Italia

Napolitano al meeting di Rimini: “Sussidiarietà per superare la crisi”

Giorgio Napolitano RIMINI. Due minuti di standing ovation alla fine dell’intervento, oltre a una decina di applausi che ne hanno punteggiato il discorso, sono stati qualcosa di più di un’adesione a contenuti certo forti ma prevedibili.

Il consenso al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano dei diecimila riuniti nell’Auditorium D7, così come le parole della presidente Emilia Guarnieri, hanno manifestato una sintonia di fondo, un comune sentire e una medesima decisione a lavorare insieme per il bene del Paese, a partire dalle proprie certezze e senza temere la diversità. Nessuna formalità da ambo le parti, ma una simpatia reciproca, che si è espressa, da parte del Presidente, in inviti appassionati e sinceri ai quali è stato risposto con il solo modo possibile in queste circostanze: l’applauso cordiale.

E non sono stati formali neanche i doni consegnati a Napolitano: il volume “Il senso religioso” di don Luigi Giussani, che mette a tema il desiderio dell’uomo ridestato dall’incontro con Cristo, e il dipinto del pittore americano William Congdon.

Il pensiero del Presidente della Repubblica è andato soprattutto ai giovani, protagonisti di questo Meeting come volontari attivi e partecipi. Il capo dello Stato ha mostrato il suo apprezzamento per la mostra “150 anni di sussidiarietà” visitata prima dell’incontro, realizzata a cura della Fondazione per la Sussidiarietà con la collaborazione di studenti universitari di tutt’Italia. In particolare, è piaciuto il metodo con cui i ragazzi hanno trattato “l’esperienza della straordinaria stagione dell’assemblea costituente, non abbastanza studiata nelle nostre scuole e università”.

È un forte appello quello che proviene dal capo dello Stato in riferimento agli anni della ricostruzione dopo la guerra. “È possibile, mi si chiede, che si riproduca quella grande tensione, quello stesso impegno verso il bene comune? La mia risposta è che può la forza delle cose, può la drammaticità delle sfide del nostro tempo, rappresentare la molla che spinga verso un grande sforzo collettivo come quello da cui scaturì la ricostruzione democratica, politica, morale e materiale del nostro Paese dopo la Liberazione dal nazifascismo”. È vero, osserva Napolitano, che i contesti storici sono completamente diversi, ma “il dna della nazione non si è disperso e non può disperdersi. I valori che voi testimoniate e lo dicono; ce lo dicono le tante espressioni, che io accolgo in Quirinale, dell’Italia dell’impegno civile e della solidarietà, dell’associazionismo laico e cattolico, di molteplici forme di cooperazione disinteressata e generosa”.

Ai giovani, poi, il Presidente si è rivolto a conclusione del suo discorso: “Portate nell’impegno politico le vostre motivazioni spirituali, morali, sociali, il vostro senso del bene comune, il vostro attaccamento ai principi e valori della Costituzione e alle istituzioni Repubblicane: apritevi così all’incontro con interlocutori rappresentativi di altre, diverse radici culturali. Portate, nel tempo dell’incertezza, il vostro anelito di certezza”.

Durante il discorso, il Presidente ha più volte fatto riferimento a un tema a lui caro, la coesione nazionale, portando come esempio gli Stati Uniti, paese nel quale “il radicalizzarsi dello spirito partigiano e della contrapposizione tra schieramenti orientati storicamente a competere ma anche a convergere, sta provocando danni assai gravi per l’America e per il mondo”. Ha quindi sottolineato che in Italia va “valorizzato ogni sforzo di disgelo e di dialogo, come quello espressosi nella nascita e nelle iniziative, cari amici Lupi e Letta, dell’Intergruppo parlamentare per la sussidiarietà”.

L’intervento del Presidente della Repubblica è stato preceduto dalle parole di Giorgio Vittadini, presidente della Fondazione per la Sussidiarietà, di Enrico Letta, vicesegretario del Partito Democratico, del vicepresidente della Camera Maurizio Lupi e di due studenti universitari, Eleonora Bonizzato ed Enrico Figini, che insieme a duecento compagni hanno collaborato alla preparazione della mostra. I due giovani hanno presentato il lavoro seminariale che ha portato alla mostra e hanno posto al Presidente della Repubblica alcune domande nate dallo studio con i propri compagni: “Il lavoro dei padri costituenti è possibile anche ora? Da quale certezza ripartire? Come la sussidiarietà può offrire un contributo decisivo?”.

La presidente del Meeting, Emilia Guarnieri, non ha esitato a parlare di “grande gioia” riconoscendo a Napolitano una rappresentanza niente affatto formale “dell’unità di questo popolo, del suo bisogno di coesione, di positività, di libertà”. Lo ha ringraziato per il suo richiamo all’unità nazionale “che valorizza la solidarietà, la sussidiarietà e il pluralismo”. “Vogliamo contribuire al bene comune attraverso quello che siamo – ha detto Guarnieri – a partire da quell’incontro con il fatto cristiano che ha risvegliato e dato risposta alle domande della nostra persona”.

Vittadini, da parte sua, ha interpretato i 150 anni della nostra storia a partire da quel “desiderio che non si riduce” e che ha fatto la vera unità d’Italia, “permettendo di superare crisi drammatiche come il fascismo e la disfatta non solo militare della seconda guerra mondiale”. Il pericolo più grande secondo Vittadini non sono i problemi “ma il non credere più nel proprio cuore che invece è più grande delle circostanze critiche”. Il presidente della Fondazione per la Sussidiarietà ha concluso ricordando quanto ebbe a dire don Giussani negli anni della contestazione: “Le forze che cambiano la storia sono le stesse che cambiano il cuore dell’uomo”.

Gli onorevoli Lupi e Letta hanno ripreso il discorso di Napolitano alle Camere del 17 marzo scorso per invitare a “servire il bene comune del nostro grande Paese”.Lupi ha esortato a riconoscere i valori “che ci uniscono e ci rendono protagonisti: unità, pluralità, sussidiarietà”. Secondo il vicepresidente della Camera, “il dialogo e il lavoro comune sono possibili solo a partire dalla propria identità”. Quanto allo scetticismo di certi osservatori sulla possibilità di avere certezze in tempi come questi, Lupi ha invitato ad alzare lo sguardo e riconoscere punti fermi evidenti come quelli, a esempio, testimoniati da due milioni di giovani insieme al papa a Madrid.

Giovani e unità sono stati anche gli argomenti chiave del discorso di Enrico Letta. In riferimento alla grave crisi che sta coinvolgendo l’Italia e il mondo intero, il vicesegretario del Pd ha più volte ripetuto: “Solo insieme ce la faremo”. Ha poi ricordato l’importanza di “una nuova generazione, di una nuova Repubblica basata sul riconoscimento reciproco e di una nuova Europa” per poter uscire da questa situazione drammatica. “L’Italia ce la farà se ognuno di noi farà la sua parte a partire dai valori che Lei, Presidente, costantemente richiama”.

L’incontro è terminato con l’abbraccio festoso del popolo del Meeting, sintetizzato nella promessa di Emilia Guarnieri: “Dopo le sue parole aderiamo ancora con maggiore decisione al Suo invito a servire il bene del nostro Paese e quello degli uomini di tutto il mondo”.

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