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Pdl: “Tolta Milano è pareggio”. Bersani: “Me la rido”

Silvio Berlusconi e Pierluigi BersaniMILANO.E’ tempo di analisi all’indomani del voto. Per il Pdl,toccaal coordinatorenazionaleDenis Verdini ammettere per primoche il risultato di Giuliano Pisapia a Milano su Letizia Moratti è stata una sorpresa per il partito di Silvio Berlusconi.

“Ci aspettavamo questo risultato ma ribaltato a nostro favore” confessaVerdini in conferenza stampa. Esprimendo con rammarico che “l’attenzione su Milano” ha comunque “distratto un po’ dagli altri risultati” con il Pdl che in totale “ha ottenuto il 26%” conto il 21% del Pd. A riguardo, Verdini ci tiene a sottolineare che, Milano a parte, considerando province e comuni capoluogo c’è stato un “sostanziale pareggio” tra la coalizione di maggioranza e la sinistra. È anche per questo che non esiste, secondo il Popolo della Libertà, una “questione settentrionale” ma solo un “problema Milano”.

Nessuna paura, quindi, per la tenuta dell’esecutivo. Anzi, “il voto più è frammentato, più allunga la legislatura” è la convinzione dell’altro coordinatore del Pdl Ignazio La Russa. Quanto alla Lega,i vertici del partito del premier fanno quadrato. E sono pronti a giurare sulla fedeltà dell’alleato: l’alleanza con il Carroccio resta salda e bisogna evitare “il gioco al massacro” con il rimpallo delle responsabilità per l’esito negativo del voto delle amministrative. “Per evitare ogni equivoco, dico chiaramente che non pensiamo che la Lega abbia mancato in alcun modo di lealtà” dice il vicecapogruppo del Senato Gaetano Quagliariello. Fabrizio Cicchitto semmai denuncia “un massiccio intervento della magistratura contro Berlusconi che ha dovuto rispondere”. “Qui – specifica Cicchitto – non si sta parlando di un processo che è faccenda privata ma, ce ne sono 30 e questo significa che c’è intervento politico che cambia termini della politica”.

PDL TENTACOL TERZO POLO.La partita Milano, comunque, è ancora aperta. Che il premier non sia contento per come è andata “non ci vuole un genio per capirlo”, taglia corto La Russa, assicurando però che il Pdl non si arrende. “Abbiamo già in programma una serie di incontri per ripartire nella competizione elettorale. Milano sarà una battaglia non in discesa ma che vogliamo giocarci convinti di poter vincerla” ha detto il ministro della Difesa in conferenza stampa. Sulla stessa linea il vicepresidente della Camera, Maurizio Lupi. “Ora ci mancano 15 giorni per confrontarci con il programma di Pisapia” ha spiegato, dicendosi sicuro del fatto che “i milanesi non vorranno lasciare la loro città in mano all’estrema sinistra”. “Quanto a noi – ha promesso -, niente risse, niente toni alti, dobbiamo lavorare. Sono convinto che abbiamo perso una partita ma possiamo sempre vincere lo scudetto”. Il Pdl sembra ora blandire il Terzo Polo. In conferenza stampa La Russa ha annunciato un incontro con alcuni moderati: “Giovedì – ha spiegato – ho organizzato un incontro a Milano con altri esponenti che non ci hanno appoggiato al primo turno…”. E a chi gli chiedeva se si tratti di Adolfo Urso e Andrea Ronchi, colombe di Fli, il coordinatore del Pdl ha lasciato intendere che sì, si tratta di loro. “Non ho in programma alcun incontro giovedì a Milano. Sui ballottaggi, peraltro, ho già detto come la penso, in piena trasparenza e coerenza” ha fatto sapere però il finiano Urso.

BERLUSCONI RESTA IN SILENZIO.Nessun commento, ancora, da parte di Berlusconi: il premier è rientrato a Roma e riceverà nel pomeriggio, a Palazzo Chigi, il presidente dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite, Joseph Deiss e il presidente della Repubblica gabonese, Ali Bongo Ondimba. Il Cavaliere analizzerà quindi l’esito elettorale in serata a palazzo Grazioli, dove riunirà i vertici del Pdl.

