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Recale apre le porte ai pazienti dell’Opg

Guido Pennacchietti RECALE. Recale apre le porte all’Ospedale Psichiatrico Giudiziario di Aversa. Il Movimento Civico LiberaMente, nella persona del portavoce provinciale Lello Porfidia, si è fatto promotore dell’iniziativa in città.

Alcuni pazienti dell’Opg di Aversa, accompagnati dagli infermieri della stessa struttura, saranno a Recale in questi giorni per visitare i luoghi storici ed in particolare Villa Porfidia. La stupenda villa settecentesca rappresenta infatti un sublime connubio fra la Reggia di Caserta e la zona rurale dell’epoca. I pazienti potranno godere di una visita guidata fra le regali stanze di Villa Porfidia e lo spettacolare giardino all’italiana. La visita guidata è stata possibile grazie all’impegno del gruppo infermieristico riabilitativo composto da: Guido Pennacchietti (nella foto), Angela di Siena, Raffaele Pagliuca, Patrizia Tirozzi, Franco Manna, Tommaso Esposito e Rosario di Tommaso. Gli infermieri svolgono da tempo questo tipo di attività riabilitative che hanno lo scopo di valutare l’atteggiamento dei pazienti al di fuori dell’Opg. Se la valutazione dovesse essere positiva, si può pensare ad un reinserimento degli stessi pazienti nel contesto sociale ed affidarli a strutture alternative all’Opg.

Angela di Siena: “Oltre a svolgere l’attività infermieristica all’interno della struttura, il gruppo di cui faccio parte, al di fuori dell’orario di servizio, organizza delle uscite per accompagnare i pazienti in permesso in musei, zone di mare, teatro, luoghi della provincia e non, dove i pazienti vivono dei momenti di socializzazione”.

Guido Pennacchietti: “Sono entusiasta di questo grande momento in quanto, da un lato, si valorizza il patrimonio artistico e storico della città in cui vivo e, dall’altro, si svolge un’attività riabilitativa determinate per il recupero dei pazienti dell’Opg di Aversa”.

“Tante – dicono da LiberaMente – sono le critiche mediatiche nei confronti dell’ospedale psichiatrico giudiziario di Aversa; spesso additato di essere un luogo di torture e suicidio. La verità è che, pur essendo una realtà difficile, per il tipo di pazienti che vi soggiorna,è una struttura dove gli operatori sanitari aiutano i pazienti a migliorare il loro stato di salute e consentire loro, un giorno, di lasciare la struttura per tornare ad una vita normale”.

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