Aversa

Rione Bagno, Sel: “Le conseguenze della non politica”

 AVERSA. Il referendum comunale indetto per il 5 e 6 giugno prossimi e relativo alla richiesta degli abitanti dell’aversano Rione Bagno che intendono passare nel Comune di Cesa, …

… mostra clamorosamente lo scoppio delle contraddizioni su di un territorio che non ha mai conosciuto i termini ed i significati di “programmazione” e “pianificazione” urbana. In merito, anche nella maggioranza di centrodestra si è sollevata qualche solitaria e flebile voce, ma è superfluo sottolineare che, ancora una volta e tanto per cambiare, si è trattato solo della classica ed inutile sortita giunta fuori tempo massimo, tipica di chi è abituato ad allarmarsi col “senno di poi” e mai con quello di “prima”.

A quasi tutti, infatti, sembra sfuggire il dato più preoccupante che può emergere facilmente dall’esito di questa prossima consultazione comunale, e cioè che l’eventuale secessione del Rione Bagno (con i suoi circa 1.300 abitanti) farebbe scendere la popolazione di Aversa dagli attuali 51.591 abitanti (dati Istat al 30 settembre 2010) a circa 50.291 abitanti, avvicinandola fortemente a quella soglia dei 50.000 al di sotto della quale la nostra città sarebbe costretta a subire, per legge, notevoli cambiamenti “in negativo” e penalizzazioni amministrative.Ed è ormai statisticamente accertato che la nostra città è a forte rischio di ulteriore decremento demografico (tra immigrazioni, decessi e mancanza di nuove nascite) e quindi di conseguente declassamento amministrativo.Così l’ “Aversa città-paesone” si ridurrebbe definitivamente ed ufficialmente ad un’ “Aversa paesone….e basta”.

La cruda verità è che tutte le precedenti amministrazioni comunali e non meno colpevole l’attuale (che – ricordiamolo – amministra la città da ben otto anni) hanno permesso che il territorio di Aversa si sviluppasse in modo anomalo, caotico e confuso contribuendo così a ridurlo ad un agglomerato indistinto ed invivibile di strade e cemento, sovrapposto ed intersecato coi territori dei comuni contermini e senza soluzione di continuità con l’ancor più ingolfata e degradata area metropolitana di Napoli. In tal senso l’aversano Rione Bagno non è certo l’esempio più eclatante (essendo quest’ultimo storicamente e geograficamente più legato alla vicina Cesa, oltre al fatto di essere abitato prevalentemente da cesani “doc”), perché a rendere davvero e ridicolmente scandalosa la condizione del territorio aversano sono le “piccole enclave” dei Comuni di Carinaro e Casaluce che lo penetrano e lo invadono rispettivamente ad est e a nord. Come si può continuare a far finta di non vedere che sull’ormai centralissima Via della Libertà (ex Variante 7 bis) sorge uno spezzone di Carinaro in pieno territorio aversano?

E come si possono chiudere gli occhi su quell’ancora più evidente spezzone di Casaluce che sorge intorno all’aversana Facoltà di Architettura nell’aversanissimo Rione San Lorenzo; un “spezzone” di Casaluce ubicato ad almeno un chilometro di distanza dagli storici e naturali confini di quest’ultimo comune! Non sarebbe stato forse più razionale e conveniente che, a tempo debito, l’amministrazione comunale aversana avesse aperto un tavolo di concertazione (conferenza di servizi) con Regione, Provincia e Prefettura al fine di inglobare correttamente nella propria cinta daziaria tutte queste antiche anomalie territorial-amministrative, magari cedendo il solo Rione Bagno a Cesa senza bisogno di indire un referendum? La nostra domanda è ovviamente rivolta a coloro che conoscono il completo significato di “Politica amministrativa locale”.

SEL AVERSA

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