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Napoli, Mazzarri: “Nessun turnover, faccio scelte”

Walter Mazzarri “Non c’è motivo per fare il turnover. Faccio scelte, ma non turnover”. Walter Mazzarri non ha intenzione di rivoluzionare il suo Napoli nella sfida casalinga in programma domani contro il Parma.

Mercoledì gli azzurri ricevono il Bayern Monaco in una gara fondamentale per la prima fase di Champions League. “Non c’è bisogno di fare turnover. Il rendimento dei giocatori, semmai, peggiora dopo la terza partita consecutiva”, dice il tecnico dei partenopei. “Le decisioni saranno ovviamente condizionate dalle valutazioni. E lo stesso avverrà dopo la partita con il Bayern”, dice prima di soffermarsi in particolare sulle situazioni di Edinson Cavani e Marek Hamsik.

“Cavani sta bene. Era stanco per il lungo viaggio, ma è carico. Anche Hamsik e’ pronto dopo l’impegno con la sua Nazionale”, dice. Il campionato riparte dopo il break per gli impegni delle Nazionali. “Qui, o si gioca ogni due giorni o si sta fermi per due settimane. Per me, l’ideale sarebbe giocare una partita a settimana. E’ un “problemino” gestire una rosa in queste situazioni: i giocatori rientrano dopo un viaggio, si allenano un giorno e giocano”, spiega il tecnico.

Il Napoli si rimette in moto dopo la vittoria ottenuta due settimane fa sul campo dell’Inter. “Cerchiamo di ripartire da lì, anche se sono passati 15 giorni. A Milano, anche se abbiamo vinto 3-0, abbiamo commesso qualche errore. E negli ultimi due giorni abbiamo lavorato per correggere quello che non ha funzionato”, dice il tecnico.

Negli ultimi giorni, hanno fatto discutere le dichiarazioni di alcuni top player che sembrano stanchi mentalmente: è il caso di milanisti Zlatan Ibrahimovic e Antonio Cassano. “So cosa prova un professionista che vuole stare tanti anni al top. I soldi non compensano tutto, un giocatore può essere stressato perché sente le responsabilità. Solo chi è ad altissimi livelli può rendersi conto di quale sia la situazione”, dice Mazzarri. “Adesso, ad esempio, c’è un ciclo di 7 partite di altissimo livello tra campionato e Champions League. Si gioca davanti a 50-60mila persone, si sente la pressione. Lo stress professionale c’è, eccome”, osserva il tecnico.

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