Campania

Soldi di camorra e mafia riciclati a San Marino: operazione della Dia

 NAPOLI. Dalle prime ore di mercoledì un centinaio di uomini della Direzione Investigativa Antimafia, insieme ai carabinieri del comando provinciale di Napoli e ai poliziotti della Questura partenopea, …

… hanno eseguito delle ordinanze di custodia cautelare in carcere, emesse dal gip di Napoli su richiesta della Dda partenopea, nei confronti di una storica organizzazione camorristica operante nel centro storico della città e di una sofisticata rete di riciclatori operante nel Centro e Nord d’Italia che utilizzava “colletti bianchi” nella Repubblica di San Marino per riciclare i proventi illeciti di più organizzazioni criminali di uno storico clan della camorra napoletana, gli Stolder del rione Forcella,della fazione dei casalesi di Giuseppe Setola e della famiglia mafiosa dei Fidanzati, da tempo stanziati a Milano.

Tra i destinatari delle misure cautelari c’è anche il boss Raffaele Stolder, imparentato con la famiglia Giuliano e già detenuto per altri reati. Dalle indagini è emerso che il capoclan, tornato in libertà nel 2008 dopo aver trascorso 16 anni in carcere, aveva immediatamente ripreso il controllo del territorio di Forcella, imponendo tangenti ai commercianti e commissionando furti e rapine, soprattutto con la tecnica del “buco”.

Gli investigatori, dopo la scarcerazione di Stolder, hanno ricostruito due associazioni ben distinte ma complementari: una diretta dallo stesso Stolder, l’altra da Francesco Vallefuoco, quest’ultimo specializzato per riciclare i proventi illeciti dei gruppi della camorra campana. Grazie a finanziarie operanti prevalentemente nel territorio della Repubblica di San Marino, Vallefuoco ha anche reinvestito, per circa 5 milioni di euro, il denaro degli Stolder e della fazione dei Casalesi facente capo a Giuseppe Setola. Lo stesso Vallefuoco, in un’intercettazione ambientale, riferiva che Setola, grazie al suo aiuto, aveva trovato rifugio a San Marino all’indomani della strage degli immigrati compiuta a Castel Volturno nel settembre 2008.

L’attività di riciclaggio compiuta da Vallefuoco avveniva, secondo gli inquirenti, con la compiacenza di alcuni indagati, tra cui un notaio di San Marino e maggiore azionista di una finanziaria, insieme ad un componente del collegio sindacale della stessa. 25, complessivamente, gli arrestati, di cui uno irreperibile, mentre per altri due, in quanto cittadini sammarinesi, sarà necessaria la procedura di estradizione.

Tra le attività alle quali il clan Stolder imponeva la tangente c’è anche un centro sportivo di Posillipo, a Napoli, di proprietà della famiglia dell’ex calciatore Gianni Improta. Da un’intercettazione ambientale emerge che il boss è seccato dal fatto che i proprietari non paghino la somma richiesta asserendo di essere in difficoltà economiche, mentre a suo giudizio hanno molti soldi, dal momento che, anni fa, proprio lui portò al centro sportivo i giocatori del Napoli Maradona e Carnevale e, grazie a questa trovata pubblicitaria, molti ragazzi si iscrissero alla scuola di calcio.

”A ‘sto cornuto – dice in particolare Raffaele Stolder – lì sopra sai a chi ci portai? A Maradona, con l’amicizia di Palummella (ex capo della tifoseria azzurra, ndr). Quello stava bene, stava bene anche con quell’inguacchiato di mio cognato (il boss Carmine Giuliano, ndr), stava proprio bene… Con Carnevale li portai lì sopra perché all’inaugurazione del coso… uscì su tutti i giornali quel cesso… dopo un poco aveva un sacco di abbonati… tutti i ragazzi che andavano lì ad iscriversi”.

Dall’intercettazione emerge anche che gli uomini di Stolder minacciarono Salvatore Improta, fratello di Gianni: “Io gli ho detto: tu diglielo per imbasciata tua che siamo venuti qua… Ce la prendiamo con tutti, quanti gli ho detto, se tra una settimana non porti i soldi”. La circostanza è stata smentita agli investigatori dai gestori del centro “sebbene – è scritto nell’ordinanza – sia rimasta confermata la descrizione degli uffici come risultante dalla ambientale”.

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