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Melania Rea: inattendibile il super testimone. Graffi nella baita nel bosco

 ASCOLI. Anche la fiducia sul super testimone che avrebbe dovuto dare una svolta al caso di Melania Rea cade, facendo finire le indagini ancora una volta in un tunnel senza via d’uscita.

Il testimone, un settantenne di Civitanova Marche, ha detto di aver visto Melania litigare con il marito, allontanarsi ed essere sequestrata da tre persone su un’auto. Poi si scopre che l’uomo (che in passato si era inventato una vincita al Superenalotto) probabilmente è un mitomane. Ma a testimoniare nel caso Rea sono stati svariati soggetti considerati tutti inattendibili, tranne una donna ascolana che ha dichiarato di non aver visto nessuno dei Parolisi a San Marco il 18 aprile, giorno della scomparsa di Melania. Ma i ricordi restano confusi e contradditori tanto che non si riesce ancora a fare chiarezza sull’uccisione della donna 29enne. Intanto le ipotesi aumentano e aumentano anche le diverse piste seguite dagli inquirenti per scoprire come sono andate le cose, come si sono svolti i fatti e soprattutto chi ha ucciso Melania e perché.

Dopo la nomina dei ‘super avvocati’ Nicodemo Gentile e Walter Biscotti, Salvatore Parolisi si è ritirato nel suo paese natale, Frattamaggiore, nel tentativo di fuggire dalla tempesta mediatica che gli si è abbattuta contro. La sua ultima apparizione risale a venerdì sera, con un’intervista alla trasmissione ‘Quarto grado’ durante la quale ha raccontato: “Io amavo mia moglie e la amo ancora. Non le avrei mai fatto del male. Avevamo un rapporto solido e ci amavamo. Voglio che venga fatta giustizia anche per la sua famiglia: sono delle persone eccezionali e non meritavano tutto questo. Spero che al più presto venga fuori tutta la verità”. La deposizione, giudicata poi inattendibile, del settantenne, ha in un certo modo salvato Parolisi, su cui vertono numerosi sospetti: se infatti quelle informazioni fossero state considerate attendibili, la situazione del marito vedevo sarebbe peggiorata, in quanto avrebbe fatto crollare il suo racconto, quello secondo cui Melania si sarebbe allontanata alla ricerca di un bagno, per poi non tornare più. I due legali di Salvatore però, continuano ad invitare chiunque possa sapere qualcosa a farsi avanti senza aver paura. “Ogni persona che ritiene di aver visto qualsiasi cosa quel giorno a San Marco — ha detto Biscotti — si metta a disposizione degli inquirenti. Ogni cosa potrebbe risultare utile per accertare la verità. Non bisogna avere paura, in ogni caso, io e il mio collega Gentile siamo qui, pronti ad ascoltare ogni persona che potrebbe risultare utile a risolvere questo caso”. I due legali, al momento, stanno prendendo tempo, in attesa di elaborare una linea da seguire. “Il nostro consulente di parte, Lorenzo Varetto — ha proseguito Biscotti — si metterà presto in contatto con il medico legale Tagliabracci e farà gli accertamenti del caso. Non abbiamo ancora idea di chi possa aver ucciso Melania, è presto ancora per dirlo, sono cose che ancora non abbiamo approfondito”. Il compito dei legali adesso è di tenere a bada “l’autentico assalto mediatico nei confronti di Salvatore Parolisi. Vogliamo tirarlo fuori da questa ‘cappa’ che gli si è creata attorno, i modi e i termini di televisioni e giornali non sono stati affatto teneri nei suoi confronti. Lui rimane a disposizione della procura, lo sarà per tutto il tempo che sarà ritenuto necessario, senza alcun problema”. Il compito dei legali però risulta essere abbastanza difficile se si tiene conto che è lo stesso Parolisi a rilasciare interviste e dichiarazioni, come si vede per il caso di “Quarto Grado”.

I carabinieri di Ascoli però non si danno per vinti e ritornano sul luogo in cui è stata trovata Melania Rea, a Ripe di Civitella, nella speranza di trovare un indizio, un percorso che l’assassino potrebbe aver percorso, una qualche traccia di pneumatico, cercando di risalire alle prime ore della scomparsa della donna. Analizzando poi la dinamica dell’omicidio, si ritorna sulla pista dell’assassino in divisa. Come riportato da numerosi quotidiani, Melania è stata ritrovata con i pantaloni abbassati, segni che la donna stesse svolgendo le sue funzioni fisiologiche, come mostrano anche i fazzoletti trovati sul prato. Su di lei nessuna traccia di violenza sessuale. I carabinieri hanno però precisato che ci potesse essere l’indizio di una tecnica militare. Nei corpo a corpo i soldati, soprattutto se non armati in maniera adeguata – e l’assassino di Melania aveva un coltello dalla lama di 9-10 centimetri – possono abbassare di colpo i pantaloni dei nemici. Questo per impedire loro di fuggire e sopraffarli con calma: non si fa il nome di Parolisi, ma si ipotizza che potesse essere stato determinato da chi ce l’aveva con lui. Le indagini proseguono e ogni giorno pare ci siano essere colpi di scena.

L’ultimo è quello relativo alla telefonata fatta ai carabinieri dall’uomo che ha ritrovato il corpo di Melania. Da quanto emerge della indagini effettuate dagli investigatori sul telefonista che per primo segnalò la presenza del cadavere di Melania Rea nel bosco delle Casermette, in provincia di Teramo, costui non ha telefonato dalla cabina più vicina, ma ha atteso di riprendersi dallo choc prima di chiamare i carabinieri. Il testimone oculare del cadavere di Carmela si dice completamente estraneo ai fatti ed in queste ore gli inquirenti stanno vagliando ogni ipotesi. L’uomo in questione è stato individuato grazie alla messa in atto di sofisticatissime tecniche e strumentazioni ultra-tecnologiche. L’uomo, un cercatore di funghi di Villa Lempa, ha ritrovato il corpo durante un’escursione nel bosco dove era solito andare. Ma una volta incappato nel cadavere, invece di chiamare dalla cabina telefonica più vicina, ovvero quella della villa del suo paese, è salito sull’autobus delle 14.45 ed è arrivato a Teramo. Da qui, da una cabina pubblica, ha effettuato la chiamata anonima al 113. Perché questo mistero? Semplicemente paura?

I carabinieri però sono ritornati nella baita vicina dove gli investigatori avrebbero trovato degli strani “graffi”. Gli esperti del Ris ne stanno valutando le caratteristiche e, da quanto trapelato, sostengono che quelle incisioni non erano presenti al momento in cui il cadavere è stato scoperto. Si comincia a sospettare di tutti. Intanto sono stati presi provvedimenti per il caporalmaggiore Parolisi: è atteso nella caserma del 235° Rav a metà settimana, anche se probabilmente non tornerà ad istruire le sue soldatesse. Le tre love story con le reclute, emerse nel corso dell’inchiesta sull’omicidio della moglie e ancora considerate elementi di un puzzle che non ne vuole sapere di andare a posto, stanno consigliando i vertici dell’Esercito a trovargli un impiego alternativo.

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