Italia

L’ombra della camorra sulle primarie del Pd: indaga la Dda

 NAPOLI. A nove mesi dalleprimarie del Pd a Napoli, quelle diventate famose per il voto dei cinesi ma soprattutto per il sospetto coinvolgimento della camorra, arriva la notiziadi un’indagine della Direzione distrettuale antimafia.

Secondo quanto trapelato, sarebbe stato intercettato l’affiliato di un clan camorristico che indica a un cittadino chi andare a votare, con tono minaccioso: “Fai come ti dico, perché non sai con chi hai a che fare”. Al momentonessun esponente del Pd è coinvolto. Ma potrebbe partire a breve un avviso di garanzia versocandidatiche avrebbero eventualmente beneficiato del sostegno camorristico.

Il fascicolo è affidato al pm della DdaPierpaolo Filippelli, che si è imbattuto casualmente nella vicenda delle primarie democratiche, mentre indagava sui brogli elettorali nel comune di Gragnano (Napoli). La traccia porterebbe ai voti di un quartiere napoletano ad alta densità malavitosa come quello di Secondigliano. E al clan Lo Russo. L’ipotesi di reato è quella di minacce aggravate dal metodo mafioso e violenza privata.

La notizia dell’indagine ha provocato l’ennesimo shock al Pd napoletano. Anche se il partito nazionale tira un sospiro di sollievo, per la decisione presa a gennaio: “Annusata la puzza di bruciato, abbiamo azzerato le procedure”, spiega Andrea Orlando, commissario inviato dal partito a sistemare le cose, in un’intervista al Corriere del Mezzogiorno. Orlando annuncia fin d’ora la costituzione del Pd come parte civile nel processo contro chi ha inquinato il voto. “Ma se i magistrati scoprissero – aggiunge – che l’intervento della camorra è stato richiesto, allora ci costituiremo parte civile anche contro chi l’ha fatto. Uno che ha fatto un danno del genere al partito, meriterebbe calci nel sedere”.

Intanto, proprio la decisione assunta a suo tempo da Pier Luigi Bersani di annullare le primarie e commissariare il partito, è al centro di un ricorso, approdato in tribunale proprio questa settimana, dell’ex segretario commissariato Nicola Tremante. Che si dichiara danneggiato dall’accusa, alla base della scelta del segretario Bersani, di “mancato funzionamento della democrazia interna al partito” napoletano.

Un’accusa che, dopo la notizia dell’inchiesta camorristica, uno dei candidati alle primarie, Umberto Ranieri, rilancia: “Il Pd a Napoli ha pagato un prezzo politico enorme per quanto accaduto alle primarie. In me restano forte amarezza e rammarico per il modo contraddittorio e debole in cui la questione fu affrontata. Ora mi auguro che si realizzi nel partito napoletano una profonda riforma del modo di agire e funzionare”. Mentre Andrea Cozzolino, la cui vittoria non fu riconosciuta a gennaio, afferma: “Sono il primo interessato a che sia fatta piena luce. Resta in ogni caso la forte amarezza per il modo in cui una bella pagina di democrazia sia stata offuscata da polemiche e veleni”.

“Avevamo visto giusto…”, è invece il commento eloquente del segretario regionale Idv Nello Formisano, che allude alla decisione dei dipietristi di non partecipare alla consultazione. Mentre il Pdl attacca, con la richiesta del deputato Amedeo Laboccetta di intervento della commissione parlamentare Antimafia. Agli attacchi dal centrodestra però il Pd si ribella: “Non accettiamo lezioni morali – dice il deputato Luisa Bossa – da chi in Campania alle regionali ha candidato perfino personaggi condannati”.

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