Italia

Referendum, quorum raggiunto. “Ora dimissioni”

 ROMA.Il quorum per i quattro referendum è stato raggiunto. Il datosi è attestato intorno al 57%, pari ad un’affluenza alle urne superiore al 50 per cento, più uno, dell’intero corpo elettorale.

I seggi hanno chiuso definitivamente alle ore 15 di lunedì. Domenica alle ore 22 aveva votato il 41,1% degli aventi diritto. Per superare anche l’incognita del voto all’estero era necessario oltrepassare il 53,51 per cento.

DOPO 16 ANNI IL QUORUM. Un risultato decisamente positivo per i comitati referendari, che per la prima volta da 16 anni a questa parte riescono nell’obiettivo di ottenere una partecipazione di popolo tale da garantire la validità della consultazione. In tutte le precedenti occasioni, infatti, il fronte dei no ha sempre preferito optare per una campagna pro-astensione, con l’obiettivo di far fallire il voto assommando il proprio non voto a quello degli astensionisti fisiologici, coloro che cioè non vanno a votare neppure per le elezioni politiche. Ma questa volta il “fuori gioco” referendario non è scattato. E il risultato alla fine è stato scontato: i sì per i diversi quesiti, senza significative variazioni per i diversi temi affrontati, risultano attorno al 95-97%.

SCRUTINI PARZIALI. Ecco i risultati provvisori in base agli scrutini parziali. Primo quesito, sulla privatizzazione dell’acqua: con 8.130 sezioni scrutinate su 62.878 sì al 95,5 per cento, no al 4,5 per cento. Secondo quesito, sui profitti sull’acqua: con 4.036 sezioni scrutinate su 62.878, il sì è al 95,9 per cento, il no al 4,1 per cento. Terzo quesito, sul nucleare: con 1.974 sezioni scrutinate su 62.878, il sì è al 94,4 per cento, il no al 5,6 per cento. Quarto quesito, sul legittimo impedimento: con 960 sezioni su 62.878, il sì è al 94,8 per cento, il no al 5,2 per cento.

BERLUSCONI: “ORA AVANTI CON LE RINNOVABILI”. “L’Italia, probabilmente, a seguito di una decisione che il popolo italiano sta prendendo in queste ore, dovrà dire addio alle centrali nucleari e quindi dovremo impegnarci fortemente sul settore delle energie rinnovabili”. Lo ha detto, durante la conferenza stampa al termine del vertice italo-israeliano con il premier Benjamin Netanyahu,il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, in vista del raggiungimento del quorum del Referendum su nucleare, acqua privata e legittimo impedimento.

GHEDINI: “NON CAMBIA SITUAZIONE PROCESSUALE DEL PREMIER”. Intanto, se per via del referendum dovesse essere abrogata la legge sul legittimo impedimento, secondo l’avvocato Niccolò Ghedini la situazione processuale di Berlusconi “non cambia affatto”. “Noi con la legge attuale – ha precisato Ghedini – dal 28 febbraio, da quanto sono cominciati i processi, abbiamo già fatto quasi una ventina di udienze, una media elevatissima. Oggi il presidente del Consiglio – ha proseguito il legale che è anche parlamentare del Pdl – era impegnato in un vertice bilaterale Italo-israeliano e noi abbiamo comunque fatto udienza perché ci siamo impegnati a farla ogni lunedì. E quindi si va al di là del problema della legge”. Ghedini ha inoltre ribadito che la difesa del premier ha impostato l’attività processuale “sul principio di leale collaborazione richiesta dalla Consulta”. Ghedini ha però fatto notare che spesso a Milano i giudici “vogliono fare quattro processi in contemporanea” e che “quindi bisogna che anche loro si adeguino anche alle esigenze della difesa”.

BERSANI: “SI DIMETTANO”. “Questo è stato un referendum sul divorzio tra il governo e il Paese”. Così il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, commenta l’esito del referendum. “Non ho bisogno di sottolineare l’enormità del dato, dopo 16 anni che il quorum non veniva raggiunto. Tutte le regioni italiane hanno superato il quorum. Questo referendum dice che tutti i cittadini sono uguali davanti alla legge e che Berlusconi sta diventando irrilevante. A questo punto si dimettano e aprano una situazione nuova, passando la mano al Quirinale”. Bersani esclude il sostegno del Pd a una manovra di salute pubblica: “I referendum dicono che gli italiani chiedono un elemento di fiducia e lo si può fare solo con le elezioni. Il paese parteciperebbe con convinzione anche a una ripartenza sulla base di un confronto elettorale”. “Per il bene del Paese il percorso ideale è crisi, Quirinale, verifica rapida sulla possibilità di riformare la legge elettorale e se no si va a votare”. Questo l’iter indicato dal segretario del Pd, che parla anche della Lega: “Non entro nel dibattito della Lega, vedremo a Pontida cosa diranno, ma tempo fa dissi che si può anche stare con uno che perde se tu vinci o con uno che vince se tu perdi, ma se entrambi perdono ci vuole una riflessione”.

