Esteri

Libia, assalto finale al bunker di Gheddafi

 TRIPOLI. A Tripoli la battaglia infuria per il terzo giorno consecutivo: i ribelli hanno sferrato l’attacco finale a Bab al Aziziya, il bunker dove Muammar Gheddafi potrebbe essere nascosto.

Dall’interno della caserma-residenza si sono udite alcune esplosioni mentre all’esterno i combattimenti tra lealisti e ribelli sono sempre più intensi.

Secondo alcune fonti dell’opposizione, i rivoltosi sarebbero entrati nel covo del raìs. Gli aerei della Nato stanno sorvolando la città ma l’Alleanza non ha confermato di aver bombardato la caserma-residenza. Feroci scontri hanno interessato anche la zona vicino all’hotel Rixos, dove si trova la stampa straniera, colpita da una violenta esplosione che ha creato momenti di vero panico. Intanto è giallo sul presunto arresto del figlio del Colonnello, Saif al Islam, di cui il Cnt aveva annunciato la cattura ma che è riapparso libero e sorridente nella capitale.

E’ difficile prevedere quando le operazioni Nato in Libia si concluderanno, ha dichiarato il portavoce della missione, precisando che l’Alleanza non sa se Muammar Gheddafi si trovi ancora nel paese nordafricano e ribadendo che, comunque, il raìs non è un obiettivo.
“Nessuno può prevedere quando le forze di Gheddafi si ritireranno. Posso dire in termini più generali che il regime è stato ridotto in questi mesi gradualmente”, ha detto in conferenza stampa a Napoli il colonnello Roland Lavoie, portavoce di Unified Protector

Il portavoce ha precisato che “la situazione a Tripoli è davvero molto dinamica e complessa. Stiamo monitorando da vicino gli sviluppi”. Lavoie ha poi ribadito che la Nato non sa dove si trovi Gheddafi e che non lo considera un obiettivo: “Se voi lo sapete ditelo anche a me. Io non ho tracce, e non sono sicuro che al momento la cosa abbia davvero importanza, nel senso che la soluzione di questo conflitto sarà politica… (Gheddafi) non è più un personaggio chiave”.

La situazione sul terreno è dunque ancora fluida, tanto che il ministro degli Esteri francese, Alain Juppé, ha sottolineato che “la vittoria dei ribelli non è ancora completa”. Medesima cautela dal vicepremier britannico, Nick Clegg, il quale ha precisato che gli insorti controllano gran parte di Tripoli, “ma non tutta la città”. Il ministro degli Esteri italiano, Franco Frattini, ha assicurato che la “pressione della Nato continua per liberare il Paese da sacche di violenza” e ha ribadito che Gheddafi e figli devono essere processati dal tribunale dell’Aja.

Intanto, ad infliggere un duro colpo d’immagine alle vittorie degli insorti, è stato Saif al Islam, figlio di Gheddafi, di cui il capo del Cnt, Abdel Jalil, aveva annunciato la cattura. Il delfino del Colonnello è riapparso libero e sorridente a Bab al Aziziya e poi nell’hotel Rixos, liquidando come “menzogne” le notizie sul suo arresto. L’indice e il medio alzato con il segno ‘V’ di vittoria, Saif ha proclamato che “Tripoli è sotto il nostro controllo”, aggiungendo che il padre sta bene e si trova nella capitale. L’apparizione ha destato più di un imbarazzo tra le fila del Consiglio di Bengasi, soprattutto se si considera che un altro rampollo del rais, Muhammed, già caduto nelle mani degli insorti, è stato liberato ieri sera dai lealisti. Sul caso di Saif è intervenuta anche la Corte Penale Internazionale dell’Aja, precisando di non aver “mai” ricevuto conferma dell’arresto.

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