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Ruby, Boccassini: “Fu come attacco militare per liberarla”

Ruby-BerlusconiROMA.E’ stato aggiornato al 18 luglio il processo per concussione e prostituzione minorile a carico del premier Silvio Berlusconi.

Quel giorno, alle 9.30, il collegio della quarta sezione penale scioglierà la riserva sulle 16 eccezioni preliminari sollevate dai difensori. L’udienza si terrà nell’aula della prima corte d’assise d’appello dove, dopo la lettura dell’ordinanza del collegio, si terrà un altro processo a carico del premier sul caso Mills.

Per il procuratore aggiunto di Milano, Ilda Boccassini, che oggi ha preso la parola per il suo primo intervento nel processo sul caso Ruby per replicare alla raffica di eccezioni presentate dalla difesa, “era palese che c’erano persone che si prostituivano” nel corso “delle serate nella residenza del premier” ad Arcore. Il procuratore aggiunto, rispondendo alle 16 eccezioni presentate dalla difesa, tra cui quelle di incompetenza funzionale e territoriale dei magistrati milanesi ad indagare, ha chiarito che già la Procura e poi il gip che ha disposto il processo hanno stabilito che la competenza spetta al Tribunale di Milano e non a quello dei Ministri.

Boccassini ha poi fatto un breve “excursus dei fatti”, spiegando che dalle intercettazioni in fase di indagine era “emerso un contesto di prostituzione che coinvolgeva anche una minorenne” e si parlava di “serate a cui partecipavano persone portate da Mora, Fede e Minetti”. La difesa, ha aggiunto Boccassini, “sostiene che la Procura di Milano ha cominciato questa indagine perché voleva colpire Berlusconi” ma, secondo l’accusa, invece era stato individuato “un contesto di prostituzionè” e dalle verifiche successive si è arrivati alla contestazioni a carico del premier. Riguardo al rilascio di Ruby nella famosa notte tra il 27 e il 28 maggio 2010, quando era stata portata in Questura, Boccassini ha raccontato che il presidente del Consiglio telefonò ai funzionari, dimostrando un”interessamento” che aveva il fine “di non recare nocumento alla sua immagine di uomo pubblico”.

Per il procuratore aggiunto “è evidente” dunque la connessione tra i reati di concussione e prostituzione minorile e la competenza di Milano. Boccassini ha ricordato inoltre come Giuseppe Spinelli, manager di fiducia del premier, fosse “l’erogatore che, dopo aver sentito Berlusconi, consegnava somme di denaro alle persone presenti alle serate”.

Secondo la Boccassini, nella famosa notte tra il 27 e il 28 maggio 2010 per far rilasciare Ruby si è verificato “come un attacco militare”, perché in successione negli uffici di via Fatebenefratelli si sono presentate prima la consigliera regionale Nicole Minetti e poi la brasiliana Michelle Conceicao. Il procuratore aggiunto ha ricordato che le indagini hanno ricostruito “tutto il tragitto” attraverso le celle telefoniche che ha portato Nicole Minetti in Questura quella notte. Negli uffici di via Fatebenefratelli si era presentata poco dopo, ha detto Boccassini, “anche la Conceicao che aveva saputo che la minore era in Questura”. Secondo il procuratore aggiunto, dunque, la notte in cui Ruby venne rilasciata e poi affidata alla consigliera regionale “abbiamo avuto un accerchiamento militare e si è diretto tutto in Questura”.

Per Bocassini non c’è stata alcuna violazione del diritto di difesa di Silvio Berlusconi nell’inchiesta sul caso Ruby, tant’è che già nell’ottobre del 2010, prima ancora che il premier fosse iscritto nel registro degli indagati i suoi legali hanno raccolto una serie di testimonianze di coloro che avrebbero partecipato alle serate ad Arcore. Bocassini ha detto che gli avvocati del premier è “come se avessero avuto la palla magica”, in quanto come si legge nei verbali difensivi redatti mesi prima, ma depositati dopo l’invito a comparire dello scorso 14 gennaio, “le domande che vengono poste sono proprio quelle su cui l’accusa ha fondato il capo di imputazione”.

I legali del premier: nessuna “palla magica”, da Boccassini note di colore. “La difesa non ha nessuna palla magica, ma ha usato lo strumento processuale previsto dal codice delle indagini difensive”. Così l’avvocato Filippo Dinacci, uno dei legali di Silvio Berlusconi, ha risposto, parlando con i cronisti, a quanto detto in aula dal procuratore aggiunto Ilda Boccassini, la quale ha affermato che i difensori del premier hanno raccolto testimonianze difensive quando il caso Ruby non era ancora di dominio pubblico. L’avvocato Dinacci, inoltre, rispondendo alle domande dei giornalisti che gli chiedevano di commentare l’espressione “attacco militare” usata dal pm Boccassini per parlare della presenza di Nicole Minetti e Michelle Conceicao la notte tra il 27 e il 28 maggio 2010 presso la Questura, ha risposto: “Queste sono note di colore che non c’entrano con le questioni preliminari”. Secondo Dinacci, l’intervento del pm Boccassini oggi in aula “non ha risposto” alle sedici eccezioni presentate dalla difesa, tra cui quelle di incompetenza funzionale e territoriale dei magistrati milanesi.

“La tardiva iscrizione nel registro degli indagati determina l’inammissibilità del rito: se la procura avesse iscritto Silvio Berlusconi a luglio, non avrebbe potuto chiedere il giudizio immediato”. Così l’avvocato Giorgio Perroni, sostituto processuale dei legali del premier Silvio Berlusconi, ribadisce perché, ad avviso del collegio difensivo, i giudici della quarta sezione penale devono accogliere le eccezioni preliminari sollevate la scorsa udienza a cui oggi ha replicato il procuratore aggiunto Ilda Boccassini.

Secondo Perroni, la procura “ha voluto giustificare l’iscrizione tardiva di Berlusconi (il 21 dicembre 2010, ndr) nella propria propria ottica, ma quando Karima El Mahroug ha rilasciato le prime dichiarazioni agli inquirenti, non ha parlato solo di Lele Mora, Nicole Minetti ed Emilio Fede, ma anche di Berlusconi. Per cui mi sembra naturale che la sua iscrizione avrebbe dovuto avvenire insieme agli altri indagati perché o ritieni che non ci sono riscontri, oppure iscrivi subito tutti”.

Il riferimento è agli altri indagati coinvolti nel procedimento per i quali è stato chiesto il rinvio a giudizio e si è in attesa dell’udienza preliminare. Ad avviso del legale, del resto, “basta leggere il decreto di giudizio immediato per rendersi conto che le fonti di prova sono tutti atti compiuti prima dell’iscrizione di Berlusconi”.

Un altro dato sottolineato riguarda le intercettazioni svolte durante le indagini in cui figura come interlocutore Silvio Berlusconi. “Noi riteniamo che le intercettazioni dovevano essere autorizzate dalla Camera perché miravano al presidente del Consiglio e perché si tratta di intercettazioni non casuali – ha detto Perroni – Anche dopo l’iscrizione di Berlusconi sono stati acquisiti tabulati senza passare dalla Camera”. Il legale ha concluso: “Dal mio punto di vista questi sono dati obiettivi”.

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