Caserta

Petteruti: “Voto vicino, città lontana”

Nicodemo PetterutiCASERTA. Ultimi giorni prima del voto. Si guarda, si ascolta, si riflette. Con il rispetto dovuto agli elettori, assaliti per settimane da una torma di cacciatori di consensi, consapevoli che solo uno su venticinque (circa) salverà la pelle, approdando a palazzo Castropignano.

Per non parlare dei candidati sindaci, ancora alla ricerca più di che cosa si possa addebitare ai competitori, che di offerte credibili, non propagandistiche, da sottoporre agli elettori. La valenza politica, che in tutt’Italia si attribuisce a queste elezioni amministrative, ha eccitato leader politici e gerarchi locali, come mai si era visto. Nomi risonanti, che tentano di aggiungere quel che manca ai candidati, di statura e di appeal, necessario per attrarre gli elettori. Nomi che non sono più un messaggio, perché non rappresentano più idee, ma persone, gruppi, aggregazioni in cerca di forza contrattuale, pronte a disciogliersi, ricomporsi, trasformarsi, vender sé e comprare gli altri, con il solo obiettivo di arrivare in porto.
Basta dare uno sguardo a manifesti volantini e leggerne i messaggi. Apparentemente tutti uguali, quando se ne rifletta contenuto e provenienza rivelano contraddizioni, astio antico, promesse vacue e, a volte, il tentativo di mascherare un passato che nega il presente e non potrà essere dimenticato dal futuro. Basta porgere l’orecchio alle frasi balbettate di chi è impegnato nel tentativo impossibile di dare dignità al tradimento delle idee professate fino al giorno prima. Basta leggere i messaggi, finanche impudenti, del Falco terzopolista di centrodestra, che arruola milizie di varia estrazione, disposte a tutto pur di esserci, e le costringe poi sotto etichette che sono negazione pura della loro matrice politica.
Basta ascoltare la gente, anche quelli apparentemente imbrancati nel voto clientelare, per cogliere giudizi impietosi sul modo in cui si è dipanata questa vicenda elettorale, dalla selezione dei candidati sindaci alla composizione delle liste, al messaggio elettorale. Campagna ambigua, refrattaria al confronto vero, come dimostra la diserzione del mio invito all’incontro pubblico, da parte di quanti, malgrado la mia assenza dall’agone elettorale, nel mio nome hanno cercato motivo d’interesse degli elettori alla loro comunicazione. Campagna senz’ anima, condotta al chiuso, senza respiro popolare.
Ricordo le sere del maggio 2006: fino a notte inoltrata, fervore di attività nei comitati elettorali, tutti. Il mio, in Via Settembrini, aveva un barometro nel vicino Bar Tahiti. Il via vai che lo teneva aperto sino a notte tarda misurava la vitalità di una campagna condotta con passione e partecipazione. Quando Davide sfidava Golia, sapendo di potercela fare perché chiamava a raccolta le energie profonde della città, fresche di una competizione politica nazionale che aveva iniettato speranze ed entusiasmo. Ricordavo quelle sere ieri, e le altre simili che ho vissute in più campagne elettorali, e ho avuto voglia di vedere come se la passano oggi. Un breve giro in città ai principali tabernacoli, ore 22.30, l’ora in cui si torna in Comitato, per condividere l’attività della giornata, ricevere amici, giovani soprattutto, pensare insieme al giorno dopo.
Passo per corso Giannone. Comitato Falco. Buio tombale. Si fa fatica a individuarlo. Ma che è successo! Vien voglia di accendere un lumino. Excursus alle altre sedi (Re sole ne ha tante), stessa musica. Corso Trieste è buio. E allora via, a piazzetta Commestibili, nel cuore della città. Lì c’è Marino, c’è la sinistra animatrice di giovani. Quella che a me dava da fare per tenere un minimo d’ordine in Comitato. Mi avvicino da Piazza Mercato per via Turati, dove, appena dopo l’angolo, c’è il Comitato elettorale. Da lontano c’è luce. Ecco, c’è un posto vivo. Giro l’angolo. Tanti manifesti, col messaggio della città innovativa, a incorniciare l’ingresso del Comitato. Ma la porta è inesorabilmente sbarrata. Non c’è anima viva. Che faccio? Cerco Speranza per Caserta? E dove? Sembra non abbiano allestito un luogo di riferimento, fiduciosi che la vera fede si professa anche senza templi. E poi ci saranno i canti e balli di venerdì sera! Non resta che volare diritti all’ultima stazione, quella di Del Gaudio in via Bosco, location pluriconsacrata, a colpo sicuro. Da lontano brulichio di auto e persone, sosta in doppia fila. Ci siamo! Ti avvicini e l’ultima delusione. E’ il popolo dei vicini Bar e pizzerie, che, dalle auto, si avvia frettoloso alla godereccia meta notturna. Comitato con porta semiaperta, per onor di firma. Dentro luci a mezz’asta e vuoto di persone pressoché torricelliano. Il giro è finito. La città, con il suo popolo, è lontana. Tra due giorni si vota.
NICODEMO PETTERUTI

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