Esteri

Siria, l’esercito spara sulla folla: 100 morti

 HAMA. E’ di almeno 100 morti il bilancio delle vittime in Siria dove i carri armati hanno bombardato e attaccato all’alba la città di Hama, teatro nelle ultime settimane di massicce manifestazioni contro il regime.

Le fonti locali dicono che i tank dell’esercito hanno investito la città e i suoi dintorni con una pioggia di granate, a un ritmo di almeno quattro al minuto. Acqua ed elettricità verso i principali quartieri di Hama sono stati tagliati: una tattica abitualmente usata dai militari nelle operazioni di repressione.

Un medico che ha preferito nascondere la propria identità ha contato almeno 19 cadaveri e altre decine di persone ferite nell’ospedale Badr, mentre nell’ospedale Al-Horani vi sarebbero almeno tre corpi e altri due all’Hikmeh. Il numero delle vittime potrebbe salire ancora perché diversi corpi, dice la fonte, “giacciono abbandonati nelle strade” mentre i cecchini hanno preso posizione sui tetti dell’edificio della compagnia elettrica e della prigione. “I carri armati stanno attaccando da quattro direzioni. Stanno sparando a casaccio con le mitragliatrici pesanti e travolgendo le barricate stradali erette dagli abitanti”, ha detto la fonte medica al telefono.

“È un massacro, vogliono distruggere la città di Hama prima del mese del Ramadan”. Così, parlando al telefono con L’Associated Press, un testimone ha descritto la situazione nella città siriana. La gente del posto ha risposto lanciando bombe incendiarie e pietre, al grido di “Dio è grande!”, mentre i carri armati sono entrati in città. Gli attivisti hanno previsto che le manifestazioni antigovernative aumenteranno nel corso del Ramadan, che inizia lunedì.

La città paga così un prezzo altissimo per essere diventata uno dei simboli della rivolta e il centro delle manifestazioni ormai quasi permanenti, dove fino a 55 mila persone sono scese in piazza nei mesi scorsi. Hama, in realtà, era assediata dall’esercito siriano da circa un mese, ma questa mattina sono entrati in azione i tank e le forze di sicurezza intenzionate a stroncare la protesta anti regime alla vigilia del Ramadan. Gli abitanti si erano organizzati con barricate e fortificazioni artigianali, ma e’ servito a poco di fronte ai carri armati del regime.

Hama è anche città simbolo della lotta contro il regime in Siria da quando, nel 1982, la durissima repressione di una rivolta ispirata dal movimento dei fratelli musulmani – bandito nel Paese – contro l’allora presidente Hafez al-Assad, provocò la morte di 20mila persone.

A inizio mese la città era stata visitata in segno di solidarietà dall’ambasciatore americano Robert Ford. Un funzionario dell’ambasciata Usa a Damasco ha commentato così il massacro: “Le autorità siriane “sono disperate” e stanno “ingaggiando una guerra aperta contro i loro stessi cittadini”. Dalla comunità internazionale, è arrivato il commento del ministro degli Esteri britannico, William Hague, che si è detto “inorridito” dalla durissima repressione in Siria. Per il titolare del Foreign Office “non c’è giustificazione per questo tipo di azioni contro civili che da settimane manifestano pacificamente e in grandi numeri”.

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