Santa Maria C. V. - San Tammaro

Dopo l’incendio, la procura sequestra il Cie

 SANTA MARIA CV.La Procura di Santa Maria Capua Vetere ha disposto il sequestro probatorio dei luoghi dove sono avvenuti gli incidenti, la scorsa notte, nel Centro di identificazione e di espulsione del Casertano.

Il capo della Procura, Corrado Lembo, sottolinea che sono stati ‘accertati fatti eloquenti e gravi di devastazione’ che hanno reso “oggettivamente inutilizzabile il Cie”. Il sequestro consentira’ di effettuare accertamenti e di reperire tracce dei reati commessi.

Gli incendi e i tafferugli della scorsa notte hanno causato più di 25 feriti. Versioni opposte e contrastanti quelle che, fornite dalla polizia e dalla rete antirazzista campana, ricostruiscono quanto successo nel Centro di identificazione ed espulsione di Santa Maria Capua Vetere. La Questura dice che sono stati gli immigrati ad incendiare le tende; la Rete antirazzista, invece, sostiene che le fiamme sono state causate dal lancio di lacrimogeni da parte degli agenti.

Il sostituto procuratore della Repubblica di S.Maria Capua Vetere, Marco Bottino, sta coordinando le indagini di polizia e carabinieri per identificare, tra i circa 90 immigrati del Cie.

La denuncia arriva dalla Rete Antirazzista che spiega in un comunicato: “Stanotte un incendio ha devastato le tende del campo mentre la polizia inondava i profughi rinchiusi con i micidiali lacrimogeni CSs. Una situazione ormai del tutto inaccettabile e inumana che provoca l’insofferenza, la rabbia e la disperazione dei rifugiati tunisini, che da quasi due mesi continuano a vivere ingabbiati senza colpa alcuna in questa tendopoli esposta al sole e alla pioggia, priva di qualunque minimo requisito di vivibilità e di dignità, ma anzi oltre il limite della tortura psico-fisica. Una condizione ancora più esasperata dopo i dinieghi in primo grado delle richieste di protezione internazionale da parte della commissione di Caserta”.

Gli attivisti antirazzisti, l’altra notte, hanno contattato telefonicamente alcuni immigrati rinchiusi nel centro che hanno fatto una ricostruzione dei fatti avvenuti questa notte: “La tensione – hanno spiegato – è stata innescata quando uno dei reclusi ha saputo della morte di suo fratello in Tunisia e si è sentito male. Gli altri connazionali lo hanno condotto all’uscita della gabbia che circonda la tendopoli pretendendo che fosse curato fuori dall’Andolfato, ma quando hanno visto che la polizia lo trascinava per le braccia e lo maltrattava la tensione è comprensibilmente salita. A quel punto la polizia ha cominciato a caricare e soprattutto a sparare lacrimogeni a profusione per allontanare i migranti che protestavano e alcuni di questi lacrimogeni hanno dato fuoco alle tende”.

Le proteste e addirittura gli episodi di autolesionismo stanno diventando una tragica normalità all’interno della ex caserma Andolfato: “Ormai il Cie è un girone dantesco – denunciano gli attivisti – Negli ultimi giorni ci sono stati prima alcuni gravi atti di esasperazione e di autolesionismo con un profugo che è stato ricoverato dopo aver bevuto la candeggina e un altro che si è procurato ampie ferite col vetro dei bagni. Ancora stanotte un altro rifugiato ha ingerito del vetro. Per non parlare delle condizioni di vita umilianti e nocive: dopo la pioggia di pochi giorni fa i materassi si sono di nuovo e completamente inzuppati d’acqua (ricordiamo che non hanno più le reti e dormono tutti praticamente in terra) tanto che per protesta alcuni migranti hanno urinato sui materassi per rendere evidente l’umiliazione che subivano! Infine l’isolamento: la preclusione a qualunque associazione indipendente di entrare, eccetto agli avvocati, ha dato i suoi frutti. Un interprete della Croce Rossa è stato infatti allontanato e risulta indagato dopo la denuncia di due rifugiati: avrebbe sottratto denaro (400 euro e un oggetto d’oro) in cambio del millantato inserimento in fantomatiche liste per il permesso di soggiorno”.

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