Caserta

Petteruti: “Da Melone esilaranti bufale”

Nicodemo PetterutiCASERTA. Mi sono lamentato della noia di questa campagna elettorale. Ho sbagliato e faccio ammenda. Venerdì 6 maggio, ore 15, tribuna elettorale a Rai3. Noia? Per carità.

I magnifici concorrenti al palio del sindaco sono stati deliziosi, disegnando per questa città magnifiche sorti e progressive,costruite con tassi di sviluppo cinesi dalla filiera produttiva di Del Gaudio, propulse dai medicei fulgori del Rinascimento di Falco, promesse ad usbergo dei derelitti nel welfare di Marino, come neanche Madre Teresa di Calcutta avrebbe saputo fare. Delle disadorne cose reali, di cui in confronti elettorali si usa parlare, scarse tracce. Meglio rimandarle a dopo le elezioni. Meglio il fumo ora; per l’arrosto c’è tempo. Senso del ridicolo: assente.

Con una eccezione, però, il professor Melone, sicuro e lapidario, che una cosa ha promesso, ma di quelle mondiali: “Trasformerò Caserta da porta dell’Inferno in Paradiso terrestre”. Dicono che, pronunziata la profezia, sia scoppiato un tuono sul Sinai; ma erano le risate e i ghigni del popolo di Facebook, che, si sa, non la fa buona a nessuno. Con una luciferina gonnella a cinguettare che non si era accorta che a Caserta si fosse candidato Dio, finché il cielo si è oscurato: una nuvola bianca di coppetielli di carta, spedita da gente irriverente all’indirizzo del prof, in fondo solo reo di aver voluto regalare una Speranza per Caserta! Ah, se anche lui avesse avuto la protezione di Cosentino, come Petteruti, con Marino, Del Gaudio e Falco! Cadrega assicurata e senza pensieri. Invece no, deve rispondere ai suoi spin doctor, che non gliene consigliano una buona, e sobbarcarsi esilaranti bufale.

A proposito, avete visto che magra ha rimediato con la questione del Macrico (della quale, come di tante altre, sa poco o niente)? Riassunto: il commissario Mattei, nell’imminenza di una impegnativa deliberazione di rinunzia al progetto del Parco dell’Unità d’Italia, a quanto dichiarato frutto di ultimative ingiunzioni della Regione di Caldoro, convoca una riunione consultiva con i candidati sindaci. Poi la riunione non si tiene, a causa dell’assenza del commissario per gravi motivi familiari. Spiegazione sufficiente per tutti, meno uno, Melone. Con l’abituale bon ton, apre la sfilza di anatemi, gridati a pieni polmoni, contro la Cricca del Comune, dirigenti e commissario, rei di aver ordito una congiura affaristica ecc.ecc. E meno male che, almeno stavolta, non c’era Petteruti a fare da rincalzo. Ma, diciamo la verità, c’è stata la complicità degli altri candidati, che non hanno mandato neppure una bestemmia all’indirizzo del commissario. Poi trapela che si tratta di una grave infermità della madre di Mattei, che avrebbe meritato il dovuto rispetto.

Commento: se Melone è un signore, come sinora è stato ritenuto, di scivolone può permettersene uno, non mille. Il bonus lo ha consumato con me, omettendo doverose scuse. Ora le deve a Mattei e che siano pubbliche, come le accuse. In mancanza, il suo rating di gentiluomo si abbasserà tragicamente. Mi sorge un dubbio: che quelle volgari ingiurie siano uno dei precotti che ho sospettato gli vengano propedeuticamente propinati dai suoi aguzzini, ogni volta che deve aprir bocca. Ma, per Melone, sarebbe anche peggio. Post scriptum: del Macrico riparliamo.

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