Campania

Melania, arrestato Salvatore Parolisi. “Omicidio aggravato da crudeltà”

Salvatore ParolisiNAPOLI. La notizia era nell’aria già da qualche giorno, dopo le indiscrezioni sull’ordinanza di custodia cautelare chiesta dai pm. Ora il gip ha accolto la richiesta degli inquirenti e disposto l’arresto per Salvatore Parolisi, accusato dell’omicidio della moglie Melania Rea.

Il caporal maggiore dell’Esercito, originario di Frattamaggiore (Napoli), è stato prelevato dalla caserma “Clementi” di Ascoli, dove era tornatoin servizio da lunedì. Al momento Parolisi è l’unico indagato peril delitto della 29enne di Somma Vesuviana (Napoli), morta lo scorso 18 aprile con 33 coltellate nella pineta di Ripe di Civitella, nel teramano e il cui cadavere fu trovato due giorni dopo nel Bosco delle Casermette, tra l’ascolano e il teramano.

LE ACCUSE. Le accuse mosse al militare sono gravissime: omicidio volontario pluriaggravato dal vincolo di parentela e crudeltà (pena che prevede l’ergastolo) e vilipendio di cadavere in eventuale concorso con altri. Reati che aprono anche alla possibilità che le ferite post mortem sul cadavere di Melania siano state inferte da persona diversa rispetto al marito, ipotesi che comunque gli inquirenti ritengono poco verosimile. I motivi per cui il pool di magistrati ascolani ha deciso la detenzione in carcere per Parolisi sono “pericolo di inquinamento delle prove” e di “reiterazione del reato”.

RELAZIONE EXTRACONIUGALE.Per i magistrati ascolani, Umberto Monti, Carmine Pirozzoli, Ettore Picardi e Cinzia Piccioni, un ruolo importante nell’omicidio di Melania l’ha avuto la relazione tra Salvatore e Ludovica, la soldatessa conosciuta nel 235 Rav Piceno durante un corso di addestramento e della quale il caporalmaggiore era diventato amante. Molto importanti i messaggi scambiati su Facebook da Salvatore con l’avatar “Vecio alpino”, precipitosamente cancellato il 19 aprile, all’indomani della “scomparsa” della moglie. Messaggi che sono stati recuperati grazie a una rogatoria internazionale e dai quali si percepirebbe la pressione che Ludovica faceva su Salvatore affinchè lasciasse sua moglie per dedicarsi esclusivamente a lei, tanto che a Pasqua, Salvatore Parolisi doveva recarsi a Roma per conoscere i genitori di Ludovica. Quel giorno Parolisi si sarebbe dovuto presentare dall’amante già con la notizia che aveva lasciato la moglie. Nell’ordinanza del gip vengono evidenziati anche i comportamenti tenuti da Parolisi dopo aver denunciato la scomparsa della moglie. In particolare il fatto di non aver partecipato alle ricerche, ma di essersi piuttosto preoccupato di cancellare il profilo su Facebook col quale chattava con Ludovica.

AUTOPSIA E FOTO.Ad inchiodare il caporalmaggiore – secondo quanto si legge nell’ordinanza – sono stati i risultati dell’autopsia effettuata dai medici legali Adriano Tagliabracci e Sabina Canestrai, che hanno stabilito che Melania è stata uccisa proprio nel lasso di tempo in cui il marito dice che si trovava con Melania e la figlioletta a colle San Marco (Ascoli Piceno). Il gip Carlo Calvaresi ha aggiunto alle 88 pagine della richiesta di arresto un altro paio di pagine con considerazioni personali sulla possibile dinamica dell’assassinio della giovane mamma di Somma Vesuviana. Allegate anche le foto e le ricostruzioni,tra cui le immagini scattate dai ragazzi dell’istituto tecnico per geometri di Ascoli che si trovavano anche loro al pianoro. Nelle istantanee scattate con i telefonini, non si vedono mai Salvatore, Melania e la piccola Vittoria. Grande importanza in particolare viene data alle testimonianze delle persone sentite dai carabinieri durante questi tre mesi di indagini. Tra i comportamenti sospetti, che per la magistratura ascolana testimoniano la colpevolezza di Parolisi, c’è anche la vicenda del riconoscimento del luogo dove la donna venne ritrovata il 20 aprile scorso.

LA REAZIONE DELLA FAMIGLIA REA.“E adesso come facciamo con la bambina?”. È stata la prima preoccupazione di Michele Rea, il fratello di Melania, alla notizia dell’arresto di Salvatore Parolisi. Lo riferisce il legale della famiglia, l’avvocato Mauro Gionni, che ha appena parlato con i parenti della donna uccisa. La bambina è la piccola Vittoria, che porta lo stesso nome della nonna materna, e che dopo la morte della mamma è stata in parte con il padre, quando il lavoro glielo consentiva, e in parte con i Rea. A proposito dell’arresto del cognato, Michele Rea ha commentato: “Speriamo che possa essere la fine di un incubo. Ci auguriamo che si possa arrivare a chiudere questo cerchio – ha aggiunto – È una notizia che mi fa stare male, anzi malissimo”. Mauro Gionni, avvocato della famiglia Rea, ha invece dichiarato: “L’arresto era nell’aria. Ora bisognerà leggere l’ordinanza del gip. Ma già dalla perizia medico legale emergevano grandi elementi a carico di Parolisi. L’arresto è la diretta conseguenza delle indagini sin qui svolte”.

IL GIORNO DELLA SCOMPARSA. La mattina di quel 18 aprile Melania, accompagnata dal marito Salvatore, ha in programma due visite mediche, una prescritta a lei, l’altra alla bambina. Cose di poco conto. Fatti gli accertamenti, tutti e tre se vanno al supermercato, per comprare qualcosa da portare giù a casa, in Campania, dove trascorreranno qualche giorno di vacanza per Pasqua. Le telecamere del centro commerciale riprendono lei, in jeans e giubbetto, una grande borsa e scarpe da ginnastica, gli occhiali da sole. A ruota la segue Salvatore, con la piccola Vittoria in braccio.La famigliola torna a casa. Melania mangia una piadina e beve un caffè, poi telefona alla mamma: “La visita? Tutto bene. Adesso andiamo con Salvatore e la piccina a Colle San Marco”. Sono le 13.30. Dalle 14 la vita di Melania viene inghiottita da un buco nero. Salvatore dirà che sul pianoro di Ascoli ci sono andati davvero, ma che poi la moglie si è allontanata in cerca di un bagno ed è scomparsa nel nulla. La perizia medico legale dirà che lì non ci sono mai stati, perché alle 14.30 circa Melania era già morta o agonizzante, all’ombra dei pini nel Bosco delle Casermette.

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