Palma Campania

Frodi, sgominato il Gruppo Catapano: coinvolti 14 campani

 NAPOLI. Lo scorso 28 marzo era riuscito, con grande abilità, a sottrarsi alla cattura attuando un piano di fuga che gli consentiva di lasciare rapidamente il territorio nazionale e rifugiarsi in Spagna, a Valencia, dove poteva contare sull’appoggio di qualche suo fidato per portare avanti la gestione degli “affari di famiglia”.

Ma la scorsa notte, a conclusione di un’ininterrotta attività di ricerca condotta congiuntamente, i carabinieri del nucleo investigativo di Padova e del comando compagnia di Este (Padova) sono riusciti infine a localizzarlo e a trarlo in arresto, in esecuzione di un mandato di arresto europeo, emesso a tempo di record dal Gip di Padova Paola Cameran, su richiesta del sostituto procuratore Paola De Franceschi, grazie al fattivo supporto nella fase esecutiva della terza divisione Interpol del Servizio per la cooperazione internazionale di polizia e dell’Unità delinquenza specializzata e violenta (Udev) della polizia di Valencia.

LA MENTE. Le manette sono scattate ai polsi del numero uno della holding: Carmine Catapano, 41enne di Ottaviano (Napoli), amministratore unico delle società appartenenti al “Gruppo Catapano”, ritenuto mente criminale della finanziaria al cui interno, secondo gli inquirenti, si nascondeva una vera e propria associazione per delinquere finalizzata alla procurata bancarotta, truffa, falso in atto pubblico mediante operazioni economiche illecite tese allo “svuotamento” delle aziende in crisi.

14 CAMPANI COINVOLTI. Nell’inchiesta, che il 28 marzo portò a numerosi arresti, oltre a Carmine Catapano, sono coinvolti altri 13 campani, precisamente cinque provenienti dal napoletano, e altri otto dal litorale domizio casertano. Si tratta di: Giuseppe Catapano, 46 anni, di Ottaviano (Napoli), fondatore del “Gruppo Catapano”, attualmente neo rettore dell’Università Popolare degli Studi di Milano e presidente di un’associazione no-profit denominata “Ope – Osservatorio parlamentare europeo del Consiglio d’Europa” con sede a Roma; Luca Montanino, 36 anni, di Palma Campania (Napoli), consulente dell’azione e socio fondatore dell’Ope; Cristoforo Gammone, 47 anni, di Palma Campania (Napoli), cognato di Carmine Catapano, referente per l’estero fino all’agosto 2010 della holding ed ex amministratore unico di alcune società inglesi che secondo gli inquirenti erano utilizzate come banche d’affari per mascherare illecite operazioni finanziarie; Elio Bonaiuto, 63 anni, di Ottaviano (Napoli), avvocato e socio fondatore dell’Ope, che prestava la sua assistenza legale ai componenti del gruppo e, se necessario, rassicurava i clienti e assisteva i prestanome nei loro incontri con i curatori fallimentari; Carmine Gioacchino Balzano, 35 anni, di Torre Annunziata, ritenuto prestanome della società “Bal.Gia. Srl” di Roma ed “Eurologis Srl” di Chieti; Bruno Rizzieri, 47 anni, di Castel Volturno (Caserta), considerato luogotenente di Giuseppe Catapano che, stando alle indagini, reclutava i prestanome e controllava che, divenuti “amministratori” delle società, si limitassero ad eseguire alla lettera le istruzioni loro impartite; Emilio Giuliano Pagliaro, 36 anni, di Mondragone (Caserta), ritenuto prestanome della “Elettro Srl” di Este; Giuseppina Fiorella Contestabile, 52 anni, di Mondragone, ritenuta prestanome della società “Bal.Gia” di Roma ed “Eurologis” di Chieti; Maria Rosaria Grippo, 43 anni, di Mondragone, ritenuta prestanome di varie società come “Zetatre”, “Giubilee Bank Ltd”, “Giubilee and Engeniering” di Cittadella (Padova); Antonio Loffredo, 45 anni, di Mondragone, ritenuto prestanome della “Sice” di Mondragone e “Zetatre” di San Giorgio in Bosco (Padova); Annamaria Pistillo, 28 anni, di Mondragone, ritenuta prestanome della “Pistia” di Ceggia (Venezia) e “Mapis” di Fucecchio (Firenze); Salvatore Cascarino, 28 anni, di Mondragone, ritenuto prestanome della “Ca.Sca” di Maserà di Padova, Irene Migliore, 43 anni, di Mondragone, ritenuta prestanome della “Metal” di Vignola (Modena).

L’INDAGINE. L’indagine ha avuto origine nel febbraio 2010 a seguito di un intervento dei carabinieri di Este presso un capannone di Sergio Peruffo, 65 anni, titolare di una società dichiarata in fallimento: la Ares di Este. L’accesso consentiva di documentare il tentativo di sottrarre i beni della società ai creditori grazie all’intervento di mediazione condotto dal Gruppo Catapano di Napoli. I primi riscontri investigativi consentivano di eseguire, nell’aprile del 2010, una prima misura restrittiva nei confronti di Peruffo, tratto in arresto per bancarotta fraudolenta, truffa e falsità in scrittura privata. L’avvio dell’indagin, però ,consentiva di far emergere in modo inequivocabile che la mediazione dei Catapano presso la Ares rientrava in un strategia criminale di più ampio respiro che vedeva coinvolte molte società sparse su tutto il territorio nazionale, con connessi enormi guadagni per il gruppo stesso.

