Italia

Nuovo voto di fiducia venerdì. Il premier parlerà alla Camera

Silvio BerlusconiROMA. La crisi politica diventa sempre più forte e devastante per il Governo che non riesce ad ottenere la fiducia. Ma il premier Silvio Berlusconi corre ai ripari: giovedì, alle 11, sarà in aula, alla Camera, mentre il voto di fiducia è previsto per venerdì.

A deciderlo è stata la conferenza dei capigruppo di Montecitorio, dopo che il governo è stato sconfitto sul primo articolo del Rendiconto generale di bilancio che mette a rischio la legge di stabilità dei conti pubblici. Il presidente della Camera, Gianfranco Fini, hanno deciso di far parlare Berlusconi giovedì, decisione che non piace alla maggioranza. Tanto che il capogruppo della Lega, Marco Reguzzoni accusa Fini di essere “di parte non consentendo al governo di riferire in data odierna”. Secondo l’esponente del Carroccio “ha espresso valutazioni politiche in una sede istituzionale sul comportamento del governo, valutazioni che non competono al presidente della Camera”.

In ogni caso il co-fondatore del Pdl ed ex alleato del premier si recherà al Quirinale, su invito dell’opposizione, per spiegare come sia diventato difficile, vista la situazione in cui versa la maggioranza, garantire il normale andamento dei lavori parlamentari. In particolare Fini dovrebbe spiegare al Capo dello Stato le ragioni dell’opposizione secondo cui non è possibile procedere alle comunicazioni del presidente del Consiglio dopo la bocciatura dell’articolo 1 del rendiconto 2010. La giunta del Regolamento di Montecitorio ha ritenuto a maggioranza che, dopo la bocciatura di ieri, la Camera non può procedere con l’esame del rendiconto di bilancio dello Stato. L’articolo 1, è stato infatti stabilito, preclude i restanti articoli, e quindi l’iter è da considerarsi concluso.

Il vicepresidente della Camera, Antonio Leone: “Decisione aberrante, la bocciatura dell’articolo 1 non preclude la possibilità di proseguire”. D’altronde il premier aveva già comunicato la sua intenzione di procedere e richiedere la fiducia. La decisione è stata presa dopo un vertice di quattro ore a Palazzo Grazioli. Berlusconi ha chiesto la fiducia: “Far cadere il governo nel mezzo di questa crisi economica sarebbe da irresponsabili”, perché la sua idea di fondo è quella di non prestare il fianco alle opposizione e “dimostrare di avere i numeri. Li sbugiarderemo. Completeremo il programma. Ottenuta la fiducia, a quel punto la Costituzione parla chiaro: se hai la maggioranza e hai i voti non ci sono altre strade, il governo va avanti e tutti se ne dovranno fare una ragione”. Si presenterà giovedì in Parlamento per un discorso programmatico di pochi punti sul rilancio dell’attività di governo. Intanto i lavori in Senato sul Documento di economia e finanza vanno avanti con le proteste dell’opposizione.

Una battuta d’arresto del governo che arriva per un solo voto contrario, voto che ha obbligato la sospensione della seduta. Anche se in maggioranza hanno cercato di minimizzare l’evento definendolo “Incidente tecnico” che ha solo due precedenti. Ed entrambi portarono il presidente del consiglio in carica a rassegnare le dimissioni al capo dello Stato: il primo risale al 1988 quando il governo Goria venne battuto per l’ennesima volta su un emendamento al Bilancio, l’altro riguarda Giulio Andreotti. Ma il governo è compatto: nessun passo indietro. Il Pd inoltre continua con la sua linea di condotta. Il Partito democratico diserterà infatti le commissioni della Camera e chiederà la sospensione dei lavori. L’ordine, a quanto si è appreso, è partito dal capogruppo a Montecitorio, Dario Franceschini.

Più in generale le opposizioni, dall’Udc al Pd a Idv, stanno valutando se dare un segnale politico e istituzionale, disertando l’aula durante le comunicazioni del premier sulla fiducia e non partecipando al voto. Intanto l’iter del rendiconto generale dello Stato è da considerarsi concluso. È questa la decisione presa dalla Giunta per il regolamento della Camera, che a maggioranza, ma senza votare, ha stabilito che l’assemblea di Montecitorio “non può andare avanti con l’esame del ddl perchè la bocciatura dell’articolo 1 preclude i restanti articoli”. Decisione contestata dal capogruppo del Pdl, Fabrizio Cicchitto che ha anche spiegato che è allo studio un percorso tecnico: “Sono in contatto il Quirinale e il governo, ma noi contestiamo all’opposizione il sillogismo per cui la bocciatura di questo documento equivale a una sfiducia nei confronti del governo”.

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