Esteri

Valigia incustodita fa tremare la Norvegia: allarme rientrato

la stazione di Oslo desertaOSLO. La Norvegia rivive la paura della scorsa settimana: la stazione centrale di Oslo è stata chiusa per diverse ore a causa del ritrovamento di una valigia lasciata incustodita

Il paese scandinavo per alcune ore è stato con il fiato sospeso con la paura che si trattasse di un emulatore di Anders Behring Breivik, 32enne, che ha provocato l’uccisione di 76 persone. Dopo le procedure di sicurezza che hanno permesso l’evacuazione della zona, la squadra di artificieri ha provveduto, con un robot, a recuperare il bagaglio lasciato incustodito. Bagaglio che però non nascondeva alcun ordigno, era situato intorno al binario 19. A far scattare l’allarme è stato il conducente di un autobus che ha notato la valigiasospetta. Gli agenti della polizia sono stati poi in grado di risalire al proprietario della valigia: un uomo diretto a Lillestrom, cittadina a nord della capitale, con un bus. L’autista ha così espresso la sua preoccupazione ad un giornalista dell’Ansa: “Poco prima della partenza, prevista per le 7.37, e quando erano già stati chiusi gli sportelli del bagagliaio, una persona ha lasciato di corsa l’autobus, un uomo alto circa 1,85 dai capelli scuri e che indossava la kippah (copricapo ebraico)”.

A rassicurare i norvegesi, invasi ormai dalla paura e dal terrore che il tragico 22 luglio possa ripetersi, ci ha pensato Il sovrintendente della polizia locale, Tore Borstad, ha confermato che “non è stato trovato nulla di sospetto” dopo le verifiche sulla valigia che aveva fatto scattare l’allarme. Con il cessato allarme, polizia, vigili del fuoco, artificieri e ambulanze hanno lasciato il posto ripristinando il traffico dei passeggeri che possono di nuovo avere accesso alla stazione dei pullman, precedentemente chiusa al pubblico per le verifiche.

In seguito all’allarme, la polizia si è messa sulle tracce di un uomo compreso tra i 25 e i 30 anni definito “psicopatico” che potrebbe emulare le gesta di Breivik. Gli agenti però hanno avuto la certezza che l’uomo in questione non si trovasse implicato nel doppio attentato che ha avuto come autore Breivik. È stata anche pubblicato una foto di un 42enne rilasciato lunedì dalla prigione, dove era stato rinchiuso per aver attaccato una stazione di polizia e aver minacciato gli agenti.

Secondo il quotidiano Aftenposten, l’uomo è alto un metro e ottanta e porta una kippah bianca in testa. Quanto all’arsenale dell’attentatore dello scorso 22 luglio, le forze dell’ordine hanno fatto sapere di aver “distrutto” ogni tipo di ordigno in suo possesso. “Abbiamo ritenuto che fosse meglio non trasportare il materiale e distruggerlo in loco con un’esplosione controllata”, ha detto Trine Dyngeland, un portavoce della polizia, senza rendere noto che tipo di esplosivo sia stata trovato e in quale quantità. Finora è emerso solo che le forze di sicurezza avrebbero trovato tre tonnellate di fertilizzanti nella proprietà di Breivik ad Asta, la metà della quantità totale che l’autore della strage avrebbe acquistato per fabbricare esplosivi. Breivik aveva affittato la fattoria nella località di Asta, circa 160 chilometri a nord di Oslo, ufficialmente per coltivare ortaggi. Aveva così acquistato fertilizzanti senza destare sospetti, utilizzati per fabbricare la bomba che ha distrutto la sede del governo, uccidendo 8 persone nel centro di Oslo.

Gli inquirenti sono convinti che l’attentatore non abbia avuto dei complici, ma che la sua mente “geniale” abbia fatto tutto da sola: “Al momento non è stata trovata alcuna prova che lo colleghi ad altri estremisti di destra in Norvegia, in Gran Bretagna o altrove – ha spiegato alla Bbc Janne Christiansen, capo dei servizi interni -. Non abbiamo indicazioni del fatto che facesse parte di un più ampio movimento o che fosse legato ad altre cellule o che vi siano altre cellule. La possibilità che esistano complici è tuttavia ancora oggetto di indagini. Siamo in stretto contatto con i servizi di paesi in Europa, America e altrove”, ha dichiarato l’intelligence norvegese.

Visto il folle gesto, il suo autore viene definito dai servizi segreti norvegesi “non un pazzo, ma il male totale”, anche se tracce della sua pazzia erano state lasciate in rete nel corso degli ultimi due anni, quando dal 2009 cominciata la crociata che anticipava il folle gesto. Il piano, progettato nei minimi particolari, era stato diffuso infatti in rete come testimonia il manifesto incui spiega i motivi del suo gesto.

