Campania

Posillipo dà l’ultimo saluto i suoi tre ragazzi

 NAPOLI. Posillipo piange i suoi tre ragazzi, Oliviero Russo, Giammaria De Gregorio e Gianluca Del Torto, che hanno perso la vita nel terribile incidente, avvenuto tra sabato e domenica nei pressi di via Petrarca.

Tutta la “Napoli bene” piange i tre 19enni che avevano un solo obiettivo: godersi e vivere la loro vita. Oggi i loro corpi erano avvolti nelle tre bare e hanno percorso tutto il quartiere per l’ultimo saluto da parte di amici, tantissimi, parenti e qualche conoscente. Tra la folla si è imbucato anche qualcuno che non conosceva per niente le tre vittime, ma ha voluto porgere lo stesso un ultimo saluto. Il cammino delle tre bare, accompagnate per tutto il tempo della cerimonia dalle canzoni di Vasco e dei musicisti preferiti dei tre ragazzi, sono state accolte, fuori dalla chiesa del “Sacro Cuore” da palloncini bianchi e uno striscione recate la scritta: “Olly, Giammi, Gianlu…per sempre con noi”, scritta che risuona come un grido silenzioso ma colmo di dolore.Poi un lungo applauso da quella folla silenziosa e commossa che ha salutato così i suoi tre ragazzi, bramanti di vita.

La tragica fine dei tre ragazzi figli di famiglie molto in vista, ha provocato un immenso dolore, che pochi sono in grado di raccontare. Qualche amico invece di recarsi alle esequie ha preferito andare lì, in quello stesso punto in cui le vite dei tre ragazzi si sono fermate: la balaustra spezzata da dove i tre giovani sono partiti per quel lungo viaggio senza ritorno. Uno di loro ha indosso una felpa gialla con cappuccio pronto sul capo a nascondere le lacrime che lente e senza preavviso scorrono sul suo viso: “Sono morti e non c’è un perché. Ognuno di noi poteva essere in quella macchina. Ognuno di noi. Siamo ragazzi, ci piace vivere…Gianluca e gli altri erano usciti da una festa e stavano andando a mangiare un panino. Cose da ragazzi, appunto. Ora scriverete che siamo figli di una gioventù bruciata, che avevano bevuto o chissà che. Tutte stronzate. Era sabato sera e noi non siamo super eroi, non sfidiamo limiti e divieti, siamo solo ragazzi”. Adesso è facile imputare le colpe ai ragazzi: ma in fondo volevo solo divertirsi e prendevano la vita così come veniva. Qualche candela e tanti fiori, una sciarpa del Napoli, la loro squadra del cuore e un ultimo messaggio da parte di quegli amici che sono rimasti qui, a conservare il loro ricordo: “Io spero che stiano pariando lassù… credo che non vogliano compassione e rimproveri, credo che vorrebbero essere ricordati con allegria”. Tante sono le testimonianze che “Repubblica” ha scelto di pubblicare per raccontare il dolore che la Napoli bene sta sopportando. “Poteva esserci mio figlio con loro — dice Gloria Esposito — Questi ragazzi sono tutti figli nostri, figli di Napoli”. I sei amici non rispondono. Piangono in silenzio. Piangono senza vergogna e con amore. Gli adulti cercano un perché, loro no.

Mario Agliata

è amico di Oliviero Russo: “Non sono semplicemente un suo amico. Io e lui eravamo fratelli. E spero che ora Olli cambi Napoli, che dia a me la forza per rendere il mondo come lo voleva lui”. E Francesco Murolo: “La perdita di Olli insieme a quella di Giammy mi hanno tolto una parte di me, ma Dio ci ha voluto far capire che la vita è un dono prezioso e che non bisogna stracciarla”. La V L oggi è vuota: il banco di Gianmaria De Gregorio è ricoperto di fiori, poesie e bigliettini. “I ragazzi sono andati con una insegnante in Villa comunale — spiega la dirigente scolastica Patrizia Pedata — Non era il caso di fare lezione. Anche noi siamo sconvolti. Ora noi insegnanti, però, ci dobbiamo occupare dei suoi compagni. Tra un mese avranno l’esame di maturità. Questo è il momento del silenzio. I nostri ragazzi hanno guardato in faccia la morte e noi dobbiamo insegnare loro cos’è la vita”. Anche un gruppo di genitori del Mercalli, dove andava Gianluca Del Torto, chiede il silenzio, citando Gibran: “Perché cos’è morire, se non esser nudi nel vento e fondersi nel sole?”. La madre di Gianmaria aveva telefonato al figlio. Lui gli aveva risposto: “Mamma, tranquilla, vado a mangiare un panino e sono a casa”. Ma a casa non é più tornato”, piange la madre di Gianmaria. E Ottavia la sorella di Oliviero Russo: “Era bellissimo mio fratello”. Sergio Bonavolontà, amico di Oliviero: “L’altra notte ero con lui al Voga, non immaginavo sarebbe stato un addio…ci siamo salutati come sempre, abbracciandoci forte e dicendoci ti voglio bene fratello”.

La dinamica dell’incidente non è ancora del tutto chiara e la polizia municipale continua le sue indagini per capire come sia stato possibile che la MiniOne a bordo della quale erano i tre 19enni abbia potuto compiere un volo di 54 metri. “Quell’auto era una scheggia. L’ho vista ma è stato un attimo tanto correva” racconta la guardia giurata testimone dell’incidente in via Petrarca. È lui il testimone oculare di quanto accaduto ma, si scopre, è anche la persona che affannosamente ha chiamato il 118 e poi i carabinieri e i vigili del fuoco nel tentativo disperato di salvare quelle tre giovani vite precipitate dal belvedere a bordo di una Mini One. E aggiunge: “Quando l’auto ha sterzato ed è andata come una scheggia contro la ringhiera della curva panoramica per poi sfondarla, c’erano due auto in sosta sul belvedere con a bordo due coppiette che sono subito scese dalle vetture. Ma poi le due ragazze si sono sentite male a vedere quella scena e i ragazzi le hanno subito portate via”.

Ma è fondamentale il risultato degli esami tossicologici che non sarà pronto prima di un mese. Obiettivo: capire se i tre giovani avevano bevuto durante la serata oppure fatto uso di stupefacenti. Anche se gli amici sono pronti a smentire queste iniziali ipotesi: “Assolutamente no — ha sostenuto ieri davanti agli inquirenti Lorenzo, il quarto amico sceso sotto casa subito prima dell’incidente perché stanco — Nessuno di noi aveva bevuto o preso altro”. Era stato Lorenzo, infatti,a guidare l’auto di Gianluca fin sotto casa sua, ma soltanto, ha spiegato, perché all’uscita dell’ultimo locale dove erano stati aveva fatto lui la manovra per uscire dal parcheggio. Intanto la forte velocità è confermata dal filmato di una telecamera a circuito chiuso. Si attende l’incidente probatorio con la perizia sull’auto.

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