Campania

Traffico d’armi, arresti in quattro province

 CASERTA. Cinque ordinanze di custodia cautelare sono state eseguite, dall’alba di lunedì, dai carabinieri della compagnia di Santa Maria Capua Vetere (Caserta), nelle province di Roma, Caserta, Isernia e Firenze, per traffico illecito di armi.

Tra gli arrestati il titolare di un’armeria e inserito nell’albo dei periti del tribunale di Santa Maria Capua Vetere, Gabriele D’Addio; il direttore e il vicedirettore del museo di armi antiche in provincia di Isernia, Filippo Sarracino e Giovanni Capone; l’armiere di Roma, Paolo Del Bravo; e Gabriele Giovannardi, presunto riciclatore di armi, titolare di una ditta con la licenza di costruire, disattivare e inertizzare armi da guerra..

L’operazione parte dall’indagine che nell’ottobre 2010 vide arrestati il gip del tribunale di Bari Giuseppe De Benedictis, sospeso dal Csm, e il giudice di pace casertano Antonio Leone, i cui atti sono a Roma. Leone, tra l’altro, nel 2009 era già stato indagato a Roma per falsi incidenti stradali liquidati in danno di compagnie assicurative. L’inchiesta coordinata dal pm Gea Cozzolino e condotta dai carabinieri samaritani.

“Non escludiamo che i destinatari finali della vendita clandestina di armi siano esponenti della criminalità organizzata”, ha dettoin conferenza stampa il procuratore aggiunto della procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere, Luigi Gay, il quale ha sottolineato che he ci sono 280 armi, tra pistole, revolver, mitragliette, kalashnikov e carabine, che risultano regolarmente registrate a carico di un indagato, ma non sono rintracciabili. “Unaè stata sequestrata a un uomo, Vincenzo Galluccio, fermato dieci giorni fa dalla polizia del commissariato di Aversa in possesso di una pistola clock con matricola punzonata”, racconta. Durante le perquisizioni nelle abitazioni degli indagati, sono state trovate pistole e fucili nei cassetti della cucina o nella lavatrice.”In pratica – spiega Gay – le armi, provenienti dalla Slovenia, venivano smontate, poi assemblate e vendute, altre cedute al museo di armi senza essere registrate”.

Organizzatore del traffico, secondol’accusa,era D’Addio, perito ed ex titolare di un negozio di armi, che avrebbe creato dei cloni delle armi facendoli risultare ‘donate’ al Museo in provincia di Isernia, donazioni che avvenivano dopo poco tempo dall’acquisto. Queste coincidenze temporali hanno fatto insospettire gli inquirenti, che hanno subito aperto un’indagine che, ancora oggi, sta proseguendo presso la procura di Roma. Nell’inchiesta romana sono coinvolti anche esponenti delle forze dell’ordine.

Nel maggio scorso il Csm aveva disposto la sospensione del giudice barese De Benedictis, arrestato il 28 ottobre scorso con l’accusa di detenzione illegale di arma da guerra. Si tratta del giudice che lo scorso 23 febbraio aveva disposto l’arresto in carcere del senatore Pd, Alberto Tedesco, ex assessore alla Sanità pugliese. Per De Benedictis, il Csm aveva già disposto il trasferimento d’ufficio a Matera, provvedimento sospeso dal Tar del Lazio: l’aggravamento della misura disciplinare è stato disposto su richiesta della procura Generale della Cassazione sulla base di fatti nuovi che sarebbero emersi da indagini avviate all’indomani dell’arresto. Il giudice, lo scorso ottobre, era finito ai domiciliari e rimesso in libertà con l’accusa di detenzione illegale di armi non comuni da sparo dopo essere stato intercettato per caso in una inchiesta della Procura di Santa Maria Capuavetere.

Durante la perquisizione nella sua abitazione di Molfetta, i carabinieri avevano trovato un vero e proprio arsenale, circa 1.350 armi, tutte detenute legalmente (almeno a un primo accertamento), eccetto due, probabilmente una pistola a una carabina, risultate da guerra. Si trattava in sostanza di armi a raffica, trasformate una prima volta in armi comuni da sparo e poi nuovamente modificate in armi da guerra, “tutte ben oleate e perfettamente funzionanti”.

De Benedictis venne arrestato per aver acquistato una pistola in un’armeria della provincia di Caserta, venduta come arma comune da fuoco. Tornato a casa sua a Molfetta, il giudice – a quanto venne reso noto in occasione del suo arresto – si accorse che l’arma era un’arma da guerra, la cui detenzione è illegale, e telefonò al titolare dell’armeria la cui utenza era intercettata nell’ambito di un’ altra indagine sul traffico di armi, comunicando che avrebbe restituito la carabina al più presto. Nel frattempo, però, la procura di Santa Maria Capua Vetere aveva disposto la perquisizione nella sua casa di Molfetta, al termine della quale il giudice venne arrestato, e rimase per 24 ore ai domiciliari.

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