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Castel Morrone, Unione Civica: Palmieri attacca l’amministrazione

Massimo Palmieri CASTEL MORRONE. Il consiglio comunale di venerdì 29 luglio ha visto come importante punto dell’ordine del giorno la votazione sul Rendiconto dell’esercizio finanziario 2010.

Di seguito, la dichiarazione di voto del consigliere Massimo Palmieri a nome del gruppo consiliare dell’Unione Civica. “Questo Rendiconto può essere valutato da più punti di vista, ma tutti rimandano univocamente al medesimo racconto di cosa stia tendenzialmente diventando l’istituzione comunale di Castel Morrone in conseguenza della vostra conduzione politico-amministrativa. Il Comune è un organo collettivo di natura istituzionale e finalità sociali.

Dovrebbe essere quindi un erogatore di servizi essenziali; un volano che realizza l’obbligo costituzionale di solidarietà tra cittadini attraverso una contribuzione equa e progressiva; uno strumento di sostegno alla libertà di intraprendere, alla crescita culturale dei singoli individui e al loro bisogno di lavoro, salute, istruzione e anche svago; il primo baluardo per la conservazione dell’ambiente e il primo motore per la sua valorizzazione in funzione produttiva. E un Comune, se ben amministrato, può essere anche tante altre cose.

I numeri di questo Rendiconto ci dicono invece che il Comune si avvia a diventare un ente autoreferenziale, la cui attività e la cui programmazione sono improntati, nel più benevolo dei giudizi, alla mera sopravvivenza burocratica. Gli stessi bilanci di previsione, così come si succedono negli anni, nonostante i richiami costanti e molto pertinenti dell’organo di revisione, sono diventati una sterile ostentazione di destrezza contabile. Essi sono sempre meno attinenti a quello che è lo stato reale del paese, i bisogni e le aspettative dei suoi abitanti. Veniamo ad alcuni punti di merito.

Dalla relazione dell’assessore responsabile che, al netto di una qualche rituale autocelebrazione di parte, riflette con oggettività i numeri del rendiconto, leggiamo che la percentuale di quanto riscosso rispetto a quanto accertato, nel 2010 è diminuita drammaticamente per i primi tre titoli di entrata.

E segnatamente ci sono scostamenti molto cospicui tra il riscosso e l’accertato per le entrate di natura tributaria (Titolo I) e per quelle di natura extratributaria (Titolo III). E’ scritto nei numeri che la media degli accertamenti rendicontati rispetto alle previsioni è precipitata al 63,40 %, a fronte di un 91.07 % del 2009 e di un 100.39 % del 2008. E stiamo parlando di accertamenti e non ancora di riscossioni, la cui entità assume delle dimensioni altamente aleatorie, come ben stigmatizza l’organo di revisione secondo cui la modalità di formazione del bilancio, da questo punto di vista, non rispecchia la reale capacità di accertamento e riscossione dell’ente.

Noi crediamo che questo modo di fare volutamente surrettizio, sia il mezzo per ricorrere, almeno finché questo sotterfugio non produrrà danni irreversibili per il nostro paese, ad anticipazioni di cassa sempre più consistenti. Ma questo enorme scostamento, annunciato e per certi versi ricercato, tra i bilanci di previsione e i rendiconti, servono anche a portare avanti la pessima politica dell’alienazione a privati dei beni pubblici dei Morronesi. Politiche queste che in certi casi, lo abbiamo denunciato, si prefigurano incomprensibilmente come delle vere e proprie svendite. Dal punto di vista dei servizi poi, ed è l’assessore responsabile che ce lo dice nella sua relazione di giunta, siamo passati da una copertura dei costi complessivi del 41.03 % nel 2008 ad una copertura del 67.70 % per il 2010.

I cittadini, cioè, nel giro di due anni hanno visto aumentare significativamente l’esborso medio per fruire di un servizio comunale. Ribadiamo quindi che la sensazione che sale da questo rendiconto è quella di un Comune che esiste sempre più in funzione di se stesso, inteso come apparato burocratico e, quando serve, come apparato politico clientelare al servizio di una parte ben individuata. Ma la certificazione del fallimento di questa Amministrazione sta, ancora una volta, in una tabella di questo rendiconto.

Se si comparano le previsioni 2010 con il rendiconto omologo per quanto riguarda le entrate e le spese da trasferimento capitale, leggiamo che di 11.427.676,54 euro, vale a dire più di 22.000.000.000 miliardi di vecchie lire, previste per opere e progetti, alla fine si sono spesi per il paese solo 178.538,74 euro. Una lunga serie di progetti – qualcuno condivisibile, qualcun altro opinabile e altri ancora per noi decisamente dilapidatori – sono rimasti scarabocchi su quel socialmente inutile documento in cui è stato trasformato il Bilancio di Previsione. Questo rendiconto ci dice che anche dal punto di vista delle opere pubbliche, a parte l’allargamento di Via Villani al Torone – come vogliamo chiamarla, segno di riconoscenza elettorale arrivato dopo ben cinque anni di vuoto? –, si è realizzato poco o nulla e in qualche caso, a nostro avviso, si è messo mano a dei lavori la cui qualità e la cui rispondenza alle esigenze della popolazione ce li fanno definire come soldi pressoché buttati.

L’Unione Civica vota contro questo rendiconto per il suo significato politico e per le sue implicazioni sociali. In questi numeri è descritto un fallimento amministrativo e una colpevole inerzia di fronte ad una Castel Morrone che regredisce sempre più da un punto di vista civile e sempre più diventa il luogo del privilegio di pochi e dell’emarginazione della stragrande maggior parte dei suoi abitanti. Quando l’ebbrezza da individualismo e affarismo che sembra prevalere in questi nostri tempi sarà passata, e prima o poi succederà, questa Amministrazione sarà collocata tra le peggiori della storia del nostro paese. E questo rendiconto 2010 ne sarà la testimonianza da un punto di vita contabile”.

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