Esteri

Rating, declassamento storico per gli Stati Uniti

ObamaWASHINGTON. Gli Stati Uniti perdono per la prima volta nella loro storia il rating di tripla A: a non considerare più i titoli di stato americani fra i più sicuri investimenti al mondo è Standard & Poor’s con una mossa senza precedenti, arrivata dopo ore di braccio di ferro con il Tesoro.

Il Dipartimento guidato da Timothy Geithner ha ricevuto la bozza della decisione dell’agenzia di rating venerdì alle 13.30, ore 19.30 italiane. E l’esame, che si protratto per ore con la risposta che è stata inviata alle 16.00 (ore 22.00 italiane), si è tradotto in un’accusa: S&P ha commesso un errore da 2.000 miliardi di dollari. L’agenzia ha ritardato la diffusione del comunicato che poi è stato reso pubblico dopo le 20.00, ore 2.00 italiane.

S&P: “STABILIZZARE IL DEBITO”. Il “downgrade riflette la nostra opinione” sul piano di risanamento che non è adeguato a quanto “sarebbe necessario per stabilizzare nel medio-termine il debito” afferma Standard & Poor’s, sottolineando che “l’efficacia, la stabilità e la prevedibilità della politica americana si è indebolita in un momento” in cui le sfide fiscali ed economiche aumentano. Il tetto del debito – evidenza il presidente del comitato di valutazione di S&P, John Chambers – doveva essere alzato prima per evitare il downgrade. La decisione di Standard & Poor’s potrebbe avere – secondo gli osservatori – un effetto più psicologico che pratico. Moody’s e Fitch hanno mantenuto il rating di tripla A per gli Stati Uniti e il downgrade di una sola agenzia è più gestibile. I titoli del Tesoro sono rimasti stabili negli ultimi giorni e considerati dagli investitori un investimento sicuro anche in seguito alla crisi del debito europea. Ma il taglio del rating delle ripercussioni potrebbe averle aumentando la mancanza di fiducia nel sistema politico e causando il downgrade di aziende e stati, per i quali i costi di finanziamento potrebbero salire. La maggiore preoccupazione è verificare se la decisione avrà un impatto sull’appetito degli investitori esteri per il debito americano. Nel 1945 i creditori esteri detenevano solo l’1% del debito americano, ora ne controllano il 46%.

IL GOVERNO: “UN ERRORE DI CALCOLO DA 2000 MILIARDI DI DOLLARI”.Dopo la decisione di S&P, l’amministrazione Obama ha attaccato gli analisti dell’agenzia, sostenendo di aver trovato un errore da 2mila miliardi di dollari nei calcoli (secondo fonti a Washington, i funzionari del Tesoro hanno scoperto che l’agenzia di rating valuta le spese discrezionali del governo di 2mila miliardi di dollari superiori alla realtà). Rabbia, dunque, mista a sgomento all’interno dell’amministrazione Obama che adesso si trova con il triste primato di essere il primo governo nella storia statunitense che ha visto un abbassamento del giudizio di rating sul debito del Paese (una decisione che può minare ancor più la fiducia degli investitori). “Una sentenza viziata da un errore da 2mila miliardi di dollari parla da sè”, ha tagliato corto un portavoce del Tesoro. Anche questo botta-e-risposta segna una prima volta nei rapporti con S&P: non è era mai dato che l’amministrazione criticasse apertamente la sua capacità di comprensione del sistema politico statunitense. Il Tesoro Usa ha discusso per tutto il pomeriggio di venerdì con gli uomini di S&P, tentando di convincerli che le prospettive del debito sovrano siano migliori di quanto appaiano a prima vista, ma non sono riusciti nell’intento. In sostanza l’agenzia ritiene che i tagli approvati da Washington per elevare il tetto del suo debito non siano stati sufficientemente severi. Una dura critica, dunque, tanto al Congresso, che all’amministrazione Obama.

I REPUBBLICANI.“La mia speranza è che questa sveglia convinca i democratici a Washington che non possono continuare a trafficare ai margini del nostro problema con il debito sul lungo termine”. Lo ha detto lo speaker della Camera Usa, il repubblicano ,John Boehner in una dichiarazione, dopo che l’agenzia Standard & Poor’s ha declassato il rating degli Stati Uniti dalla tripla A ad Aa+, per la prima volta nella storia del Paese. “Come S&P ha notato – ha aggiunto Boehner – riformare e preservare i programmi è la chiave per la sostenibilità fiscale di lungo periodo”.

CINA E INDIA.Pechino, a poche ore dal taglio deciso da S&P’s, condanna la “miope” disputa politica avutasi negli Usa sul debito. “La Cina, il più grande creditore dell’unica superpotenza mondiale, ha tutto il diritto – si legge in un durissimo commento diffuso dall’agenzia Nuova Cina – di chiedere oggi agli Stati Uniti la soluzione dei problemi di debito strutturali e garantire la sicurezza degli asset cinesi denominati in dollari”. Anche l’altra potenza emergente, l’India, dice la sua sul downgrade Usa: ” Non penso che l’India subirà conseguenze dal downgrade market, al di là di temporanee fluttuazioni di mercato” ha dichiarato C.Rangarajan, consigliere economico del primo Ministro di Nuova Dehli e ha aggiunto: “Gli Usa devono di dimostrare di avere un piano credibile di consolidamento fiscale e chiaramente le ultime manovre non sono abbastanza”.

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