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Melania, quella foto inchioda o scagiona Parolisi?

l'auto di Salvatore Parolisi, a sinistra quella che potrebbe essere la stessa vettura, dietro ai cespugliASCOLI.La foto che dovrebbe inchiodare Salvatore Parolisi potrebber essere quella che potrebbe scagionarlo, almeno secondo i legali del militare napoletano, in carcere con l’accusa di aver ucciso la moglie Melania Rea.

La foto è stata scattata a Colle San Marco da un ragazzo, alle ore 15.13, del giorno18 aprile, quello della morte della 29enne di Somma Vesuviana. Un blogger ha ingrandito una parte dell’immagine, facendo notare la presenza di una vettura scura, simile alla Megane Scenic dell’indagato. A quell’ora, sostiene Parolisi, trasferito dal carcere di Ascoli e quello di Teramo, nell’ambito del passaggio di consegne tra le due procure, lui si trovava proprio a Colle San Marco e non nella pineta di Ripe di Civitella dove fu trovato il cadavere della moglie.

Contrastanti le versioni di accusa e difesa. Nella richiesta di custodia cautelare, il pm ritiene che l’immagine dimostra l’assenza della Megane Scenic di Parolisi lungo la strada sterrata dove avrebbe dovuto restare parcheggiata dalle ore 14.15 alle 15.30. Ma gli avvocati del caporal maggiore dell’Esercito, così come anticipato dal blogger, sottolineano che le caratteristiche della vettura “uscita” da quella foto sarebbero compatibili con quella del militare di Frattamaggiore. Insomma, Parolisi, secondo i suoi avvocati, non si trovava a Ripe al momento del delitto.

Tuttavia, oltre al fatto che è da provare (ed è molto difficile, vista la bassa risoluzione della foto) se si tratti davvero dell’auto di Parolisi, i magistrati ritengono di avere dalla loro parte altri indizi a carico dell’indagato, in primis il dna trovato nella bocca di Melania, che dimostrerebbe come lui l’avesse baciata poco prima dell’omicidio.

Ma la difesa, come fa sapere l’avvocato Valter Biscotti, mette anche in discussione l’attendibilità delle testimonianze di alcuni ragazzi che hanno riferito di non aver visto a Colle San Marco né l’auto né Parolisi in quel momento. Anche l’autore della foto ha dichiarato di aver notato “solo due donne, una più giovane e una più anziana assieme a una bimba” e di non ricordare “la presenza di altri bambini nell’area dove sostava il gruppo, né la presenza di alcuno nei pressi delle altalene”.

Ad inchiodare Parolisi anche il suo cellulare, che risultava agganciato alla cella della pineta di Ripe di Civitella. Ma il professor Cusani, docente di telecomunicazioni e consulente della difesa, ritiene che vi siano in merito “forti dubbi”.

Intanto,si attende la decisione del gip di Teramo, Giovanni Cirillo, sulla nuova richiesta di arresto bis presentata dalla procura teramana a cui, per competenza territoriale, è passata l’inchiesta sull’omicidio.

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