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Via XXV Aprile, divergenza tra un “farmacista” e uno “sconosciuto

 AVERSA. La richiesta di istituire il senso unico nel quadrilatero di arterie costituito da via Cassino, via Sorrento, via Toti e via XXV Aprile del rione Savignano …

… (avanzata al sindaco, nella qualità di assessore alla viabilità, da un farmacista aversano che si era fatto portavoce della necessità sentita dai residenti di rendere vivibile la zona soffocata dalla sosta selvaggia, consentita, salvo in via Toti, dai due lati di ciascuna delle arterie), dà occasione a un lettore che, in una mail trasmessa alla redazione, si definisce “uno sconosciuto di via XXV Aprile” di chiedere di far sentire anche un’altra campana, affermando che gli sarebbe cosa gradita che continuassimo il servizio con le sue precisazioni.

Noi lo facciamo ed ecco la replica dello “sconosciuto”.“Nelle dichiarazioni fatte dal noto farmacista di via Enrico Toti credo ci siano parecchie inesattezze riguardo via XXV Aprile. La prima è che via XXV Aprile è una strada comunale fino all’incrocio con via Napoli, poi proseguendo per viale Kennedy tutto il tratto è privato”. “I paletti che ostacolano il transito ai ciclomotori e non alle macchine sono stati installati – continua – dai proprietari ben 44 anni fa”. “E poi – osserva – anche se via XXV Aprile fosse pubblica, per essere resa fruibile al traffico di pedoni, ciclomotori e auto deve essere larga tre metri più marciapiedi”. “Quindi – conclude – una stradina di appena due metri e, ripeto, privata non può mai essere trasformata a traffico veicolare”.

In realtà, le cose non sembra stiano così.Abbiamo verificato quanto scrive nella mail lo “sconosciuto di via XXV Aprile” constatando che a pagina 11 dello stradario comunale ufficiale risulta che via XXV Aprile è pubblica a partire da via Toti fino a viale Kennedy, quindi tutta l’arteria è pubblica anche quel piccolo tratto delimitato dai paletti “installati ben 44 anni fa”.

Cosicché, stando allo stradario, quei paletti sarebbero stati installati in maniera arbitraria e andrebbero rimossi per riconsegnare all’uso pubblico una strada che lo stradario comunale ufficiale riporta come pubblica. Quanto alla larghezza limitata che impedirebbe la realizzazione di marciapiedi, probabilmente lo “sconosciuto” dimentica che nello stesso rione esistono molte strade completamente prive di marciapiedi, come via Piave (dall’incrocio con via Cupa Scoppa fino a via Diaz), via Isonzo, via Lamarmora, via Cadorna, senza contare tutte le stradine strette e strettissime collegate alla poco distante via Orabona, cosicché non potrebbe essere questo il particolare capace d’impedire l’apertura di via XXV Aprile al traffico veicolare.

Se questo risolvesse il problema dell’invivibilità del rione Savignano, come sostiene il “noto farmacista”, basterebbe una semplice ordinanza del sindaco-assessore per dare risposta concreta alle esigenze dei cittadini. Invitiamo il primo cittadino a valutare questa ipotesi.

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