Italia

Il mostro di Oslo minacciava anche l’Italia e il Vaticano

Anders Behring BreivikOSLO. Vuole un processo a porte aperte, per spiegare pubblicamente le ragioni del suo folle (ma non per lui) gesto che ha portato alla morte di 93 persone, quasi tutti ragazzi, anche se il bilancio nelle prossime ore potrebbe aggravarsi.

Due azioni, la bomba ad Oslo e la sparatoria sull’isola di Utoya di venerdì scorso, che per Anders Behring Breivik, l’estremista cristiano norvegese, reo confesso, sono state “atroci ma necessarie”. Riconosce le proprie responsabilità ma non vuole essere considerato un criminale. Breivik dice di aver fatto tutto da solo, anche se la polizia non esclude che altri possano aver collaborato alle stragi.

UDIENZA A PORTE CHIUSE. Comparirà lunedì 25 luglio, alle 13, per la prima volta in tribunale e, oltre a chiedere un’udienza a porte aperte, vorrebbe presentarsi in tribunale in un’uniforme. Ma la polizia ha ufficialmente chiesto che l’udienza si tenga a porte chiuse e che il giudice disponga otto settimane di carcerazione preventiva per poter raccogliere tutti gli elementi probatori necessari per poter procedere all’incriminazione, senza rischio di fuga.

IL PIANO PUBBLICATO SU INTERNET. In rete, intanto, gli investigatori hanno scoperto un memoriale di 1500 pagine e un video postato su Youtube in cui, sei ore prima della duplice strage, il 32enne annunciava il suo piano, in preparazione dal 2009. Nel suo manifesto definisce se stesso un cristiano conservatore, patriota e nazionalista. Si distanzia dai neonazisti, che descrive come “emarginati, irascibili e razzisti skinhead”. Ci sono “momenti in cui è necessaria la crudeltà” e in cui “è meglio uccidere molte persone che non abbastanza”, argomenta Breivik, incitando alla lotta all’Islam. Si vedono immagini in cui il giovane indossa una muta e punta un’arma automatica; e illustra nel dettaglio il suoi piano, spiegando, con agghiacciante precisione, che si sarebbe “vestito come un ufficiale di polizia” e che sarà “impressionante vedere le persone attonite”. Il video, intitolato “Cavalieri Templari 2083” e che contiene il manifesto per la ‘rivoluzione conservatrice’ in cui si attacca il multiculturalismo e l’immigrazione musulmana, è stato inviato a 7.000 “patriottici amici” di Facebook. Il norvegese invoca “l’uso del terrorismo come mezzo per risvegliare le masse”, e dice di aspettarsi di essere ricordato “come il più grande mostro dopo la Seconda Guerra Mondiale”.

COPIATO DA “UNABOMBER”. Un piano che, secondo il quotidiano “Verdens gang”, Breivik avrebbe copiato in ampie parti da quello del terrorista americano Theodore Kaczynski detto “Unabomber”, sostituendo ad esempio “sinistra” con “multiculturalismo” e “marxismo culturale”.

RILASCIATE PERSONE ARRESTATE. L’avvocato che lo assiste – Geir Lippestad, il quale ha avuto forti dubbi prima di accettare l’incarico – non ha voluto far commenti sullo stato mentale dell’uomo, che verrà sottoposto ad un esame medico prima di comparire in aula. In un’azione della polizia, che continua ad indagare a tutto campo, oggi sono state arrestate sei persone a Oslo, poi rilasciate perché risultate estranei agli attacchi.

MINACCE ANCHE ALL’ITALIA E AL PAPA. Nelle pagine del memoriale ci sarebbero anche minacce all’Italia e al Papa.Sul Vaticano disegna un papa Benedetto XVI “codardo, incompetente, corrotto e illegittimo”, come Giovanni Paolo II; sul Parlamento, dove siedono alcuni partiti “cultural-marxisti, umanisti-suicidi, capitalisti-globalisti”, elencati minuziosamente: “Pdl, Pd, Idv, Udc”. Indica anche i bersagli da colpire in quella che chiama più volte “Eurabia”, elencando 16 raffinerie di petrolio: da Porto Marghera a Taranto, da Gela a Sarroch. Con le istruzioni su come farle saltare: con un barcone da pesca e “con 30-100 mila euro” si può fare “un attacco di successo”, danni “da 2 a 40 miliardi”. In Italia, scrive ancora, ci sono “60mila patrioti pronti alla battaglia”.Cita, inoltre,una lettera apparsa sul Corriere della Sera, in cui l’ex presidente Francesco Cossiga aveva rivelato nel 2008 che il governo aveva concesso libertà di movimento ai terroristi arabi, negli anni ’70, in cambio della cessazione degli attacchi”. Seguono analisi dell’opera di Cossiga, di Moroed altri.

