Trentola Ducenta

Pdl, esplode la protesta: sei consiglieri lasciano con Griffo

Saverio MissoAntonio NebianteTRENTOLA DUCENTA. A Trentola Ducenta, esplode la protesta nei confronti dei vertici provinciali del Pdl, protesta avviata dal sindaco Griffo e approvata e seguita dai consiglieri comunali di maggioranza.

Misso, Nebiante, Grassia, Ramaschiello, Marino e Coppola, condividendo la scelta del primo cittadino, hanno deciso, dunque, di seguire le sue orme e di lasciare anch’essi il Pdl. La quasi totalità dei consiglieri di maggioranza, quindi, affianca il primo cittadino nella sua azione di protesta mentre la rimanente parte della maggioranza formata da consiglieri appartenenti a Forza del Sud e Noi Sud, esprime piena solidarietà a Griffo.

La corale protesta dei consiglieri comunali riguarda la gestione del partito ed, in particolare, le critiche interessano la facilità con cui si lascia entrare ed uscire dal partito i soliti personaggi che al momento del rientro chiedono prebende ed incarichi. Ma questa non è la sola lamentela: l’incuranza e l’indifferenza con cui viene trattata l’amministrazione comunale è un altro motivo di malcontento e di insoddisfazione.

“Non è possibile – affermano in coro i consiglieri comunali – che un’amministrazione comunale venga abbandonata a se stessa, ignorando le difficoltà in cui è costretta a portare avanti l’ azione di governo cittadino. Nessuno si è degnato di offrire un supporto, anzi, in alcuni casi, l’azione portata avanti da esponenti istituzionali del partito è stata semplicemente ridicola, inefficiente ed inefficace, priva di qualsiasi contributo positivo per l’amministrazione comunale. È assurdo – aggiunge Griffo – che nessun responsabile di partito abbia avuto la compiacenza, dopo la schiacciante vittoria elettorale del maggio scorso, non dico di complimentarsi ma almeno di portare un semplice saluto ai consiglieri comunali”.

Il sindaco ribadisce dunque la ferma decisione di uscire dal partito anche perché “stufo di assistere ai soliti balletti all’interno del Pdl, tra l’altro posti in essere da persone nominate e non certo elette, che favoriscono la fuoriuscita ed il reingresso di personaggi che secondo la propria convenienza entrano ed escono come da una porta girevole di albergo, aumentando la confusione interna e consentendo un uso personale e personalistico del partito”.

Non mancano i corteggiatori ai consiglieri che hanno messo in atto la protesta: ci sarebbe chi preme per un ingresso in massa nell’Udc e chi a questo preferirebbe il partito del presidente della Camera dei Deputati, il Fli. Non manca chi addirittura vorrebbe rivolgere la sua attenzione verso “l’altra sponda”, quella del centrosinistra.

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