Casaluce

Piu’ “rock” della Nannini: la casalucese Angela Palumbo mamma a 58 anni

 CASALUCE.Madre a 58 anni, ha battuto persino la “mamma rock” Gianna Nannini (diventata mamma a 56) la casertana Angela Palumbo, originaria di Casaluce e residente a Rivisondoli (L’Aquila).

“Ho coronato il sogno della mia vita” dice la maestra d’asilo che giovedì, a 58 anni, ha partorito un bambino di 3.5 chili, commenta la vicenda di cui è protagonista con il marito, Vito D’Amicione. Oggi la donna, con in braccio il bambino, ha accettato, dal suo letto dell’ospedale di Sulmona, di raccontare la sua storia. “Ho lottato tanto per avere un figlio e alla fine ce l’ho fatta, combattendo insieme con mio marito, contro tutto e tutti – afferma – Pur di avere un figlio sono andata contro il mio credi religioso, io che sono profondamente cattolica”.

La donna è riuscita a rimanere incinta grazie all’inseminazione artificiale avvenuta nove mesi fa in un ospedale della Repubblica Ceca poiché in Italia alla sua età è vietata da alcune norme della legge n.40 del 2004. Poi è stata sempre seguita dal primario del reparto di ostetricia dell’ospedale peligno, Paolo Santarelli.

Angela è volontaria dell’Unitalsi e rivela: “Tutte le volte che sono andata a Lourdes ho pregato la Madonna affinchè ci facesse questo dono e lei mi ha ascoltato facendomi coronare il sogno di una vita». La neomamma non ha paura della differenza di età “perchè – afferma – ho dedicato tuta la mia vita ai bambini e Cristian, che ho chiamato così in omaggio alla Madonna, sarà il principe della mia casa. Tutti i giorni sto insieme ai miei 16 scolari; con loro passo la maggior parte delle ore della giornata e tra qualche anno Cristian andrà a quella scuola”.

La donna è rimasta molto contenta per le congratulazioni ricevute dai compaesani, ma soprattutto dalle parole del suo sindaco, Roberto Ciampaglia: “Sono felice che Cristian impersonerà il bambinello nella prossima edizione del Presepe vivente di Rivisondoli – prosegue la donna – è un altro regalo della Madonna che ha voluto che il mio bambino fosse un po’ anche suo”.

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