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Beni confiscati, il sindaco Zagaria: “Basta polemiche ingiuste, ecco la verita’”

Fortunato ZagariaCASAPESENNA. Ritorna, periodicamente ritorna, la polemica circa l’utilizzo di un bene confiscato a sede della Banca.

Più precisamente, si tratta di un bene confiscato in danno di Michele Zagaria, sito alla 13.a traversa di Corso Europa; esso si sviluppa su due piani ed è costituto da vari locali che, a seguito della confisca, sono stati concessi in uso ed attualmente utilizzati, quali: sede della protezione civile locale per fini istituzionali, sede di un archivio comunale, sede della caritas locale per fini sociali, sede del Banco di Bari – ex Banco di Napoli (così come originariamente trasferito al comune e, si badi bene, costituente solo una piccola porzione del bene in questione, confiscato e riutilizzato).
E cosa assai rilevante per comprendere l’intera vicenda: i proventi derivanti dalla sua locazione sono destinati a fini sociali per la comunità di Casapesenna. In merito accade, è già accaduto più volte, che la cattiva informazione parli dell’argomento senza tener conto della verità e di documenti ed atti che lo confermano e sono oltremodo chiari e a tutti comprensibili; accade che la spasmodica voglia di dimostrarsi sempre più puri degli altri, spinga certa stampa e certe sigle associazionistiche locali ad affermare cose che non stanno né in cielo e né in terra, usando a pretesto stereotipi e luoghi comuni su Casapesenna, piuttosto che parlare di un comune strenuamente e coerentemente impegnato ad affermare la legalità.
Ma andiamo ai fatti. Il facile pretesto per tornare a parlare della vicenda è venuto da un incontro del 27 maggio scorso, in cui l’amministratore delegato del Consorzio Agrorinasce, Giovanni Allucci, ha parlato della situazione dei beni confiscati a Casapesenna: è stata un’occasione rituale in cui produrre un report della situazione. Null’altro. E, invece, c’è chi ha preso al volo l’occasione per rilanciare accuse pretestuose e campate in aria (peraltro senza sollecitare il più giusto contraltare e, quindi, il parere di questa amministrazione), consapevole che in questa realtà territoriale, così colpita dalla malattia della criminalità organizzata, basta soltanto insinuare il sospetto e gridare allo scandalo, e il dubbio diventa certezza e la missione è compiuta.
Il problema, però, è il seguente: che lo dica qualche esponente della sede locale di Legambiente è nelle cose possibili e rientra in un accanimento puntuale e stucchevole che quell’associazione da sempre persegue contro l’attuale amministrazione comunale, più volte spiegata con l’impegno politico assolto da quei sodali nell’ultima tornata amministrativa e con i rancori e i pregiudizi mai dismessi da parte loro. Che a negare la verità e a scrivere fandonie sia, però, anche qualche importante quotidiano, questo è veramente un fatto disdicevole e non ammissibile.
Ma documentiamoli i fatti, ribadiamo la veridicità della questione. In data 6 luglio 2009, il Commissario Straordinario ai beni confiscati, Antonio Maruccia, scriveva a questo comune per conoscere, tra gli altri, “lo specifico utilizzo” dell’unico bene effettivamente utilizzato e “la sua conformità al decreto di destinazione”. E chiedeva altresì di informare anche “sulle attività che saranno poste in essere per consentire l’utilizzo degli altri beni confiscati ubicati nel territorio del comune di Casapesenna”.
In data 20 luglio 2009, questo comune scriveva al Commissario Straordinario (e p.c. al Prefetto di Caserta) che “il bene in discorso, confiscato in danno di Zagaria Michele, è sito alla 13.a traversa di Corso Europa… In sintesi si ribadiva quanto scriviamo agli inizi di questo documento, in sede di presentazione della vicenda. E si spiegava anche – cosa importante! – che tale bene confiscato “non è stato possibile destinarlo anche a ‘Casa degli Anziani’ per la declinazione dell’offerta da parte degli interessati che hanno preferito locali posti nel centro storico del comune di Casapesenna, tenuto conto dell’ubicazione dell’immobile confiscato, posto in periferia”. Nella stessa lettera a firma del primo cittadino, si rendeva noto altresì che “per quanto concerne gli altri immobili confiscati… “essi sono stati concessi in comodato d’uso al Consorzio Agrorinasce che allo stato cura le procedure per la realizzazione delle rispettive destinazioni mediante la loro ristrutturazione e adeguamento agli usi cui sono destinati”.