VOLEVA UCCIDERE EX PREMIER. Secondo quanto scrive l’Aftenposten,Breivik avrebbe confessato durante gli interrogatori che il primo obiettivo della sparatoria sull’isola di Utoya sarebbe stato l’ex premier norvegese Gro Harlem Brundtland. La Brundtland, che guidò tre governi laburisti tra gli anni ’80 e ’90 ed è considerata una “madre della patria”, aveva tenuto un discorso sull’isola ed era ripartita poco prima dell’arrivo dell’assassino. “Agli inquirenti Breivik ha detto che fece tardi e non riuscì a colpire l’ex premier”, ha scritto il giornale norvegese citando fonti anonime. La Brundtland è stata anche presidente dell’Organizzazione mondiale della sanità dal 1998 al 2003.

POLEMICA SU RITARDO POLIZIA. Cresce anche la polemica per i tempi di reazione della polizia. Soprattutto, le squadre Delta hanno impiegato un’ora e mezzo per intervenire dopo il primo allarme arrivato da Utoya. Ieri la polizia ha giustificato la tempistica, spiegando che il tempo è servito per trovare le squadre specializzate per l’intervento, per percorrere la quarantina di chilometri da Oslo al lago Tyrifjorden e per sbarcare sull’isola. Il capo della polizia di Oslo, Sveinung Sponheim, ha affermato che in sostanza non si poteva fare di meglio. D’altra parte in quel momento Oslo era nel panico per l’esplosione della bomba in centro. Che probabilmente è stata solo un diversivo.

IL PADRE SOTTO CHOC. La notizia ha colpito come un fulmine anche il padre di Breivik, che ha appreso tutto dai quotidiani online. E’ un pensionato che dal 1995 non ha contatti con il figlio e risiede nel sud della Francia. “Sono sotto shock”, ha detto alla stampa norvegese. “E’ terribile, non mi sono ancora ripreso”. “Non siamo mai stati molti vicini”, ha raccontato l’uomo che divorziò dalla madre di Breivik poco dopo la sua nascita, “ma durante la sua infanzia eravamo in contatto”. Quando era più giovane era un ragazzo normale, ricorda il padre. “A quei tempi – ricorda – non si interessava di politica”.

COMMEMORAZIONE.Se l’intero paese è in lutto, l’effetto immediato in seguito allo shock è quello di una ancora maggiore unità: “La nostra risposta alla enormità del male sarà più democrazia, più umanità”, ha detto il premier Jens Stoltenberg durante la commemorazione delle vittime della strage alla cattedrale di Oslo. In lacrime anche i reali e le diverse personalità presenti, oltre a tanta gente comune, in chiesa. “Siamo un popolo in lutto, ma nel pieno del dolore cerchiamo la speranza”, ha detto il vescovo Ole Christian Kvarme. Prima di entrare In chiesa, il capo del governo si è inginocchiato davanti ai numerosi mazzi di fiori deposti dalla gente comune davanti alla cattedrale. Poi, nel prendere la parola, non è riuscito a nascondere il suo dolore, la voce strozzata in gola, quando ha confessato che conosceva personalmente molte delle vittime della carneficina. Al campus sull’isola di Utoya partecipavano anche i suoi due figli.

PRESTO I NOMI DELLE VITTIME. Stoltenberg ha annunciato che i nomi delle vittime saranno presto resi noti e allora “emergerà l’infinità enormità del male”. Di fronte a lui era seduto Eskil Pedersen, leader del movimento dei giovani laburisti, anche lui con le lacrime che scendavano sul viso. La cerimonia è durata oltre un’ora e mezza, la folla che non è riuscita ad entrare nella cattedrale si è raccolta all’esterno, dove una lunga fila di norvegesi ha deposto fiori e candele sul selciato antistante la chiesa.

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