Orta di Atella

Tar e licenze edilizie, Ats chiede tavolo tecnico-amministrativo

 ORTA DI ATELLA. L’associazione Ats, attraverso il suo presidente Salvatore Sorvillo, interviene sulle ultime quattro sentenze del Tar in riferimento agli annullamenti dei permessi di costruire rilasciati nell’arco temporale dal 2000 al 2005.

Leggendo a mente fredda, e mettendo a confronto le quattro sentenze, si può subito evidenziare che sono una copia l’una dell’altra, seppur gli immobili ricadano in diverse zone del paese. Leggendo si ha subito un sentore politico della cosa. Si pone in primo luogo l’inadeguatezza delle parti a depositare controdeduzioni valide e talvolta attinenti al procedimento.

Le motivazioni di rigetto sono inequivocabilmente ricondotte ad una matrice tecnico-amministrativa, ovvero all’impossibilità dell’ente ad emettere il titolo abilitante, poiché lo strumento urbanistico locale pone la condizione vincolante, dell’adozione di uno strumento attuativo di livello per pianificare le opere di urbanizzazione, quindi scaturirne le edificabilità dei lotti. E, anche se presenti, tali opere dovrebbero essere calcolate e commisurate alla popolazione del comparto di riferimento. Anzi, si va oltre in alcuni casi, addirittura le Umi(Unità minima di intervento) sarebbero vincolate alla realizzazione di opere di urbanizzazione secondaria.

Sembra evidente che, non si è voluto tener conto della possibilità di edificazione che dà il nostro Prg e nella fattispecie dell’articolo 8 delle Norme tecniche di attuazione. Ma ciò che rende la matrice politica dei verdetti è il continuo riferimento allo scioglimento per motivi camorristici del comune di Orta di Atella. Tale menzione non avrebbe alcun senso sul piano di una discussione tecnica. Inoltre, un continuo riferimento è il considerevole incremento abitativo che in dieci anni ci ha portato da 10.000 unità a superare le 23.000 unità. Il dato è vero ma se si legge la relazione tecnica allegata al Prg ci si rende conto che il progettista aveva calcolato l’incremento abitativo sino a 30.000 unità, che è normale per un paese dotato di una posizione geografica molto favorevole e con il primo Prg che sbloccava edificabilità ferma al programma di fabbricazione datato 1972.

Ma ciò che non si è analizzato, e chi per essi ha redatto le note tecniche ai ricorsi, è stato chiarire ai giudici che il Prg nella sua interezza individua gli standard esterni ai comparti e che in ogni caso per le aree dei comparti esistono ancora zone libere da poter espropriare per garantire le altre opere accessorie. A questo punto sembra doveroso continuare a proporre a gran voce la possibilità della cessione volontaria delle strade, la sottoscrizione degli atti d’obbligo e delle convenzioni, la possibilità di realizzare piani di lottizzazione in sanatoria, l’attuazione dell’articolo 8 comma 1 e 2 delle Norme tecniche di attuazionee porre in essere qualsiasi altro intervento inerente.

Ad attuare le espropriazioni legate agli standard esterni, non ultimo a determinare le perimetrazioni urbanistiche per la redazione del Puc legato alla legge 47/85 articolo 29, sperando che il nuovo strumento urbanistico tenga conto degli incrementi abitativi, delle esigenze di vivibilità attuale e futura e che individui un assetto vincolato per almeno dieci anni.

Si chiede di verificare la programmazione del piano opere pubbliche triennale e stabilire fondi ed azioni ad esse correlate. Si chiede a gran voce l’apertura di un tavolo tecnico-amministrativo di lavoro ove porre in essere una serie di proposte atte alla risoluzione del problema. Tavolo con tutte le forze politiche sia di governo che di opposizione, con i cittadini e le maestranze. Non crediamo che ai giudici del Tar faccia piacere continuare ad emettere mannaie sul capo dei cittadini inermi, se nessuno pone delle motivazioni valide e concrete alla risoluzione del problema urbanistico. Crediamo che ci dirigiamo verso un vero e proprio tracollo urbanistico, con un tunnel ad un binario, che solo un maxi condono potrà salvare.

Certamente, se non si porranno soluzioni immediate allora si consiglia, pacatamente, sinceramente, alle attuali istituzioni di andare a casa. Il solco è stato tracciato, ora occorre lavorare per il bene del nostro amato paese. Siamo pronti a garantire in prima persona tutto il nostro impegno. Non è un progetto alla Fitzcarraldo ma un’opera legale realizzabile, specialmente con l’impegno di tutti.

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