Aversa

Cosentino vuole Di Meo candidato sindaco del centrodestra

Sergio Di MeoAVERSA. “Il candidato a sindaco del centrodestra ad Aversa deve essere, anzi è, Sergio Di Meo”. Questo il diktat che sarebbe (il condizionale è d’obbligo, ma l’episodio dovrebbe essere certo) giunto dal padre padrone del Popolo della Libertà della Campania, il coordinatore regionale Nicola Cosentino.

Il parlamentare dell’agro aversano avrebbe chiamato a sé il coordinatore provinciale e quello cittadino del suo partito, rispettivamente il senatore Pasquale Giuliano e il vice presidente dell’amministrazione provinciale di Caserta Nicola Golia, e li avrebbe “catechizzati” in proposito cercando di far passare la sua decisione. In verità, non avrebbe faticato più di tanto per imporla. Avrebbe, ovviamente, anche chiesto il silenzio assoluto sulla vicenda sino al momento della decisione reale per non bruciare quello che è il candidato ufficiale del maggiore esponente pidiellino campano.

Di Meo, come si ricorderà, è un ex enfant prodige della politica locale. Mai interessato da cariche amministrative a livello comunale, è stato assessore provinciale alla pubblica istruzione e all’edilizia scolastica con la giunta del presidente Riccardo Ventre, sotto le insegne dell’allora Forza Italia. Non appena il partito perse la Provincia di Caserta, prese armi e bagagli e si trasferì alla corte del consigliere regionale di Sessa Aurunca, il socialista Gennaro Oliviero. Poi, da figliol prodigo, ha fatto ritorno alla casa del padre, ed ora questi, leggi Cosentino, vorrebbe ammazzare il vitello grasso, ossia concedergli la poltrona di sindaco della seconda città della provincia. Un’idea che il deputato casalese aveva già avuto dopo la prima consiliatura di Mimmo Ciaramella, per poi desistere.

All’interno del partito, comunque, la proposta, tenuta sotto silenzio, ma nota, avrebbe provocati non pochi lamenti. In primo luogo contrario sarebbe lo stesso coordinatore Golia, che avrebbe affermato: “Nulla da eccepire sulla persona, ma non si può premiare chi è scappato dal partito al momento della sconfitta, per farvi ritorno quando si è vinto di nuovo. Cosa penserebbe gli altri eventuali amici pidiellini che hanno in animo di aspirare alla candidatura a sindaco di Aversa per la nostra coalizione e che si vedrebbero superati da Di Meo che al momento buono ha scelto l’avversario vincitore?”.

Per non parlare, poi, di quei coetanei del commercialista aversano come Elia Barbato, Mario Tozzi, Giampaolo Dello Vicario (tutti con la voglia di vedersi sindaci normanni) che nel partito hanno combattuto le loro lotte. Perché Di Meo dovrebbe essere favorito a loro? Una domanda che si sarebbe posto anche lo stesso Ciaramella, secondo il quale (ed anche qui siamo alle indiscrezioni che ci limitiamo a raccogliere, ma non a confermare) avrebbe detto: “Un buon elemento, al quale mi lega una sincera amicizia, ma cosa ha più degli altri nostri consiglieri che aspirano alla mia poltrona? Credo che, per il bene del partito, il nome del candidato vada scelto ad un livello più alto e condiviso con gli alleati”.

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