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Grazzanise, convegno sul lavoro: accademici pronti, politici glissano

 GRAZZANISE. Sarà che la campagna elettorale per le amministrative di metà maggio fagocita ogni altro interesse od impegno.

Sarà che il carniere delle vere iniziative intraprese, negli ultimi decenni – sulla “centrale questione” del “lavoro in Terra di Lavoro” e nella Campania ormai in-felix – è, di fatto, più semivuoto che semipieno. Sarà quel che è e sarà anche nel breve medio-periodo, il dato allarmante che denuncia il Cocevest di Grazzanise sta nella totale indisponibilità finora dimostrata da esponenti politici ed assessori al lavoro della Provincia, della Regione e del Ministero del Lavoro, cioè delle tre istituzioni chiamate dal Comitato grazzanisano a discutere, in tavola rotonda, il 22 maggio nientedimeno che de “Il lavoro italiano, sul territorio nazionale e all’estero, dal 1861 al 2011”. All’appuntamento – inquadrato nel contesto delle celebrazioni coordinate dal Comune di Grazzanise per il 150° Anniversario dell’Unità d’Italia – hanno invece già da tempo confermato la loro partecipazione accademici e sindacalisti. Essi, sì, son pronti ad affrontare la storia e la cronaca del problema-occupazione in questo secolo e mezzo di indipendenza nazionale.

Basti pensare che docenti universitari del calibro di Marcella Marmo (Federico II-Napoli) e Giovanni Cerchia (Università del Molise-Campobasso) saranno a Grazzanise (sala consiliare) nella mattinata di domenica 22 maggio. E con essi la Cgil della Campania, che ha messo a disposizione un vasto repertorio documentario; l’Ugl casertana, che non ha negato il suo appassionato intervento. Ad arricchire, infine, lo schieramento dei relatori la responsabile del Centro di estetica Sempiù-Ripar della città-capoluogo, Rita Parente, la quale da anni ormai fa la spola “formativa” fra Caserta e varie metropoli italiane, dedicandosi pure ad apprezzate puntate perfino in Cina. I politici “di mestiere” e le autorità responsabili del Dicastero competente e degli Enti locali prima citati suonano invece un’altra musica: quella del silenzio-rigetto.

E’ una vergogna! Che dev’essere naturalmente cancellata. Da chi? Prima o dopo, da quel popolo votante che, per l’ennesima volta, è chiamato a far giustizia di eletti coi vizietti fra i quali primeggia quello del rimanere incollati alla poltrona, ad ogni costo, e pronti a far dire ad impiegati, telefonisti ed uscieri dei loro staff che “l’onorevole non c’è” o “ritelefoni lunedì; forse lo troverà” oppure “per quella data l’onorevole ha già precedentemente assunto altri inderogabili impegni”. Che classe politica! Quali autorità aduse ad indossar la fascia! Che bischeri intrufolatisi nelle “stanze dei bottoni” e riluttanti ad uscirne per non perdere la preda addentata! Certo, vorremo essere smentiti nei giorni a venire.

Vorremmo segnalare le eccezioni rispetto a quest’andazzo ormai dilagante. Il tempo, fra i suoi talenti, include le tappe della riflessione, della verifica di convincimenti e posizioni. In fondo, una Tavola Rotonda non è un processo e non si svolge in un’aula di tribunale (che dovrebbero essere costretti a frequentare di più certi incalliti mestatori che s’avvalgono dei mille cavilli della sofferente giustizia del Belpaese), bensì si tiene in una sala del municipio, casa di tutto il popolo, ed è evento culturale. Avranno torto o ragione questi politici?

E’ difficile dare un giudizio che, peraltro, non può valere per tutti. Ma la tendenza accennata c’è, eccome! Il loro glissare suscita sospetti. Ed il silenzio della risposta, fuori delle norme del Codice, è finanche segno di cattiva educazione. Se è vero, come è vero, che la storia è “maestra di vita”, brutte cose abbiamo imparato sulla politica italiana e specialmente nostrana, nei quarant’anni che abbiamo alle spalle. Ora si va da un’altra parte…

di Raffaele Raimondo

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