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Sentenza Gea: non fu associazione a delinquere

 Non può essere accertata nessuna ipotesi di associazione a delinquere riguardo ai presunti illeciti commessi dalla Gea, società detentrice di molte procure dei calciatori.

Questo è in pratica ciò che hanno dichiarato i giudici della prima corte d’appello di Roma in merito alla sentenza che ha condannato Luciano Moggi ad un anno di reclusione ed ai cinque mesi ricevuti dal figlio. “I reati ritenuti a carico dei due imputati– si definisce nel provvedimento depositato dal collegio presieduto da Giovanni Masi –sono riconducibili a scelte individuali ascrivibili addirittura ai singoli e senza che nei fatti possano ravvisarsi gli elementi costitutivi del delitto associativo”.I Moggi furono ritenuti responsabili di violenza privata per le pressioni esercitate al fine di ottenere nuove procure.

La sentenza su Luciano Moggi fu dovuta ad un caso eclatante: quello di Emanuele Blasi, centrocampista del Napoli che passò dalla procura di Stefano Antonelli a quella della Gea. Il figlio Alessandro, che presiedeva la Gea, invece pagò per le vicende legate a due giovani della Juventus Zetulayev e Boudianski. “È chiaro che il direttore generale della Juventus– mettono in evidenza i giudici –chiudeva in un angolo il Blasi costretto a non servirsi più dell’Antonelli quale procuratore pena il mancato adeguamento stipendiale”.

Quanto ad Alessandro, come si può vedere nelle 39 pagine depositate, si rese protagonista di “un atteggiamento minatorio nei confronti dei due giovani, al fine di costringerli a firmare la procura a suo favore”. Nel processo furono coinvolti, e poi assolti, anche i procuratori Franco Zavaglia e Davide Lippi oltre che Franco Ceravolo, collaboratore di Luciano Moggi.

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