Sempre in merito alla prospettata ubicazione della sede del Banco di Napoli (poi Banca di Bari), va poi soprattutto ricordata e menzionata la lettera della Prefettura di Caserta del 15 maggio 2000, a firma del prefetto Sottile, in cui, mentre si concordava con “le altre finalità prospettate (archivio comunale, protezione civile, caritas, ndr.) si esprimeva “parere contrario relativamente alla destinazione quale sede del Banco di Napoli a meno che non sia impossibile reperire un’altra sede per il Banco di Napoli nel territorio del comune di Casapesenna. In tal caso, infatti, la prospettata finalità assumerebbe connotati sociali, considerate le funzioni svolte dagli istituti bancari”.
Per la cronaca, circa le procedure di realizzazione delle destinazioni dei beni confiscati, in merito è utile sottolineare che questo comune, insieme ad Agrorinasce, ha avanzato, sin qui inutilmente, numerose richieste di finanziamento. E’, però, di qualche giorno fa la notizia: sembrerebbe (il condizionale in questi casi è sempre d’obbligo!) che si stiano per finanziare i lavori di ristrutturazione di due beni confiscati. Proseguendo, nell’excursus della vicenda, il 9 settembre 2009, il commissario straordinario Maruccia, a sua volta scriveva, tra gli altri, che “si ritiene necessario evidenziare che la locazione al Banco di Bari di una parte dei locali non appare conforme alle previsioni di destinazione degli immobili, di cui all’articolo 2 undicies della legge 575/1965, pur considerando le difficoltà di utilizzo come ‘casa degli anziani’ e tenendo conto che i relativi proventi sono assegnati a fini sociali generali”.
Di qui le conclusioni dello stesso Maruccia, per cui “si ritiene che codesto comune, alla scadenza del contratto di locazione dei locali in questione, destini gli stessi ad effettivi fini sociali”. L’ente comunale, pertanto, con nota del 21 settembre 2009, prontamente comunicava al Banco di Napoli – Banca di bari “la risoluzione del contratto di locazione in essere con decorrenza 30 ottobre 2011”. Lo stesso comune di Casapesenna, però, sempre nell’intento di ricevere il più ampio e chiaro mandato a risolvere la questione, in data 15 luglio 2010, con ennesima lettera indirizzata all’Agenzia Nazionale dei beni confiscati e al Prefetto Morcone, riassumeva i termini della vicenda, ora rendicontati, e chiedeva formalmente “apposito parere (alla luce delle vigenti disposizioni legislative) circa la possibilità di mantenere in essere il contratto di locazione con la banca di Bari con la clausola che i proventi verranno destinati a fini sociali”.
A stretto giro di posta, la risposta del prefetto Morcone, Direttore Generale dell’Agenzia Nazionale Beni Confiscati, è stata la seguente: “codesta amministrazione (di Casapesenna, ndr.) potrà rinnovare il contratto d’affitto all’attuale locatario”. Le motivazioni? Eccole: “in materia di assegnazione di beni confiscati, destinati da quest’Agenzia alle amministrazioni comunali, l’articolo 2-undecies, comma 2 lettera b), della legge 31 marzo 2010 n° 50, di conversione del d.l. 4 febbraio 2010, n°4, istitutivo di quest’Agenzia, prevede espressamente che gli enti territoriali possano destinare i beni anche a fini di lucro, quando non sia possibile altra destinazione ed a condizione che i relativi proventi siano reimpiegati esclusivamente per finalità sociali”.
Tutto semplicemente chiaro, soprattutto in virtù della ulteriore precisazione del prefetto Morcone: “si soggiunge che il difforme parere, a suo tempo reso sulla questione dall’Ufficio del commissario straordinario per i beni confiscati, è dovuto alla circostanza che la normativa vigente non contemplava la possibilità di utilizzazione dei beni per finalità diverse da quelle sociali”.
Questi i fatti! E allora su cosa pontificano talune associazioni e giornali? Che forse questo comune non abbia agito secondo legge? Che forse il parere del prefetto Morcone non abbia l’autorevolezza della Istituzione e il supporto delle leggi? Più in generale, c’è ancora chi si ostina ad affermare che questo comune non pratichi da anni un severo e coerente impegno a favore della legalità, impegno, tra gli altri, documentato e perfettamente a conoscenza dell’Autorità Territoriale di Governo? E allora perché montare polemiche pretestuose e formulare accuse infondate? E ancora: quali scopi persegue una parte della stampa e quell’associazione ambientalista locale che gridano allo scandalo senza verificare e confutare i reali termini della vicenda o addirittura facendo finta di non conoscerla?
Sono interrogativi che giriamo alla pubblica opinione e a tutti quei cittadini che quotidianamente riscontrano l’effettivo lavoro da noi svolto. Intanto, riteniamo che con le spiegazioni e la documentazione appena addotti, abbiamo offerto il miglior contributo alla trasparenza e alla verità. Il resto sono frottole che si commentano da sole”.
Il sindaco del Comune di Casapesenna Fortunato Zagaria

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