Caserta

Petteruti vs Cacciola: “Fatti non foste a viver come bruti…”

Nicodemo PetterutiCASERTA. E’ arrivata la reazione. Eccome! Urlata da Cacciola, come da belva ferita a morte.

Le mie analisi colgono nel segno e ricevono perciò, in risposta, un subisso di contumelie e ingiurie, in stile stalinista, che sono, se vene fosse bisogno, la prova che il mio ragionamento non ha debolezze (a parte il ridicolo di un segretario politico che rivendica i voti delle liste civiche: al simbolo del suo partito non sarebbero andati?). Ci sono anche considerazioni personali? E chi lo nega; ve ne è ampio motivo. Ma un excursus tra membri della comunità Pd con cui conservo rapporti buoni e reciprocamente rispettosi, mi conferma che le mie deduzioni, oltreché sostenute dall’obiettività dei numeri, sono largamente condivise. L’espressione più frequente è: “qui non se ne può più”.

Di che cosa? Del pervasivo impoverimento culturale che qui va corrodendo ogni forma di modernità e di innovazione. Ibernazione della politica, preservazione di strutture e posizioni di rendita, burocratizzazione, occupazione controllata di tutti gli spazi possibili ecc. e se questa è morte delle idee, tanto peggio per le idee. In questo modello la destra, quella del marchio ventennale di Arcore, è maestra.

Non c’è bisogno di inventarne un parallelo a sinistra. Tanto vale, come hanno pensato di recente alcuni, andare dritti alla casa madre. A me sembrava, come a tanti, che il Partito Democratico fosse fonte nuova e alternativa cui potersi abbeverare. Vorrei che qualcuno lo ricordasse riproponendo il modello vero, quello per cui il Pd era nato, non sue degenerazioni, locali o diffuse, evidentemente orientate a tutelare interessi piccini di segreterie, parlamentari, funzionari, speranzosi neofiti ecc. La parte destruens della mia analisi, tanto meno pretenziosa quanto più saprà palesarsi vera, l’ho esposta.

Le contumelie di reazione non ne smontano una sola virgola. Vorrei che la parte construens, necessaria, fosse fatta di parole nuove, dette né dai Savonarola né dai Robespierre, soprattutto ai giovani, per un vangelo laico della politica come servizio, non come succedaneo del lavoro, con i corollari che conosciamo. Uomini come Ignazio Marino, Nicolais e tantissimi altri dimostrano che è possibile.

A me sembrava che di un Vangelo così il Pd fosse o potesse essere l’apostolo. Con quello che è accaduto e accade -in termini di uomini e di gestione politica- constato che non è stato così. E provo quello che dalla notte dei tempi si prova per gli amori traditi: “Odio e amo/Forse chiederai come sia possibile;/non so, ma è proprio così e mi tormento”. Cacciola!

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