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Dl Sviluppo, Brunetta: “Basta certificati, compresi quelli antimafia”

Renato BrunettaROMA.Il ministro della Pubblica amministrazione, Renato Brunetta, dice “basta ai certificati, anche quelli antimafia”.

Per il Durc (Documento unico di regolarità contributiva) e le certificazioni antimafia nulla sarà richiesto al cittadino e si dovrà procedere sempre all’acquisizione d’ufficio. “Una delle vitamine per la crescita è la semplificazione. – sostiene Brunetta parlando delle misure che saranno contenute nel decreto Sviluppo – Perché famiglie e imprese devono fornire certificati alla pubblica amministrazione che li ha già in casa? Basta certificato antimafia. Basta pacchi di certificati per partecipare ai concorsi. Ci sono tante riforme che non costano niente ma che producono crescita”. Tuttavia,la legge impone già da anni alla pubblica amministrazione di non chiedere certificati ai cittadini, che possono invece utilizzare l’autocertificazione.

CRITICHE DA RITA BORSELLINO E CONFINDUSTRIA SICILIA. “Senza certificati antimafia sparirebbe la libertà d’impresa e le aziende vicine a Cosa nostra rialzerebbero rapidamente la tesa”. È questa – secondo Rita Borsellino e Confindustria Sicilia – la reazione che si scatenerebbe nell’Isola se dovesse diventare legge quanto annunciato oggi da Brunetta. “Premesso che non ho alcuna intenzione di alimentare polemiche, reputo l’abolizione del certificato antimafia un duro colpo alla libertà d’impresa”, afferma Ivan Lo Bello, presidente di Confindustria Sicilia. “Proprio grazie al certificato antimafia – aggiunge Lo Bello – e ai numerosi protocolli di legalità che sono stati cerati, tante imprese pulite hanno potuto misurarsi con il mercato. Anzi, è il mercato stesso a essersi rafforzato grazie ai controlli sulle aziende. Perché in precedenza le società vicine a Cosa nostra schiacciavano le concorrenti oneste. Venendo meno il certificato antimafia, cadrebbe un controllo fondamentale. E si rischierebbe tornare ad anni bui per il mondo dell’impresa e per la Sicilia intera”.

Rita Borsellino, deputato al Parlamento europeo e sorella di Paolo, il magistrato assassinato in via D’Amelio, attacca: “Brunetta non sa di cosa parla. Il certificato antimafia è uno strumento fondamentale a garanzia della libertà di impresa e della sana concorrenza. Uno strumento che, piuttosto, andrebbe potenziato, soprattutto per evitare le infiltrazioni in quella rete di subappalti che, come dimostrano le inchieste della magistratura, rappresentano uno dei principali business sommersi delle mafie, al Sud come al Nord. Il vero problema delle piccole e medie imprese italiane non è il certificato antimafia, né il Durc, strumento a garanzia di chi non evade le tasse, ma la malaburocrazia. Un problema che questo governo, di cui Brunetta fa parte, non ha mai veramente affrontato”.

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