Campania

Melania, Parolisi resta in carcere. Il quadro giudiziario immutato

Salvatore ParolisiNAPOLI. Il tribunale del riesame dell’Aquila ha respinto l’istanza di scarcerazione di Salvatore Parolisi, arrestato il 20 luglio scorso con l’accusa di aver uccisola moglie Melania Rea.

Smagrito, provato e testa bassa.Era apparso così il trentenne di Frattamaggiore (Napoli) lunedì mattina nell’aula D del Tribunale di Bazzano. Il caporalmaggiore dell’esercito per la prima volta ha rotto il silenzio dinanzi ai giudici del Riesame. Non ha detto nulla di quanto non avesse ancora già dichiarato in precedenza agli inquirenti. Dunque, ha confermato la sua versione dei fatti: quel pomeriggio era a Colle San Marco con la moglie e la figlia e poi Melania è sparita nel nulla. Il militare ha parlato davanti ai giudici per circa 15 minuti e più volte si è dichiarato innocente e di non aver nulla a che fare con la morte della moglie.

L’udienza del Riesame siera conclusa alle 15.20, dopo circa quattro ore e mezza. Al termine dell’udienza il militare è stato riportato nel carcere teramano di Castrogno con il cellulare della polizia penitenziaria. Poi, il giorno dopo, la decisione dei giudici di confermare la custodia cautelare.

Il quadro indiziario è rimasto immutato, nonostante quanto sostenuto dalla difesa. Alla domanda di un giornalista, se i giudici non si siano fatti impressionare dalle dalla dichiarazione spontanea di Parolisi, dalla corposa memoria difensiva e dai periti, il presidente del tribunale, Giuseppe Romano Gargarella, ha risposto: “Noi non ci facciamo impressionare né da un lato né dall’altro”.

Gli avvocati di Parolisi, Valter Biscotti e Nicodemo Gentile,hanno annunciato ricorso alla Corte di Cassazione contro la decisione del Riesame. “Prendiamo atto del rigetto. – ha detto Gentile – Rispettiamo la decisione del Tribunale e attendiamo di conoscere le motivazioni, che esamineremo con attenzione. Ci dispiace constatare che il Tribunale, nonostante i dai tecnici, le testimonianze e i dati di fatto, abbia dimostrato poco coraggio facendo finta di non vedere”. “Sapevamo – ha concluso Gentile – che la nostra sarebbe stata una battaglia difficile. Faremo ricorso alla Corte di Cassazione confidando nell’accoglimento delle nostre richieste”.

Parolisi si è avvalso anche di tre esperti: il medico legale Lorenzo Varrete, consulente del gip di Vigevano per l’omicidio di Chiara Poggi per il quale era coinvolto Alberto Stasi; Emiliano Giardina, genetista forense, dell’università Tor Vergata di cui si è avvalsa la difesa del fidanzato di Simonetta Cesaroni per l’omicidio di via Poma; e Roberto Cubani, docente universitario delle telecomunicazioni che si era occupato di alcuni aspetti nell’ambito dell’inchiesta per la scomparsa della bambina siciliana Denise Pipitone.

“Prendiamo atto che giudici terzi hanno confermato l’impianto accusatorio e ritengono adeguata la custodia cautelare in carcere. Quanto accaduto oggi può essere sintetizzato con la frase ‘niente verità, niente libertà'”.Questo il commento del legaledella famiglia Rea, Mauro Gionni,arrivato allaProcura di Teramo insieme a Gennaro e Michele Rea, padre e fratello di Melania: “Abbiamo atteso il pronunciamento del Riesame – ha detto Gionni – per venire a ringraziare i magistrati per il lavoro che hanno svolto e che continuano a svolgere. Qualcuno aveva dato grande valenza al Tribunale del Riesame, sostenendo che giudici terzi avrebbero smontato il castello accusatorio; ma chi riteneva che oggi sarebbe stato il giorno della verità e della libertà deve prendere atto che pure un giudice terzo ritiene Salvatore Parolisi non solo responsabile dell’omicidio di Melania, ma anche in grado di inquinare le prove e commettere gravi reati, tanto che hanno confermato la misura cautelare in carcere”. Sul ricorso annunciato alla Cassazione, Gionni ha detto: “C’è sempre un rinvio: prima davanti al Riesame, ora alla Cassazione. È un diritto sacrosanto, ma constatiamo che si va sempre a un appuntamento successivo”.

Al momento, il caporal maggiore è l’unico indagato per l’omicidio della29enne di Somma Vesuviana (Napoli), scomparsa lo scorso 18 aprile da Folignano, dove viveva insieme al marito, e trovata morta, il 20 aprile, nel bosco delle Casermette di Ripa di Civitella del Tronto, nel Teramano. Sul corpo la giovane presentava 32 coltellate. Tuttavia, gli inquirenti ritengono che l’omicidio sarebbe avvenuto due giorni prima, il 18 aprile. Finora Parolisi, istruttore di reclute donna presso la caserma del 235° reggimento Piceno, siè sempre professato innocente e siè avvalso della facoltà di non rispondere, fino a lunedì, quando dinanzi ai giudici del Riesame ha reso dichiarazioni spontanee.

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