Santa Maria C. V. - San Tammaro

Spazi dimenticati nel cuore di Santa Maria: i “Giardinetti”

 SANTA MARIA CV. C’era una volta un giardino pubblico, incastonato tra quattro palazzi, dove i ragazzi avevano spazio per giocare sorvegliatati dagli occhi severi delle proprie madri.

C’era una volta un giardino ricco di alberi, con un grande salice con la sua chioma a far ombra d’estate e tremare al vento d’inverno, con prati ben curati e panchine dove gli innamorati si scambiavano i primi baci. Una bella fontana troneggiava al centro dello spiazzale, con l’acqua che zampillava fresca e pulita. Quest’immagine bucolica, non è un sogno ma lo sembrerebbe a guardare ciò che è rimasto dei cosiddetti “giardinetti”, il piccolo polmone verde che pompava ossigeno tra i palazzi di via Perla e via Pierantoni.

Nel corso del tempo, tuttavia, al gigantismo urbano ha fatto da contraltare l’incuria per spazi come questo. In poco tempo le panchine furono tolte, i prati non piu’ curati, la sporcizia aumentò e con essa il degrado civile. Di volta in volta, i vari candidati alle amministrative promisero il rifacimento dello spazio pubblico, lavori di recupero della fontana divenuta discarica, la collocazione di altalene e giochi per i piu’ piccini. Puntualmente queste promesse furono disattese. I giardinetti da meta di alcuni teppisti che utilizzavano i prati come piste di motocross, divennero un centro di spaccio a cielo aperto. Laddove c’erano le coppiette, apparvero i pusher, il via vai non fu più quello di bambini ma di frettolosi clienti, le finestre delle case furono serrate anche di giorno: l’omertà anche qui è evidente. Ma non per tutti. A seguito di una serie di denunce fatte dai cittadini, e grazie all’attività investigativa delle forze dell’ordine locali ,si diede vita ad una retata che mise agli arresti gran parte degli spacciatori di quella zona. Da allora, questi giardini pubblici sono diventati zona di nessuno. Oltre alla manutenzione ordinaria dei prati non ci sono stati più interventi.

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La fontana ormai è un rudere simbolo dell’incuria cittadina, le poche piante rimaste sono state piantate dai condomini dei palazzi adiacenti. La maggior parte dei lampioni sono rotti o emettono una flebile luce; se non vi fosse un faro centrale, il luogo sembrerebbe spettrale. Gli unici avventori sono gruppi di extracomunitari che dopo aver alzato il gomito lasciano solo bottiglie rotte ed i resti di liti improvvisate. La nuova amministrazione ha fatto del decoro e dell’attenzione ai luoghi pubblici uno dei suoi cavalli di battaglia in sede elettorale.

Decoro, letteralmente:“la risultante di tutti gli elementi che conferiscono all’aspetto o al comportamento, l’impronta atta a garantire il rispetto altrui”. Questa è la nuova priorità per i sammaritani. Alcuni stanziamenti incredibilmente repentini, come il recupero della fontana di San Pietro, restaurata in versione extra-lusso, così come l’abbellimento della Villa Comunale, che dai giardinetti dista una strada, sembravano essere un segnale di cambiamento in tal senso. Lo stesso presidente del Consiglio Comunale, Dario Mattucci, ci ha annunciato lo stanziamento di ingenti risorse per il rifacimento del manto stradale e, mentre si cercano fondi per foraggiare il turismo, è lecito chiedersi che ne sarà di questi piccoli spazi. Piccoli solo per dimensione, non certo per importanza.

Attorno a spazi come questo, c’è stata la crescita commerciale e demografica della città nel secondo dopoguerra, anche se oggi gli esercenti pagano il fatto di essere chiusi agli occhi dei passanti e forse non essere grandi portatori di voto. Insomma, sono luoghi indecorosi ma nascosti. Quindi, che rispetto è garantito a coloro che vivono in questo quartiere? Il decoro è un modello di comportamento o un promo elettorale? Ma, soprattutto, quanto valgono i piccoli luoghi della memoria collettiva sammaritana?

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