MODUS OPERANDI. Il Gruppo Catapano, attraverso dei referenti locali, proponeva ad aziende in difficoltà dei progetti di salvataggio – rivelatisi fraudolenti – ottenendo dei significativi compensi. Le trattative in corso sono numerose e molte di queste sono già state concluse, con le stesse modalità operative – specialmente per quelle che hanno iniziato i contatti con il Gruppo a partire dal 2008 – che hanno portato al fallimento della Ares. Invece, le società che hanno avuto contatti recenti con il sodalizio criminoso, risultano per lo più “inattive o cancellate”, trasferite in località remote, presso domicili inesistenti o presso società di domiciliazione (mail boxes), in attesa degli eventi o, meglio ancora, in attesa che trascorra il periodo previsto per legge per evitare il fallimento (un anno dalla comunicazione della cessazione dell’attività), presupposto essenziale perché l’operazione posta in essere possa ritenersi conclusa con “successo”, sia per gli imprenditori utilizzatori del servizio – che evitano così di onorare gli impegni presi verso i creditori e in particolare verso l’Erario – sia per gli indagati che possono incassare senza problemi il compenso pattuito dilazionato nel tempo. I contatti vengono gestiti sul territorio dai vari “coordinatori”, i quali hanno il compito di presentare l’azienda al responsabile commerciale del gruppo, fungendo da semplici mediatori. Di regola, si tratta di persone che operano nel settore della “mediazione creditizia”, regolarmente iscritti all’albo, alle quali, nel momento in qui parte il progetto, viene riconosciuta una parcella, di regola fatturata dalla società “Letimat Sas”.

La soluzione proposta alle società in difficoltà è sempre la stessa: sostituzione dell’amministratore unico con un nuovo soggetto indicato dal Gruppo Catapano, tramite un prestanome; redazione contestuale di un verbale di assemblea straordinaria della società, in cui l’amministratore pro tempore afferma di rinunciare a ripianare i debiti e di lasciare tale incombenza agli amministratori subentranti, i quali, sulla carta, assumono la carica di legali rappresentanti; modifica della denominazione sociale della società; trasferimento della sua sede in luoghi prescelti secondo criteri dettati da motivi di opportunità, decisi a priori; rilevamento delle quote della società, nello stato di fatto in cui si trovano, manlevando da ogni impiccio/responsabilità gli ormai ex titolari delle società i quali, rassicurati dai “mediatori”, iniziano a pagare il significativo compenso richiesto (15% del passivo calcolato con pagamento dilazionato nel tempo fino ad un massimo di 36 mesi.

Inoltre, il Gruppo esige anche i crediti in essere dell’azienda, che vengono immediatamente pretesi dagli indagati attraverso le società finanziarie ad essi collegate), convinti che il Gruppo si adopererà per gestire, attraverso le varie società finanziarie ad esso collegate, le problematiche che si presenteranno; l’effettivo svuotamento della società attraverso la contestuale costituzione di nuove, di regola due società di capitali, di cui: una sottoposta al diritto straniero (Srl e Ltd), con amministratori unici indicati dall’imprenditore, il quale provvederà a girare alla stessa gli utili/positività (beni immobili, macchinari di proprietà o in leasing, attrezzature, marchi ed altri cespiti), attraverso operazioni finanziarie curate ad hoc dagli stessi sodali; una italiana, di fatto inesistente, su cui far confluire tutti le debiti/passività. In tal modo, il Gruppo illude gli imprenditori di poter continuare a gestire l’attività imprenditoriale senza il peso dei “debiti”.

All’interno della nuova società, di regola inglese (Ltd), vengono trasferiti i patrimoni personali e dei garanti (generalmente si tratta di trasferimenti di immobili nell’ambito di operazioni fiduciarie o di trust); la creazione di domicili fittizi cui far recapitare la corrispondenza, successivamente fatta sparire, sia delle società in dissesto, sia della società di nuova costituzione.

AVVOCATI E NOTAI COMPIACENTI. L’attività riconducibile ai notai riguarda prevalentemente il trasferimento di beni a società di comodo. Per gli avvocati, invece, quando il curatore inviava una raccomandata a/r ed una e-mail allo studio dell’avvocato, chiedendo di essere contattato urgentemente, la ricevuta di ritorno non veniva restituita. L’avvocato rispondeva inviando una e-mail da un indirizzo di posta elettronica che, dagli accertamenti è risultato in uso ai Catapano e più precisamente in partenza dall’abitazione dei Catapano. Nella mail l’avvocato riferisce che il suo studio è ora a Napoli ma nell’indicare l’utenza telefonica precisa che, spesso, il suo numero di telefono va in disservizio. Tutti i diversi numeri di telefono comunicati con la “tecnica della e-mail” non hanno mai consentito di contattare l’avvocato che invece entra in scena quando il Gruppo ha necessità di risolvere problematiche legali o civilistiche. In questo caso, accompagna il nuovo (falso) amministratore presso lo studio della curatrice e scarica tutte le responsabilità sulla mancata presenza dell’ex amministratore (colpito dal fallimento) che è persona a lui nota e che incontra liberamente, in più occasioni, soprattutto per sollecitarlo nel trasferimento dei beni. Riferisce, inoltre, diligentemente tutto ai Catapano con i quali si mantiene in costante contatto.

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