Dal documento sono stati rivelati contatti con l’estrema destra britannica, in particolar modo con l’Edl (English Defence League), con i quali l’uomo intratteneva scambi di informazioni e discuteva nei forum della Rete. Si scandaglia soprattutto una lista di circa 250 indirizzi e-mail, tra i 1003 complessivi, a cui l’autore della strage ha inviato il “manifesto”. Inglesizzando il suo nome in “Andrew Berwick”, l’assassino ha spedito il materiale, corredato di un video su YouTube che lo ritrae mentre imbraccia un fucile, alle 2,09 di venerdi pomeriggio, solo un’ora e 17 minuti prima dell’esplosione nel centro di Oslo. Nella mail Breivik si presenta a tutti i destinatari come “Patriota dell’Europa Occidentale” e scrive: “E’ un regalo per te… Ti chiedo di distribuire questo libro a chiunque tu conosca”.

Le immagini che circolano in rete sono davvero forti: ma come mai questo folle non è stato fermato prima? Eppure la notizia del suo attentato l’aveva dichiarata molto tempo prima: possibile che nessuno abbia mai preso in considerazione l’eventualità che quel video potesse essere reale? La situazione peggiora se si considera che tra i destinatari della mail manifesto della strage c’era anche il nome Tanguys Veys, parlamentare belga del partito di estrema destra Vlaams-Belang, fortemente anti-islamico. Secondo il politico belga, che nega ogni contatto personale con Breivik, almeno un quarto di quelli che hanno ricevuto il manifesto di Breivik risiedono nel Regno Unito, tutti gli altri nel resto d’Europa e negli Usa.

Ma proprio in Belgio i servizi di sicurezza belga hanno trasmesso un dossier al tribunale federale su un possibile legame tra il sito del The Brussels Journal e Breivik. Lo riportano oggi i quotidiani fiamminghi Het Belang van Limburg e Gazet van Antwerpen. The Brussels Journal è stato fondato da Paul Belien, ideologo di estrema destra che lavora per il leader politico olandese anti-islamico Geert Wilders. Secondo i due quotidiani, i testi pubblicati negli ultimi anni sul sito del The Brussels Journal si trovano nel “manifesto” diffuso da Breivik prima di compiere le stragi. Tuttavia, Breivik sembra essere lungimirante: secondo quanto si legge dal dossier, Breivik avrebbe già un piano una volta evaso di prigione. Il piano consiste nella pubblicazione di una lista nera di “traditori” filo-islamici, con l’invito a rinunciare alle loro convinzioni in cambio della rimozione dall’elenco, pena “l’abbattimento”.

Nel “manifesto” si fa riferimento a un kit di sopravvivenza – armi, munizioni, cibo, anabolizzanti, denaro contante – da preparare in anticipo e da utilizzare “dopo l’evasione” per portare a termine la seconda “missione”. Nel documento non manca un’allusione ai secondini, che dovrebbero “voltarsi dall’altra parte” per esprimere sostegno alla causa di Breivik.

Knut Bjarkeid, direttore del carcere di Ila, sulla costa occidentale della Norvegia, dove Breivik sconterà le otto settimane di custodia cautelare, commenta:“Riceveremo una persona che metterà alla prova la nostra professionalità – ha dichiarato il direttore alla radio Nrj -. Faremo in modo che la sua sicurezza sia garantita e che non rischi aggressioni da parte di altri detenuti. Breivik potrà incontrare solo i secondini, un’infermiera, un prete e il suo avvocato”.

Maggiore sicurezza è stata garantita anche dal premier norvegese, Jens Stoltenberg che ha detto: “La Norvegia non si lascerà intimidire o minacciare e risponderà agli attacchi con ancor più democrazia e più apertura, ma anche rivedendo le misure di sicurezza. Una volta terminata l’inchiesta – ha dichiarato Stoltenberg- e quando avremo finito di confortare coloro che hanno perso un familiare, verrà il momento di esaminare tutte le lezioni che abbiamo tratto da questa esperienza”.

L’unica certezza al momento è che il giudice Kim Heger ha confermato l’arresto e ha disposto fino a otto settimane di custodia preventiva. L’accusa nei confronti di Breivik è quella di atti terroristici e dovrà rispondere dell’uccisione di 76 persone (68 i morti accertati a Utoya e 8 quelli nel centro della capitale, ma ci sarebbero ancora dei dispersi sull’isola, dove una cinquantina di poliziotti sta perlustrando palmo a palmo il territorio, e nelle acque del Baltico), un reato per cui comunque non rischia più di 21 anni, pena massima prevista dal codice penale norvegese.

Il numero delle vittime è stato ridimensionato dopo che nelle ore immediatamente seguenti alle stragi si era parlato complessivamente di 93 morti tra la sparatoria nell’isola e l’esplosione nella capitale. In aula il 32enne autore delle stragi ha ammesso le sue responsabilità ma si è dichiarato “non colpevole”, in linea con le dichiarazioni rilasciate agli agenti subito dopo il suo arresto. Convinto di aver fatto la cosa migliore per fermare “l’alleanza marxista-islamica”, ha ribadito anche al giudice le proprie convinzioni ideologiche. Ha ripetuto che, dal suo punto di vista, la strage era “necessaria” e ha spiegato di voler “salvare la Norvegia e l’Europa occidentale dal marxismo culturale”, come ha riferito lo stesso giudice Heger.

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