Caserta

Dissesto, l’analisi di Petteruti

Nicodemi PetterutiCASERTA. Ennio Doris, presidente della Banca Mediolanum, inizia così un suo recente articolo sul CorSera: “Può fallire una persona, o uno Stato, che ha 100 di debito e 500 di patrimonio? No, non può. Ecco perché il fallimento dell’Italia non è possibile”.

Basterebbe questa riflessione (autorevole, mi sembra), per mettere un punto al bailamme che da settimane, se non mesi, si è scatenato in città, intorno alla questione del dissesto. Le valorizzazioni immobiliari ed il piano di dismissioni approntato dalla mia amministrazione nel 2009, che ha già dato i primi risultati con la vendita di importanti immobili, dopo la faticosa estinzione di pignoramenti immobiliari intervenuti per debiti contratti e non pagati dall’amministrazione Falco (quella cha ha annoverato tra i suoi uomini di spicco Polverino, Ferraro, Del Gaudio e Spirito), disegnano un profilo patrimoniale del Comune di Caserta, cui ben si attaglierebbero le considerazioni di Doris; senza contare le altre operazioni di risanamento avviate dall’assessorato competente (allora retto da competente persona), destinate a riportare in qualche anno il Comune all’equilibrio, vulnerato dall’amministrazione Falco.

Di tali orientamenti sembra abbiano dato conferma in recenti note anche i revisori dei conti, compulsati ad hoc, che ben si sono guardati dal prospettare l’ineluttabilità della dichiarazione di dissesto. La questione del dissesto, dunque, già dichiarata di natura puramente tecnica, è stata spostata al piano della politica, quella con la “p” superminuscola, che attualmente vede Caserta al centro di uno scontro di bande, guidate da interessi che partono dalle situazioni nazionali, passano per quelle regionali, sfiorano le provinciali e approdano a quelle personali, passando sulle teste di sbigottiti amministratori locali, piegati come canne al vento nella direzione del soffio momentaneamente più forte.

Incapaci di decisioni proprie e costretti ad attendere l’ordine del giorno nelle anticamere delle segreterie che contano, si (di)battono con effeminata mollezza in problemi per affrontare i quali occorrono capacità, determinazione virile, serenità di giudizio, affidabilità.

Come spiegare, altrimenti, i tentennamenti, le dichiarazioni possibiliste e impossibiliste, le paure di Spirito, gli anatemi di Del Gaudio che da tanto, troppo tempo, affliggono i casertani, con ritmi e piroette mutuate pari pari dall’imbelle governo nazionale, l’imitazione del quale rischia di portare al deliquio la nostra città prima che Berlusconi compia il suo capolavoro portandovi l’Italia? Qui, però, non c’è dietro né Trichet né l’Europa. Caserta può andare in malora senza che alcuno se ne infischi e peggio per i casertani, che saranno costretti, di questo passo, a subire onta e danno, cornuti e mazziati, per l’incapacità di coloro che hanno prescelto con soverchiante suffragio.

Si piange da mane a sera su pignoramenti, debiti ecc. Ma di cosa si pensa che ci siamo occupati per cinque lunghi e duri anni? Cinque anni in cui si è dovuto fronteggiare (un manipolo di coraggiosi votati al sacrificio), l’offensiva delle tante, troppe questioni aperte e lasciate marcire da Falco (debiti non pagati, esposizioni bancarie, pretese di pagamenti andate a buon fine per negligenze, puntualmente denunziate da noi in Procura, pignoramenti ecc.), senza aver neppure il conforto di una schiacciante e obbediente maggioranza come quella attuale. Anzi, governando sotto il tiro incrociato di componenti astiose e virulente, sempre pronte a rendere più difficile ciò che era già difficile, per l’impazienza di dover tollerare austerità che per alcuni erano l’antitesi dell’esperienza conosciuta sotto Falco e perciò causa di insanabili risentimenti. Eppure, a fronte di tanto, per cinque anni, tutto è stato tenuto sotto controllo con il prestigio, l’affidabilità, l’autorevolezza (quanta species …si dirà).

I mercati, non solo internazionali, guatano l’operatore politico, ne osservano comportamenti e attitudini e decidono il loro atteggiamento su base di fiducia e affidabilità delle aspettative. Quando la fiducia viene meno è il si salvi chi può e va giù la borsa, sale lo spread ecc. Tradotta su scala locale, la mancanza di prestigio, conseguenza dello spettacolo indecoroso, offerto da una maggioranza che ha dedicato i primi quattro mesi della sua gestione a purghe, vendette, consulenti e innaffiamenti di turisti, senza produrre nulla, neppure le Linee programmatiche di mandato che lo Statuto comunale prescrive imperativamente, produce effetti strettamente analoghi.

Nessuno sa ancora dove quest’amministrazione voglia andare: “stiamo lavorando…”. La fiducia cade e con essa la prospettiva futura dei creditori/fornitori, sulle cui aspettative in termini di attività economiche si fonda la possibilità di articolare nel tempo il soddisfacimento dei debiti. Nel 2010/inizio 2011, malgrado la terribile riduzione delle rimesse statali, ne sono stati pagati per circa 10€/mil, mantenendo tutto in equilibrio e consegnando al commissario una situazione certamente impegnativa, ma sostenibile, come è stata sostenuta e può (deve) essere sostenuta, proseguendo nel cammino del risanamento; magari facendo meglio di chi è venuto prima, per meritarne il plauso, piuttosto che le rampogne. Invece quattro mesi passati a studiare (geni della finanza!), il terrore di Spirito, pelle di tigre all’opposizione e cuore di pecora ora che governa, superconsulenti, un sindaco che dovrebbe capirne, consultazioni frenetiche e… il risultato? Ancora non sanno che pesci prendere.

