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Brasile, no a estradizione per Battisti: è libero

Cesare Battisti BRASILIA.Cesare Battisti può essere liberato. Sei dei nove giudici della Corte suprema brasiliana hanno infatti votato a favore della sua liberazione.

L’ex terrorista si intende quindi non estradabile in Italia e questa notte ha già lasciato la prigione di Papuda dopo oltre quattro anni di detenzione. Silvio Berlusconi, ha appreso con vivo rammarico il diniego all’estradizione. La decisione, scrive Palazzo Chigi, non tiene conto delle legittime aspettative di giustizia del popolo italiano ed in particolare dei familiari delle vittime di Battisti. L’Italia, pur rispettando la volontà del Tribunale Supremo Federale, continuerà la sua azione e attiverà le opportune istanze giurisdizionali per assicurare il rispetto degli accordi internazionali che vincolano due Paesi accomunati da legami storici di amicizia e solidarietà.

La scarcerazione e il no alla sua estradizione sono stati decisi per 6 voti a 3: hanno votato a favore della liberazione i giudici Marco Aurelio Mello, Luis Fux, Carmen Lucia, Ricardo Lewandowski, Joquim Barbosa e Ayres Britto. Hanno votato contro il presidente del Supremo Tribunale Federale (Stf), Cezar Peluso, il giudice relatore Gilmar Mendes e la giudice Ellen Gracie. Il presidente Peluso firmerà oggi stesso l’ordine di scarcerazione di Battisti, che potrà quindi essere liberato questa notte.

Prima di questa votazione, la Corte Suprema brasiliana aveva già respinto con 6 voti a 3 il ricorso dell’Italia contro la decisione dell’ex presidente Luiz Inacio Lula da Silva di negare l’estradizione a Battisti. La Corte aveva infatti stabilito che Roma non ha la legittimità di contestare la decisione sovrana di Lula. Restava però ancora da stabilire se Lula, con la sua decisione dello scorso 31 dicembre (ultimo atto della sua presidenza prima di passare la mano a Dilma Rousseff), avesse rispettato o meno il Trattato di estradizione in vigore tra Italia e Brasile dal 1989. La riunione dei nove giudici, quindi, è proseguita in plenaria per esaminare il caso.

Il giudice relatore Gilmar Mendes ha parlato nella plenaria della Corte Suprema per oltre un’ora per convincere i colleghi ad affrontare la questione Battisti nell’ottica di stabilire se il presidente Lula avesse rispettato o meno il trattato di estradizione con l’Italia nella sua decisione dello scorso 31 dicembre. Alcuni giudici, infatti, sostenevano che, una volta respinto il ricorso dell’Italia, l’estradizione dovesse intendersi negata, rendendo automatica la scarcerazione dell’ex terrorista.

“Il ministro degli Esteri, Franco Frattini, prende atto con profondo rammarico della decisione con la quale, contraddicendo la sua stessa precedente pronuncia, il Supremo Tribunale Federale del Brasile ha oggi convalidato il diniego dell´estradizione in Italia di Cesare Battisti permettendone la scarcerazione”, si legge in una nota della Farnesina in cui si preannuncia l’intenzione dell’Italia di “attivare immediatamente ogni ulteriore possibile meccanismo di tutela giurisdizionale presso le competenti Istituzioni multilaterali, e in particolare presso la Corte Internazionale di Giustizia dell’Aja, per perseguire la revisione di una decisione che non si ritiene coerente con i principi generali del diritto e con gli obblighi previsti dal diritto internazionale”. “Pur rispettando la decisione del massimo organo giurisdizionale brasiliano – prosegue la nota – il Ministro Frattini ribadisce il convincimento del Governo italiano, condiviso da tutte le forze politiche e dall’opinione pubblica, in merito alla fondatezza della richiesta di estradizione”. “Non posso non rilevare come la decisione odierna del massimo organo giudiziario brasiliano, oltre ad offendere il diritto alla giustizia per le vittime dei crimini di Battisti, appaia contraria agli obblighi sanciti dagli accordi internazionali che legano i due Paesi, peraltro accomunati da profondi e antichi legami di amicizia e consanguineita”, aggiunge Frattini.

“Sono nel Supremo da vent’anni e non mi sono mai trovato davanti ad una situazione in cui l’esecutivo si pronuncia su una questione riguardante la politica estera che viene poi messa in discussione da un governo straniero” aveva assicurato il giudice Marco Aurelio Mello. Nell’invitare la Corte ad andare oltre e affrontare la situazione di “una persona che è in carcere da quattro anni”, il giudice Barbosa ha sottolineato che “il caso è chiuso, non c’è niente in cui uno Stato straniero possa immischiarsi”.

“La decisione dei giudici supremi brasiliani di non avallare l’estradizione di un criminale come Battisti, così come quella dell’allora presidente Lula, è stata l’ennesima umiliazione inferta alle famiglie delle sue vittime”: così il ministro della Gioventù, Giorgia Meloni, commenta la decisione assunta dai togati del Tribunale supremo federale brasiliano. Per il ministro “le motivazioni addotte per il rigetto del ricorso rappresentano uno schiaffo alle istituzioni italiane, un atto indegno di una nazione civile e democratica. Il governo continuerà a fare tutto ciò che è in suo potere, anche in seno alla Ue, per far sì che un volgare assassino che sinora ha mascherato i suoi delitti dietro la lotta politica possa essere finalmente consegnato alle patrie galere, scontando finalmente il suo debito con il popolo italiano. Abbiamo lavorato molto affinché l’opinione pubblica e le massime autorità brasiliane comprendessero finalmente che la figura di Battisti non è quella di un perseguitato politico, e nemmeno di un politico, ma di un criminale comune, un volgare assassino rimasto impunito per trent’anni, ma alla fine una vergognosa retorica politica ha avuto la meglio sulla giustizia. Accogliendo favorevolmente la risoluzione bipartisan degli europarlamentari italiani sull’estradizione dell’assassino Battisti, anche l’Europa aveva deciso di far sentire con una sola voce le ragioni della giustizia e della legalità, ma nemmeno questo è bastato a convincere i giudici brasiliani. Nonostante quanto avvenuto non smetteremo mai di pretendere che sia fatta giustizia per tutte le vittime della violenza politica, nè smetteremo di batterci fino a quando assassini ripuliti del calibro di Cesare Battisti non salderanno il loro conto con l’Italia”.

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