LEGA. Tempo di analisi non solo per il Pdl. Umberto Bossi ha raccolto i suoi per discutere dell’esito delle comunali a Milano e delle strategie da attuare adesso in vista dei ballottaggi. Oltre al Senatùr sono arrivati in via Bellerio intorno a mezzogiorno anche il ministro dell’Interno, Roberto Maroni (rientrato appositamente da Roma), il capogruppo leghista alla Camera, Marco Reguzzoni, il segretario del Carroccio, Giancarlo Giorgetti, il figlio di Bossi, Renzo, e il capogruppo in Consiglio comunale a Milano, Matteo Salvini. Al vertice è presente anche il ministro per la Semplificazione normativa, Roberto Calderoli, rientrato da Roma. Atteso anche il presidente della Regione Piemonte, Roberto Cota.

BERSANI. “Ieri non sorridevo per rispetto al loro dolore, ma visto che oggi dicono che pareggiano rido, rido di gusto”. Così Pierluigi Bersani, durante una conferenza stampa al Pd, ironizza sul commento del Pdl al voto e risponde così a chi aveva notato che lunedì sul suo volto non era apparso un sorriso, nonostante i risultati delle amministrative. Poi continua: “Il Pdl prende una scoppola micidiale. Una botta tremenda che non viene compensata dalla Lega, che va in difficoltà e arretra in luoghi significativi. Avevamo chiesto un segnale di cambiamento. È arrivato in modo inequivocabile, e chiederemo che al ballottaggio venga confermato”.

ANCHE ARCORE AL BALLOTTAGGIO.“Andiamo al ballottaggio ad Arcore e vinciamo al primo turno a Olbia che è l’Arcore d’elezione”, ha ricordato il segretario del Pd. Poi Bersani ricorda i risultati della Lega, tra l’altro a Varese e Gallarate. “Ci si rende conto che è successo qualcosa di eclatante e che mi pare confermi in modo netto e la politica impostata in termine di sfida alla Lega che si riassume così: dov’è la Lega di una volta?”, ha detto. “Insieme Pdl e Lega pagano la non credibilità dell’azione di governo”, ha ribadito.

“AL 2013 NON CI ARRIVANO”.Poi la previsione che il segretario del Pd fa sulla durata del governo, analizzando i risultati delle amministrative: “Non credo possano durare molto, al 2013 non ci arrivano”. Se ammetteranno che non c’è una maggioranza non c’è altra strada che le elezioni, anche se noi siamo pronti a ragionare di soluzioni che mettano in moto la situazione”.

BERSANI: “PRONTO AD ASSUMERE LEADERSHIP, MA PRIMA VIENE IL PROGETTO”.Bersani è anche pronto a mettersi in campo per guidare il centrosinistra alle prossime elezioni, ma non a costo di condizionare il “progetto” della coalizione: “Io ci sono, ma non esiste che mi metto davanti al progetto. Prima di tutto viene il progetto, le riforme, la coalizione, si discute e si decide assieme. Chi mi conosce sa che dico sul serio, non così per dire”. “Mi interessa anche un’altra pedagogia – ha precisato – usciti da Berlusconi non è detto che siamo usciti dal berlusconismo. Le persone sono importanti, molto, ma non vengono prima del loro universo di riferimento”.

E “APRE” ALLA LEGA.Bersani è tornato a sottolineare la “vicinanza” del Pd con la Lega in quanto entrambi partiti popolari. “Credo che si stia riflettendo anche in casa della Lega e credo che covi in casa della Lega un problema politico”, ha detto il segretario del Pd commentando il sindaco di Varese che ha detto che a Gallarate voterebbe per il candidato del Pd. “Noi siamo alternativi quando si sfiorano questioni di regressioni culturali, ma non siamo mai stati e non siamo spocchiosi, mai”, ha sottolineato. “La Lega è una formazione politica, popolare e alternativa. Sanno che a volte c’è grandissimo contrasto, ma combattiamo sullo stesso terreno che a occhio non mi sembra quello del miliardario…”.

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