L’oracolo di Delfi, pardon di Roma, consultato il 28 settembre, non ha risolto i dilemmi; i termini per il riequilibrio sono scaduti (come avvenne per il bilancio) e le decisioni saranno assunte in extremis, vincerà il più forte, che spinge senza tregua per quello che ritiene il passaporto per un nuovo corso, tutto da rifondare in linea con gli interessi politici ora dominanti. Come meravigliarsi se, in tale situazione ambientale, si scatena il panico dei creditori che non hanno neppure interlocutori capaci (li hanno avuti fino alla nuova amministrazione) con cui dialogare? Con leggerezza si sforbiciano le entrate della Tarsu (vedi bilancio di previsione), si azzerano cespiti importanti (vedi capannone spedizioni St. Gobain) rinunziando a proseguire le azioni avviate per metterne in bonis lo status ecc., e si grida al dissesto. Confidano, addirittura, di poter partorire un consuntivo in rosso profondo per avallare la tesi del collasso e tuttavia il consuntivo esporrà situazioni assolutamente sostenibili, a meno che non siano manipolati i dati. Ma si rendono conto di cosa significa il dissesto? Hanno la percezione del danno che ingiustamente arrecano alla città se c’è una pur minima possibilità di evitarlo e non si fanno tutti gli sforzi, con serietà e buona fede, per evitarne le dolorose conseguenze?

Dei numeri avrò ancora occasione di parlare, magari in contraddittorio; e saranno numeri! Qui cerco di affrontare la questione politica che fa acqua da tutte le parti, dunque anche a sinistra, dove un’opposizione flebile e disunita non reagisce, a mio modo di vedere, con sufficiente energia ai comportamenti insani della maggioranza. Tralascio Falco, le cui farneticazioni gli fanno dimenticare che deve al comune di Caserta più di un milione di euro, che è stato condannato a pagare per danno erariale, dimentica di aver chiuso un processo per corruzione grazie alla prescrizione, cui gli avevo consigliato di rinunziare (ma siamo ammattiti?), dimentica i 42 milioni di mutui e le 58 assunzioni del 2004, in violazione del patto di stabilità, le operazioni spericolate e tragiche di swap che gli fruttarono 8 milioni da spendere allegramente rinnovando le cambiali, dimentica pranzi, viaggi, e tutto ciò che, nientemeno, gli viene perfino rimproverato da Polverino e Del Gaudio allora suoi complici politici (immagino cosa provi l’orgoglioso Falco a sentirsi rampognare da quello che considerava poco più che un guitto, compiaciuto imitatore di sketch popolarnapoletani, ed oggi lo squadra e bacchetta dall’alto).

A Falco e ai suoi epigoni politici, dovunque siano ora collocati, devo ancora ricordare che già i primi cinque anni furono sufficienti a sbancare la città. Nel 2002, triste anno della riconferma, i titoli dei giornali parlavano chiaro:

Nei secondi cinque anni ancora peggio, con l’acme nel 2004, come ho ricordato sopra; da lì partì la mia azione, che oggi dovrebbe essere proseguita anziché rinnegata da chi di quelle origini ha responsabilità primaria. E vengo a Speranza per Caserta, naufragata in miserevoli guerre di cortile che hanno costretto l’ingenuo Melone (ma non gli avevo vaticinato qualcosa?) a gettare la spugna. Vengo agli inutili socialisti, molto più vicini all’Avanti di Lavitola che a quello di Bissolati.

E vengo infine al Pd Caserta (sito web in allestimento!), cui spetterebbe, per dimensione e autorevolezza politica, la funzione portante di opposizione attiva. E’ adeguata l’azione che esplica in tal senso? A mio avviso no. Non sul piano amministrativo e tanto meno su quello politico. Questa debolezza è percepita da controparte, tant’è che Polverino, che anni di politica hanno quantomeno addestrato a fiutar bene l’aria, si prende il lusso di lanciare appelli trasversali al “nuovo centrosinistra”, acriticamente apprezzati, mirando a lucrare almeno due risultati. Il primo: approfondire le lacerazioni, certo non rimarginate, che hanno squassato il Pd e il centrosinistra nel suo complesso nella tornata elettorale. Il secondo richiede un’analisi. Che bisogno ha un centrodestra forte di una maggioranza schiacciante, di appellarsi a poche unità di opposizione? Può fare quello che vuole e non ha bisogno di stampelle. Ora. Ma in futuro, quando si tratterà di questioni cruciali di governo del territorio potrebbe essere importante una saldatura, utile per tenere tutti tranquilli e, sperano, la città in sonno.

Per quanto mi riguarda, deludo sin d’ora quest’ultima aspettativa. Ma la responsabilità politica è del Partito democratico, cui incombe l’onere, se ha la capacità di sobbarcarselo, di ricomporre una coscienza e una forza comuni e condivisibili, sulla scia degli orientamenti nazionali. Di un tale corso di pensiero, in verità, al momento è alquanto arduo riconoscere le tracce.

NICODEMO PETTERUTI

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