, nel quale il gruppo criminale ha confermato assoluta vitalità, non solo con la finalità di incrementare le “casse” del clan, ma anche e soprattutto per riaffermare il controllo su quei territori rimasti scoperti a seguito delle numerose operazioni che avevano praticamente decimato il gruppo stragista facente capo a Setola.

Coinvolto anche un ex politico locale, Franco Cecere, ex consigliere comunale a Santa Maria Capua Vetere,che avrebbe segnalato agli affiliati i cantieri da estorcere. Cecere fu già coinvolto lo scorso anno in un’inchiesta su usura e tentata estorsione condotta dalla procura sammaritana.

L’INCHIESTA. L’attività investigativa ha permesso di registrare in tempo reale e successivamente di ricostruire le dinamiche criminali che si andavano sviluppando in un momento storico caratterizzato, da un lato, da una sempre più incisiva azione di contrasto da parte delle forze dell’ordine; dall’altro, dal tentativo di egemonizzare l’intero territorio da parte della famiglia Schiavone (al cui vertice, in quel periodo, anni 2009-2010, si collocava Nicola Schiavone (nella foto in alto), figlio di Francesco “Sandokan” (coadiuvato dai suoi luogo tenenti Sigismondo Di Puorto, Roberto Vargas, Carmine Morelli, Francesco Barbato, Gaetano Di Biase), che all’epoca risultava essere la massima espressione del clan per potenzialità militari, strategiche ed economiche, adottando anche strategie particolarmente cruente al proprio interno con l’epurazione di affiliati ritenuti non più affidabili, come nel caso del triplice omicidio Papa-Buonanno-Minutolo nel maggio 2009.

Le indagini sono state supportate dalle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia Roberto Vargas, Raffaele Piccolo, Salvatore Laiso, Antonio Barracano, Rosa Amato, Salvatore Fasano, Ciro Ruffo, Luigi Tartarone, che hanno chiarito alcuni aspetti fondamentali delle vicende delittuose già emerse in fase investigativa, avvalorandone ulteriormente le logiche e specificando i ruoli dei singoli affiliati. Gli investigatori segnalano, in particolare, il ruolo predominante di Carmine Morelli, detto “Carminuccio ‘o zingaro”, nell’area di Santa Maria Capua Vetere, storicamente assegnata ad affiliati apicali come Vincenzo Conte, detto “Nas ‘e cane”, e, sino al suo arresto, a Roberto Vargas. Di rilievo, secondo gli investigatori, anche il ruolo di Francesco Cecere, già sottoposto ai domiciliari per reati di usura, che, in qualità di consigliere comunale a Santa Maria Capua Vetere, avrebbe contribuito alla realizzazione degli scopi del sodalizio criminale, con riguardo all’esecuzione delle attività estorsive a danno di imprenditori e commercianti operanti sul territorio, indicando agli associati i titoli ad edificare, rilasciati o in via di rilascio dal Comune, ed i cantieri che venivano aperti in città, in modo da assicurare al clan l’immediata conoscenza delle attività da sottoporre ad estorsione. Cecere si sarebbe prestato anche all’intermediazione tra clan e vittime delle richieste estorsive. Altra figura di rilievo, sottolineano gli inquirenti, è quella di Alfonso Amodio, imprenditore, accusato di concorso esterno in associazione mafiosa, poiché, in qualità di gestore di una ditta di videogiochi, avrebbe fornito al clan uno stabile apporto, imponendo l’installazione nei locali commerciali di apparecchio di proprietà della sua ditta, versando nelle classe dell’organizzazione criminale parte dei proventi del gioco.

GLI ARRESTATI. Alfonso Amodio, 37 anni, di Santa Maria Cv; Gerardo Antonucci, 42, di Santa Maria Cv; Antonio Barbato, 27, di San Cipriano; Francesco Barbato, 32, di San Cipriano; Antonio Battista, 32, di Frignano; Giovanni Cassandra, 42, di Santa Maria Cv; Francesco Cecere, 55, di Santa Maria Cv; Mario Coscione, 31, di Aversa; Tommaso D’Angelo, 38, di Santa Maria Cv; Antonio De Cristofaro, 30, di Aversa; Nicola Della Corte, 41, di Villa di Briano; Elio Diana, 52, di Casal di Principe; Vincenzo Fioretti, 39, di Aversa; Mattia Funiciello, 31, di Santa Maria Cv; Roberto Gagliardi, 36, di Santa Maria Cv; Antonio Grego, 51, di Frignano; Michele Grego, 24, di Frignano; Rosanna Martucci, 46, di San Prisco; Antonio Monaco, 45, di Santa Maria Cv; Carmine Morelli, 33, di Frignano; Domenico Ruggiero, 48, di Capua; Marta Sabatino, 38, di Aversa; Luigi Terruotto, 27, di Aversa; Mario Tiglio, 55, di Santa Maria Cv; Giuseppe Viggiano, 32, di Capua; Maurizio Zammariello, 23, di San Marcellino; Vincenza Fontana, 28, di Aversa; Salvatore Coscione, 48, di San Cipriano; Vincenzo Coscione, 28, di Casapesenna.

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