Trentola Ducenta

Il comitato “Acqua Bene Comune” entusiasta dell’esito referendario

 TRENTOLA DUCENTA. Raffaele Di Lauro, uno dei referenti locali per il comitato “Acqua Bene Comune”, esprime la sua personale soddisfazione e quella di tutto il comitato cittadino per la vittoria ed il buon risultato ottenuto sia a Trentola Ducenta che in Italia a favore dei Si (57% di votanti con il 91% ai Si).

“E’ stata semplicemente una battaglia di liberta’, difendere un diritto, quello dell’acqua come bene universale e di tutti. Privatizzare l’acqua sarebbe stato come imprigionare l’umanità senza che essa avesse commesso alcun reato. Dopo avere vinto questa battaglia, siamo pronti per affrontare qualsiasi altra che abbracci gli stessi principi, cioè rimettere l’uomo e la sua dignità al centro di tutti gli interessi globali ribadendo che la nostra libertà equivale alla nostra vita, ma sempre e soltanto attraverso il rispetto del nostro prossimo come noi stessi e riporta la nota fatta dal Comitato Regionale immediatamente dopo i risultati dei Referendum. Sono i numeri della rinascita del civismo quelli che ci troviamo di fronte alla fine di questa tormentata, lunga, estenuante, consultazione referendaria.

Una consultazione referendaria tormentata, sì, soprattutto a causa del boicottaggio generalizzato dei media radiotelevisivi che non l’hanno sostenuta, né partecipata, nemmeno quando si è ufficializzata l’apertura della campagna informativa. Ma questo dato finisce solo per dimostrare l’allontanamento delle televisioni dalla vita reale del Paese, e viceversa. Innegabile che questa vittoria si debba alla Rete. Merito di facebook, dei social network, del mailing virale.

Merito della gente. E’ stata soprattutto una tornata referendaria assai lunga, la nostra sull’acqua, perchè la battaglia per la ripubblicizzazione della gestione della risorsa idrica non vede la luce ieri, ma, all’incirca, una decina di anni fa. Si sono adoperati prima singoli cittadini, poi via via si sono costituite associazioni e comitati locali, infine confluiti nel Comitato referendario 2 Sì per l’Acqua Bene Comune, fino a tessere una rete italiana, una realtà capillare e diffusa che negli anni più recenti ha iniziato a lasciare un segno anche come Forum nazionale dei Movimenti per l’Acqua. A partire, dunque, sono stati quelli che per primi, in Italia, assaporano l’amaro della gestione multinazionale e liberista dell’acqua. La Puglia, il Lazio con la difficile esperienza Veolia, la Campania con la sofferta situazione della Gori, la Toscana, sono le regioni a cui tocca far brutta esperienza della privatizzazione. Le lotte civiche e le iniziative legali che ne derivano ruotano tutte intorno a temi che, da nord a sud, barrano il paese incatenandolo a una serie di difficoltà: inquinamento dei bacini, avvelenamenti da arsenico, depurazioni inesistenti, deficit di bilancio che tentano di giustificare minori investimenti, mancate implementazioni delle reti.

Nonostante i sostenitori della privatizzazione avessero proprio messo l’accento sulla opportunità di grossi investimenti finanziari da parte delle multinazionali, motivandone così l’accesso a una merce che merce non è. Non può esserlo per definizione. Non si può privatizzare l’acqua, l’acqua è un bene comune, un diritto inalienabile dell’essere umano. L’acqua è la vita, e la vita non conosce prezzo. Pure a voler scendere da un piano che potrebbe venir bollato come squisitamente filosofico, ontologico o spirituale, nessuna esperienza italiana ha dimostrato neppure la minima convenienza alla gestione privatistica dell’acqua, a voler ragionare in termini di interesse. Quale infatti l’interesse del cittadino che si vede propinare, a fronte di vari disservizi, bollette sempre più alte, visite degli incaricati delle multinazionali agli utenti morosi che assomigliano a rappresaglie punitive, customer-care ridotto all’osso e relativi distacchi di fornitura eseguiti con regolare e autentica facilità?

Questa vittoria schiacciante riporta al centro l’uomo, la sua capacità di sentirsi ed essere partecipe di una collettività. È stata una mobilitazione dal basso, la vittoria di una cittadinanza attiva, si è detto tante volte e va ribadito. Questa vittoria è degli italiani, delle persone che, mentre la politica se la litiga su questioni più o meno inutili, guardano ancora alla realtà delle cose. Il referendum ci dà vittoriosi, ma niente è passato, al contrario.

Una vittoria che è solo una tappa, e segna l’inizio di una nuova e più intensa battaglia civile e democratica che condurremo sui territori, dove occorre adesso riprendere per le corna il toro impazzito della privatizzazione, e risolvere i gravi problemi che sono stati causati in questi anni laddove si è appunto sperimentata già la gestione privata, per tornare a un modello di gestione dei beni comuni il più possibile partecipato e trasparente, ed efficiente. Lontano dalle logiche, traballanti, del mercimonio e di quello ‘sviluppo’ che non ritiene opportuno tener conto dell’uomo quando di mezzo c’è il denaro”.

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