Caserta

Petteruti: “Tre candidati, figli della stessa mamma”

Nicodemo PetterutiCASERTA. Un solo ruggito: il mio. In risposta qualche guaito e un latrato. In sostanza si riconosce che Petteruti ha ragione.

Cosa ovvia, in uno scenario che condanna l’elettore a scegliere tra candidati insoddisfacenti. Dicono di aver preso le distanze. Invero lo feci io il 15 aprile 2010. Dalla batosta elettorale discendeva l’esigenza di un profondo rinnovamento del centrosinistra; diedi l’esempio, facendomi da parte. Anche perché, senza radicale rinnovamento, che non c’è stato, che senso avrebbe avuto riproporsi, per una nuova quinquennale tribolazione, tra ricatti, voltafaccia, lotte intestine, tradimenti?

Di Capobianco (il latrato), politicamente alle flebo e livido calunniatore (accordo fallito col Pdl? A me?), portatore dei vizi che hanno afflitto la mia compagine e di nessuna virtù, serbo un pessimo ricordo: quello del 14 giugno 2010, sotto il voto al bilancio, quando venne a propormi/impormi, con toni perentori, la nomina di un suo pupillo. Cosa che, ricatto o no, non ottenne. Il suo percorso di auto proposizione frustrata, culmina oggi nella ricerca di un ruolo di fabbro dell’asse Marino-Falco, per un eventuale ballottaggio. Anni di opposizione dura, possibile solo grazie a me, ora degenerati nel suo telefonico vezzeggiativo “Gigino…”, riferito da sbigottiti candidati di Marino. Che squallore. E parlano di trasformismo!

Ma, a parte i gregari zelanti, resta il problema dei protagonisti. Quattro contendenti. Tre, figli della stessa mamma, evitano scontri, per l’evidente motivo che il comune passato espone a rischi. Il più intelligente, Falco, ha da tempo raccomandato di evitarli. Con la conseguenza che, gradatamente, hanno individuato in Petteruti un possibile bersaglio di strali spuntati, cavalcando l’affare del trasformismo, col quale, ovviamente, non ho nulla a che vedere. L’occasione è stata offerta dalla transumanza di ex amministratori nel centrodestra, episodio di malcostume politico, di chi fa i conti con la convenienza, dimentico di dignità e coerenza. Per lo più relegati in liste d’appoggio, si rassegnano a ruoli ancillari, dopo file e anticamera e l’onta della reiezione a liste presentate. Trattati come merce, (…li prendiamo, non li prendiamo, prendiamoli, ma perché li avete presi, in verità non avremmo voluto prenderli, ma poi….), ne ho visti, in città, avanzare col passo celere e gli occhi schivi di chi non ha voglia di incontri e confronti. Comprensibile.

Ma questo cosa toglie alla modestia dell’offerta elettorale? A destra, la candidatura flat di Del Gaudio, cui neanche un ologramma riuscirebbe a dare profondità, disegna un profilo di totale dipendenza dalle gerarchie politiche, sdoganato solo quando si è ben chiarito in quali mani sia la leva di comando. Falco è in evidente difficoltà, sostenuto dai resti dell’Api semidistrutta da Squeglia, da un simulacro di Fli e dai mastelliani, ridotti ad importare candidati da altre città. A sinistra la candidatura di Marino, travolto il Pd dalle elezioni di marzo, porta i segni del travaglio genetico. Le primarie frettolose. Il misero parterre dei “primaristi”: due non si sono neanche candidati. Il tesseramento, da 1400 a 300 iscritti, sbandierato come una vittoria: “abbiamo fatto pulizia!”. La caduta del Comune, frutto del patto Marino/Corvino. La diaspora di quella che era stata la speranza di tutta l’area progressista, me compreso. Per dimenticare, il “no a Petteruti” è sembrato un facile rimedio, e così la diffamazione politica, con manifesti che mi ritraggono stretto a Del Gaudio per un patto di ferro. Vergogna!

E il quarto, Melone? Peccato, gli avrei dato volentieri fiducia, ma dopo che ha prestato la sua faccia a tenere il gioco aperto dal Pd col comunicato del 7 aprile, diffondendo un manifesto che mi associa a Marino, Del Gaudio, Falco e, per loro tramite, a Cosentino, non provo né astio né risentimento, ma pietà, per uno che mostra di non sapere in quale mondo vive, ostaggio di un radicalismo giacobino a me ben noto.

E allora? E’ così o sono io, novello Aretino, a voler dire a forza peste e corna di tutti? Cari casertani, comunque vada, saranno tempi duri e la speranza è che la catarsi tragica, come è probabile, si compia presto.

NICODEMO PETTERUTI

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