Italia

Camera, il governo ottiene la fiducia. Berlusconi: “Fallito ennesimo agguato”

 Bossi-BerlusconiROMA.Dopoessere stato battuto alla Camera sul rendiconto dello Stato, il governo guidato da Silvio Berlusconi ottiene la fiducia dall’aula di Montecitorio con 316 voti a favore e 301 contrari. In totale hanno votato 617 deputati.

L’opposizione non ha partecipato alla prima “chiama”, tentando di non far raggiungere il numero legale per la votazione. Tentativo fatto saltare però dai cinque deputati radicali e da due dell’Svp, che entrano comunque in aula e votano (315 sì e 7 no i risultati della prima chiama). Tanto che al secondo “appello”, al resto dell’opposizione non è restato che prendere parte al voto.

L’IRA DELLA BINDI: “GLI STRONZI SONO STRONZI”. Feroce la reazione della presidente del PdRosy Bindi. “Ora che hanno votato i radicali entrate, non restate qui. Fate presto” le dice un sorridente Maurizio Lupi (Pdl), vicepresidente della Camera. La Bindi allarga sconsolata le braccia e poi, quando Lupi con una battuta le fa presente che “i voti sono voti”, replica ironica: “No, gli stronzi sono stronzi”.

CONTESTATI I RADICALI. I deputati del Pd Giovanna Melandri, Rosa villecco Calipari e Rolando Nannicini stanno contestando i deputati radicali che hanno risposto alla prima chiama sulla fiducia al governo. “Erano a 309 quando siete entrati voi”, li ha apostrofati Nannicini. “Abbiamo votato contro”, gli ha replicato la Farina Coscioni.

“AGGUATO FALLITO”. Secondo le previsioni – sia della maggioranza che dell’opposizione – il governo avrebbe dovuto ottenere la maggioranza. Il problema era anche la sua consistenza, ovvero raggiungere la maggioranza assoluta di 316 deputati che garantisse una maggior forza per governare. “Fiducia dopo aver sventato la figuraccia dell’opposizione che ha sbagliato i suoi calcoli mettendo in atto i vecchi trucchi del più bieco parlamentarismo e offrendo un’immagine su cui gli italiani rifletteranno. E’ fallito l’ennesimo agguato”, ha commentatoBerlusconi ancora prima che finisse la seconda chiama.

“MAGGIORANZA DI 318”. “La maggioranza è di 318, ma poichè oggi due deputati non sono potuti venire a votare la fiducia, la maggioranza sarà di 316″, ha spiegato il premier, che ha sottolineato:”Due deputati sono impediti a venire, quindi siamo 316 dai 318 che eravamo”. Il capo del governo ha ringraziato anche il ministro dell’Economia Giulio Tremonti: “Le misure sullo sviluppo saranno a costo zero, come chiede il ministro dell’Economia? “Tremonti è giustamente preoccupato di far quadrare il bilancio dello Stato ma grazie alla sua politica abbiamo i conti in ordine” ha detto Berlusconi.

BANKITALIA, BERLUSCONI DA NAPOLITANO. Nel pomeriggio Berlusconi si recherà al Quirinale per un appuntamento già previsto e uno dei temi sarà la scelta del nuovo governatore di Bankitalia, di cui dovrebbe farà il nome al capo dello Stato.

SCAJOLIANI. Non sono bastate a far cadere il governo le assenze dei cosiddetti “scajoliani” Fabio Gava e Giuliana Destro. L’ex ministro invece ha votato sì. In precedenza aveva rassicurato: “Oggi ci sarà la fiducia”. Pur precisando: “Se non si cambia, i nomi dei deputati che non voteranno la fiducia si moltiplicheranno e si andrà a sbattere”. “«Io non andrò (in aula, ndr) – aveva invece spiegato Gava – perché non credo sia giusto votare la sfiducia essendo stato eletto nella lista del Pdl e per l’affetto sincero che provo per Berlusconi. Ma nel suo interesse reputo necessario un momento di decantazione per un allargamento della maggioranza”.

RESPONSABILI. In occasione della sconfitta sul rendiconto dello Stato, erano mancati all’appello alcuni voti degli ex Responsabili. Nel corso delle dichiarazioni di voto Silvano Moffa, capogruppo di “Popolo e Territorio”, aveva assicurato a Berlusconi: “Saremo qui a sostenerla”. Eppure, proprio nella sue file, c’è stata una defezione. Quella di Luciano Sardelli, che non ha preso parte al voto. “Non parteciperò – aveva anticipato il deputato – ho suggerito al premier Berlusconi di andare al Colle inaugurando così una nuova fase”». Sardelli ha raccontato anche di essere stato chiamato da Berlusconi e di aver detto allo stesso premier di andare al Quirinale, perché “non ha i numeri”. Non ha votato anche un altro esponente di Popolo e Territorio, Michele Pisacane.

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