Campania

Politica e camorra, arrestati sindaco e assessore di Montesarchio

Antonio IzzoBENEVENTO. Associazione camorristica e reati elettorali. Con queste accuse i carabinieri hanno arrestato il sindaco del Comune di Montesarchio (Benevento), Antonio Izzo, e l’assessore ai Lavori Pubblici e Protezione Civile della sua giunta, Silvio Paradisi.

Sarebberostati sostenuti durante la campagna elettorale dal clan camorristico IadanzaPanella. 19 le persone complessivamente arrestate nell’operazione eseguita dai carabinieri di Benevento, coordinati dai pm della Dda di Napoli Antonello Ardituro e Marco Del Gaudio e da Aldo Ingangi della sezione reati finanziari.

ARRESTATI. Questo l’elenco delle persone arrestate: Vincenzo Iadanza, 55 anni, di Campoli Monte Taburno; Silvio Paradisi, 55 anni, di Campoli Monte Tabumo; Silvio Adamo, 43 anni, di San Martino Valle Caudina; Antonio Izzo, 51 anni, di Montesarchio; Nicola Panella, 47 anni, di Montesarchio; Antonio Panella, 43 anni, di Montesarchio; Mattia Pagnozzi, 44 anni, di Bonea; Pasquale Marucci, 31 anni, di Benevento; Michele D’Amelio, 58 anni, di Montesarchio; Cosimo Iadanza, 47 anni, di Rotondi; Angelo Iadanza, 47 anni, di Rotondi; Tommaso Benedetto, 56 anni, di Bucciano; Carlo Ceglia, 36 anni, nato a Varese; Erminio Perone, 35 anni, di Montesarchio; Luigi Perone, 43 anni, di Bonea; Umberto Vitagliano, 46 anni, di Montesarchio; Fiore Clemente, 52 anni, di San Martino Valle Caudina; Paolo Pagnozzi, 50 anni, nato a Napoli. Arresti domiciliari per Michele Iovine, 38enne di Lettere (Napoli), collaboratore di giustizia.

LE ACCUSE. I due amministratori sono accusati in particolare di essersi garantiti il voto elettorale in occasione delle consultazioni amministrative comunali di Montesarchio del 25 e 26 maggio 2003 offrendo “a diverse decine di elettori rimasti non identificati denaro (somme dai cento euro in su per voto), beni in natura, promessa di atti amministrativi illegittimi (per il rilascio di permessi ad edificare in una zona già satura) ed altri favori ed utilità (ad es.la dilazione dei termini di pagamento di prestiti di denaro)”. Eletti – dicono gli inquirenti – grazie al clan Iadanza – Panella, alleato della più potente cosca dei Pagnozzi, Izzo e Paradisi, secondo l’accusa ricambiano il favore concedendo gli appalti a ditte colluse e “non si fanno scrupoli – è scritto nell’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip Nicola Miraglia del Giudice – nel piegarsi a mettere in atto pubblici comportamenti quali la partecipazione nelle loro vesti istituzionali a manifestazioni come l’inaugurazione di piazze date in gestione ad esponenti della famiglia criminale nella consapevole assenza di concessioni e/o autorizzazioni di alcun genere, dotate talvolta anche di strutture di servizio integralmente abusive”.

“ELETTORI PAGATI”.

Sia Paradisi sia Izzo – è scritto ancora – “hanno investito nelle elezioni ingenti capitali, oltre che per sostenere i normali costi della campagna elettorale, anche per pagare gli elettori al fine di assicurarsi il loro consenso”, Paradisi è “abbastanza sfrontato nel proporre ad eventuali votanti direttamente somme di denaro in cambio del voto”. Il futuro sindaco Izzo è invece più cauto, in quanto teme che, “intervenendo in prima persona presso gli elettori, rischia in maniera eccessiva una denuncia penale: per questa ragione ha deciso di affidare a un’altra persona le somme di denaro da investire nella corruzione elettorale, da corrispondere ai sostenitori ad immediato ridosso delle elezioni”. L’importo preventivato dai due candidati, al netto di altri investimenti consistenti in prestazioni gratuite con le proprie imprese a favore dei votanti, ammontano a circa 200 milioni delle vecchie lire. Oltre che ad intimidire i votanti indecisi, il capoclan Vincenzo Iadanza (anch’egli arrestato, ndr) si impegna a trovare anche lui elettori da corrompere con l’offerta di denaro.

INTERCETTAZIONI. Numerose le intercettazioni che accusano i due politici, in particolare quelle ambientali nell’auto di Paradisi; alle intercettazioni si aggiungono poi le dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia, tra cui Vincenzo Tardi. “Terminate le elezioni – è scritto nel provvedimento – le intercettazioni forniscono la riprova del patto illecito e dei mezzi altrettanto illeciti utilizzati per conquistare il successo elettorale. Già a partire dal 27 maggio 2003, e quindi appena terminato lo spoglio delle schede, Vincenzo Iadanza, parlando in auto con il cugino Silvio Paradisi, gli ricorda “la necessità di mantenere gli impegni presi e quindi di compensarlo, oltre che in denaro, anche con la concessione dell’appalto del verde pubblico e della totalità degli appalti che hanno a che fare con la manutenzione e la pulizia. Nella medesima conversazione lo Iadanza si vanta che nell’ambito della campagna elettorale ha preferito evitare l’utilizzo di metodi ‘poco pittoreschi’ e cioè apertamente intimidatorii, in quanto ‘o rischiavamo di prendere un plebiscito di voti o rischiavamo di andare in galera’”. Nella stessa conversazione esprime il suo scopo di ‘salire di un gradino’ e cioé di “acquisire una diversa considerazione e immagine sociale, quella di imprenditore, anche per distinguersi da altri sodali che pure hanno collaborato al successo elettorale della stessa coalizione, ma con metodi più spicci, andando a chiedere con mezzi apertamente minaccioso il voto anche a soggetti già vittime delle loro estorsioni. L’importanza attribuita al contributo di Iadanza nella riuscita della campagna elettorale è consacrato dalla circostanza che i festeggiamenti per la vittoria elettorale di Paradisi si svolgono la stessa sera dello spoglio proprio a casa di Vincenzo Iadanza, a suggello della circostanza che si tratta di una sua vittoria elettorale”.

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