Casal di Principe - San Cipriano - Casapesenna

Crisi, Ferraro chiede Consiglio Comunale aperto

Sebastiano FerraroCASALE. In una lettera aperta inviata al sindaco, all’amministrazione comunale, ai partiti politici, associazioni, e rivolta a tutta la cittadinanza, il consigliere provinciale Sebastiano Ferraro chiede un consiglio comunale aperto sulla crisi che sta attraversando la maggioranza.

Riceviamo e pubblichiamo:

La proposta formulata dai consiglieri comunali Daniele Di Sarno, Michele Corvino, Vincenzo Simeone, Fabio Iavarazzo, Luigi Corvino, Antonio Natale, Fabio Schiavone, Antonio Corvino, Rosa Pagliaro e Domenico Verazzo merita di essere considerata con attenzione e interesse costruttivo, perché costituisce un contributo al chiarimento su problemi di enorme rilevanza, che non appartengono solo alla responsabilità di questo tempo, ma affondano le loro radici in 15 e più anni di totale, convulsa, confusa e inquinata ingovernabilità di una città che non è riuscita a condurre non una delle sue consiliature a scadenza naturale. Gli amici consiglieri comunali pongono, però, delle questioni che proprio perché attraversano quasi un’intera generazione non possono trovare nel dibattito confinato al solo Consiglio comunale una chiave di lettura sufficiente, che consenta di avviare un processo, seppur arduo, di risoluzione.

Questa il fatto è veramente serio e non può essere affrontato con una semplice e banale verifica di maggioranza. Partendo dalla valutazione della pesante condizione debitoria in cui versa il Comune di Casal di Principe, va rilevato, infatti, che i 20 milioni di euro, che rappresentano un fardello che grava sulle spalle di ogni singolo cittadino, sono la conseguenza di cattiva gestione, di malapolitica, di instabilità amministrativa, di illegalità diffusa e di tante altre tare che ci affliggono. I 20 milioni di euro di debiti sono il frutto di una comunità divisa, che da anni e anni torna alle urne continuamente.

In verità, i cittadini di Casale, l’anno scorso, hanno affidato, con numeri chiari e indiscutibili, il mandato amministrativo a un sindaco che prima di tutto è legittimato dai 7275 elettori che l’hanno votato direttamente e poi dai consiglieri comunali della maggioranza, che hanno ricevuto un mandato preciso che, correttezza vorrebbe, fosse interpretato alla lettera e non in maniera flessibile.

A questo punto, solo una presa d’atto corale che con le divisioni non si va da nessuna parte, solo comprendendo che un’altra rottura traumatica della consiliatura e della delega democratica che i cittadini di Casal di Principe hanno affidato ai loro consiglieri di riferimento, ma soprattutto al sindaco Martinelli, precipiterebbe la nostra città ancora una volta al disonore delle cronache nazionali e internazionali, come incapace di gestire e di farsi gestire dalle regole della democrazia. Solo attraverso una presa di coscienza da parte di tutti, delle forze politiche, ma anche delle associazioni, della chiesa, delle agenzie sociali, dei semplici cittadini, potremo invertire la rotta, evitando la caduta definitiva.

Per queste ragioni, mi sento di chiedere che il Consiglio comunale, che dovrà fare il punto sulla drammatica situazione finanziaria in cui versano le casse del Comune, sia un Consiglio comunale aperto al vero confronto, franco, in cui possano prendere la parola tutti i cittadini e i rappresentanti delle associazioni che riterranno di farlo. Se l’analisi sarà, infatti, precisa, larga, partecipata, se si arriverà a comprendere che le responsabilità dello stato attuale delle cose ricadono su tutti noi e non solo su alcuni di noi, potremo anche pensare di mettere in cantiere un Bilancio, un documento amministrativo di rinascita, partecipato dal basso, condiviso da tutti, come si fa nelle vere emergenze, vincolato nei numeri di un rigore necessario, ma, autenticamente aperto alle idee della città.

Per fare questo, occorrerà l’accordo di tutti, nessuno escluso. Occorrerà che tutti si mettano in testa una buona volta che la vecchia politica deve essere messa in soffitta, anche perché non ci sono più le risorse per finanziarla. Casale vivrà solo se saprà essere unita e, per una volta, orgogliosa di sé e orgogliosa di essere proprietaria del suo destino, in questo momento delicato della sua storia. Altrimenti morrà e stavolta sul serio. Basta con la vecchia politica.

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