Campania

Prostituzione nel casertano, arrestata “mamam” nigeriana

 CASERTA. Nella serata del 23 giugno, dopo alcune ore di appostamento e pedinamenti, gli agenti delle Squadre Mobili di Caserta e Padova, hanno arrestato a Santa Maria Capua Vetere una “madame”, nigeriana di 27 anni.

La donna, Erunwmunse Enogie Agho, 27 anni, residente a Castel Volturno, munita di regolare permesso di soggiorno, era colpita da un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dall’Ufficio Gip presso il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, su richiesta della Procura sammaritana, per avere favorito l’ingresso clandestino in Italia di cittadini extracomunitari, estorsione, induzione e sfruttamento della prostituzione. In particolare, secondo le indagini condotte dalla Squadra Mobile di Padova congiuntamente ai colleghi di Caserta, la donna, nell’ottobre 2008, organizzava e finanziava l’ingresso illegale in Italia di una connazionale, I.D., all’epoca poco più che ventenne, con la promessa di un lavoro. Invece, la giovane, una volta giunta in Castel Volturno, per restituire le somme anticipate per il viaggio, veniva indotta, mediante violenze e minacce di morte, praticate anche sottoponendola a rituali “wodoo”, ad esercitare l’attività di prostituzione e costretta a consegnare alla Erunwmunse Enogie Agho i relativi proventi, per una somma complessiva superiore ai 20mila euro.

Nel luglio del 2009, la giovane fuggiva da Castel Volturno, trovando rifugio ed ospitalità a Padova, presso l’abitazione di una sua connazionale, conosciuta durante la traversata del mediterraneo, e dove, nell’ottobre 2010, sporgeva denuncia contro la sua sfruttatrice alla locale Squadra Mobile.

Le indagini, che si sviluppavano anche nel casertano, al fine di verificare le dichiarazioni della giovane ed identificare la sua madame, evidenziavano l’esistenza di soggetti senza scrupoli che, dopo aver reclutato le donne in Nigeria, le accompagnavano fino in Libia e da lì le imbarcavano alla volta dell’Italia, per poi destinarle al mercato della prostituzione. Arrivate in Italia, le ragazze venivano costrette a “vendere il loro corpo” per poter saldare il debito contratto con l’organizzazione.

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