CALDEROLI: “STUFI DI PRENDERE SBERLE”. “Alle Amministrative due settimane fa abbiamo preso la prima sberla, ora con il referendum è arrivata la seconda sberla e non vorrei che quella di prendere sberle diventasse un abitudine. Per questo domenica andremo a Pontida per dire quello che Berlusconi dovrà portare in Aula il 22 giugno, visto che vorremmo evitare che, in quanto a sberle, si concretizzi il proverbio per cui non c’è il due senza il tre…”.Lo afferma il Ministro per la Semplificazione Normativa e Coordinatore delle Segreterie Nazionali della Lega Nord, senatore Roberto Calderoli.

GRILLO: “SIAMO ANCORA UN POPOLO”. “Siamo ancora un popolo! è stato raggiunto il quorum per tutti e 4 i referendum. Per il nucleare è il secondo referendum con cui i cittadini hanno mandato a fanculo i partiti. Vedremo se avranno il coraggio di riproporlo”. Così scrive Beppe Grillo sul suo blog.

VENDOLA: “REFERENDUM CONTRO IL BERLUSCONISMO”. Non è un referendum su Berlusconi ma lo è certamente sul berlusconismo”: lo ha detto il leader di Sinistra, Ecologia e Libertà, Nichi Vendola, presidente della Regione Puglia, commentando l’esito dei referendum e rispondendo a chi gli chiedeva se fosse corretto collegarlo all’esito delle recenti amministrative. “Oggi vince l’Italia dei beni comuni, perde l’Italia delle lobby”, ha aggiunto.

DI PIETRO. “RISULTATO STRAORDINARIO”. Un “risultato straordinario”. Così il leader dell’Italia dei Valori, Antonio Di Pietro, definisce i risultati sui referendum che dimostrano “un Paese vivo, che crede nella Costituzione e che nei passaggi importanti sa far sentire la sua voce”. “Sono orgoglioso, dopo il dovere svolto da magistrato con Mani pulite, di aver con il referendum fatto qualcosa di importante per il mio paese”, ha aggiunto l’ex pm. Secondo Di Pietro, però, non bisogna ora chiedere le dimissioni: “L’Idv in tempi non sospetti ha chiesto le dimissioni di Berlusconi. Farlo ora in nome dei risultati referendari è una strumentalizzazione. Sono andati a votare sìanche molti elettori del centrodestra. Per rispetto nei loro confronti non possiamo chiedere le dimissioni del governo solo in nome dei referendum”.

BOCCHINO (FLI): “GOVERNO BOCCIATO, ORA DIMISSIONI”. “Il risultato dei referendum parla chiaro e rappresenta una ulteriore e sonora bocciatura di Berlusconi”. Lo dice Italo Bocchino, vicepresidente vicario di Fli, secondo cui , il governo dovrebbe dare “dimissioni utili a chiarire il quadro politico”.

TERZO POLO: “SI A REFERENDUM E’ UN NO AL GOVERNO”. “La grande partecipazione popolare ai referendum dimostra la volontà degli italiani di tornare ad essere protagonisti: è ormai chiaro che la maggioranza e il governo sono totalmente sordi, incapaci di capire ciò che vogliono gli italiani”. Lo scrivono in una dichiarazione comune Fini, Casini e Rutelli, al termine di un vertice del Terzo Polo. “Nel raggiungimento del quorum – sottolineano – è stato determinante il Terzo Polo, con la decisione di invitare tutti al voto al di là delle scelte di merito che consapevolmente rivendichiamo. Il sì ai referendum è un no grande come una casa a questo governo. E’ tempo che Berlusconi ne prenda atto. Minimizzare, come ha fatto dopo le amministrative, sarebbe irresponsabile e dannoso per gli interessi nazionali”.

LA RUSSA: “NON CAMBIA NULLA”. “Se non si fosse raggiunto il quorum sarebbe stato un grande boomerang per la sinistra che ha politicizzato l’appuntamento elettorale. Ma il fatto che il quorum sia stato raggiunto non cambia nulla per il governo”. Lo ha detto il ministro della Difesa e coordinatore del Pdl, Ignazio La Russa, commentando i dati sul referendum al Tg3.

CICCHITTO: “NESSUNA RICADUTA POLITICA”. “L’esito del referendum non ha ricadute sul quadro politico generale e sul governo perché con esso non è stato impostato lungo discriminanti politiche”. Lo dichiara il capogruppo Pdl alla Camera, Fabrizio Cicchitto.

SCAJOLA: “SEGNALE DI DISAGIO VERSO IL GOVERNO”. “Questi referendum hanno dato due indicazioni, una sul piano politico e una sul merito. Sul piano politico si tratta di un segnale di forte disagio che l’opinione pubblica dimostra verso chi governa, perché così erano orientati i referendum. Credo che noi si debba lavorare in tempi celeri al di là delle persone per rimettere insieme il popolo del centrodestra e dei moderati, uscendo da alcuni accenti estremi”: lo ha detto Claudio Scajola, deputato del Pdl, parlando al Tg3.

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