Italia

Antonveneta: 4 anni a Fazio, 3 a Consorte, 20 mesi a Fiorani

Antonio FazioROMA.I giudici della seconda sezione penale del tribunale di Milano, presieduta da Gabriella Manfrin, hanno emesso la sentenza per la tentata scalata ad Antonveneta da parte di Bpi.

L’ex governatore della Banca d’Italia Antonio Fazio è stato condannato a 4 anni di reclusione, più di quanto chiesto dall’accusa (3 anni). Fazio è stato inoltre condannato a un milione e mezzo di multa e all’interdizione dai pubblici uffici per 5 anni. L’ex ad della banca lodigiana Gianpiero Fiorani è invece stato condannato a un anno e 8 mesi. Tre anni di reclusione per l’ex presidente di Unipol Giovanni Consorte, due anni e 8 mesi al senatore del Pdl Luigi Grillo. I giudici hanno condannato Unipol a una sanzione di 900 mila euro e hanno disposto la confisca di 39, 6 milioni di euro. La società è imputata in qualità di persona giuridica.

Diciassette gli imputati, accusati a vario titolo di aggiotaggio, ostacolo all’attività degli organi di vigilanza e appropriazione indebita. Tra loro anche l’allora capo della vigilanza di via Nazionale, Francesco Frasca, che è stato invece assolto per non aver commesso il fatto, Ivano Sacchetti, il consulente finanziario Bruno Bertagnoli, l’immobiliarista Luigi Zunino e l’ex calciatore Gianpiero Marini.

“Sono sicuro di avere sempre operato per il bene e sono convinto che questa sentenza vada riformata” ha detto Antonio Fazio per telefono ad uno dei suoi legali, Roberto Borgogno, il quale dice che l’ex governatore vive questa sentenza come “una grande ingiustizia”. Borgogno, che assiste anche Francesco Frasca, dice: “Alla soddisfazione per l’assoluzione di Frasca si accoppia l’amarezza per la costatazione che giustizia è stata fatta solo a metà. Il processo non offre elementi per distinguere le due posizioni, quella di Fazio e dell’ex capo della vigilanza. A nostro avviso è una sentenza che sconcerta nel merito e nella dimensione e che va rivista. Riteniamo che la pena più grave per Fazio si giustifichi per la sua posizione istituzionale. Credo, inoltre, abbiano ritenuto attendibili le dichiarazioni del dottor Fiorani rese in questo processo e che per noi sono inattendibili”. Fiorani, durante il suo interrogatorio in aula, aveva infatti puntato il dito contro l’allora amico e numero uno di via Nazionale Antonio Fazio.

Sei anni fa la Bpi guidata da Fiorani tentò di scalare Antonveneta cercando di scipparla agli olandesi di Abn-Amro, come era nei piani dell’ex governatore di Bankitalia Antonio Fazio. Secondo i pm Eugenio Fusco e Gaetano Ruta, il progetto di conquistare l’istituto di credito padovano, “non interessava solo Fiorani, ma rientrava in una logica del riassetto del sistema bancario italiano secondo il dirigismo di Fazio, in spregio a tutte le regole del Testo Unico della Finanza, del Codice Civile e del Codice Penale”.

In sostanza, secondo l’accusa, Fiorani non avrebbe potuto scalare Antonveneta se non ci fosse stata la “centralità di Fazio”: per gli inquirenti ci fu non solo un patto occulto tra soci per rastrellare le azioni della banca veneta (furono anche finanziati con i soldi dell’ex Bpl), ma anche il ruolo fondamentale di Fazio che diede la corsia preferenziale all’allora amico Fiorani per ottenere l’autorizzazione all’Opa.

Inoltre, i pm hanno sostenuto che l’ex banchiere di Lodi non aveva i soldi per portare a termine l’operazione, “quindi li doveva trovare tramite la politica, le relazioni”, facendo riferimento ai contributi dati da Fiorani al senatore Grillo, all’ex ministro Aldo Brancher (condannato separatamente a 2 anni anche in appello) a Marcello Dell’Utri e all’attività di lobbing che ha caratterizzato il tentativo di scalata e della quale era stato avvertito anche il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi.

I due pm avevano chiesto di condannare Fazio a 3 anni di carcere e a 100 mila euro di multa, Consorte e Sacchetti a tre anni di reclusione e un milione di multa, Fiorani a un anno e 3 mesi (in continuazione con i 3 anni e 3 mesi che ha già patteggiato nell’ambito della stessa inchiesta ma per il reato di appropriazione indebita), Grillo a 2 anni e un mese e 61 mila euro di multa, Frasca a un anno e mezzo e 50 mila euro di multa e Unipol a una sanzione di 1,2 milioni e alla confisca di 39,6 milioni di euro.

La pena più alta richiesta è stata quella per Francesco Ghioldi, considerato il fiduciario di una serie di società e di conti occulti su cui venivano fatti confluire i proventi delle appropriazioni indebite: sei anni di carcere e una multa di 12mila euro.

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